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Champagne che passione!

Champagne Brut Special Cuvée Bollinger

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  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir, Meunier
  • Giudizio: 4.5
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Nata nel 1911 una cuvée classica che quando la stappi vola via…

Cosa dire di più e di meglio, quando si parla di uno Champagne della storica Maison Bollinger, fondata nel 1829 ad Ay, villaggio agricolo nei dintorni di Epernay, ai piedi della Montagne de Reims, da Hennequin de Villermont, Paul Renaudin e Jacques Bollinger e per 5 generazioni, fino al 2008, gestita dalla famiglia Bollinger (in quell’anno, esauritasi la dinastia, alla sua testa è subentrato sino alla fine del 2019 Jérôme Philipon, promotore di nuovi investimenti nel rispetto della gloriosa tradizione familiare), se non ricordare che Bollinger era la maison de Champagne prediletta dall’agente segreto James Bond, alias 007 (il mitico Sean Connery dei primi film della serie) e che quello con Bollinger è stato un binomio più che quarantenne nato dall’amicizia tra Christian Bizot e il produttore di James Bond Cubby Broccoli?

Da Bollinger tutto è speciale: l’85% delle vigne di proprietà, 164 ettari, valutate Grand Cru, alcune parcelles di vigna risparmiate dalla fillossera nella disastrosa epidemia di inizio Novecento, una cave sotterranea che si snoda per chilometri cui sovraintende lo chef de cave Gilles Descôtes, meno di cinquant’anni, ingénieur agronome et œnologue.

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La cuvée Bollinger che ho scelto e ho bevuto alla vigilia di San Valentino, preferita per questa volta al Rosé di cui vi racconterò presto, è un classicissimo della Maison, visto che la prima Special Cuvée venne prodotta nel 1911 su suggerimento di un agente inglese della famiglia Bollinger e da allora non ha mai smesso di essere prodotta.

Lo Special Cuvée Champagne Brut prevede un calibrato assemblaggio di una piccola percentuale di uve appena raccolte e vini di riserva, tra cui spiccano quelli invecchiati in bottiglia per più di 15 anni nei locali della cantina. La cuvée prevede un 60% di Pinot noir, 25% di Chardonnay, e un 15% di Meunier e come dicevo oltre l’85% uve da vigne Grands et Premiers crus situate nei villaggi di Aÿ, Avenay, Tauxières, Louvois et Verzenay. Il dosaggio degli zuccheri varia da 7 a 8 grammi litro.

Si potrebbe definirlo come uno Champagne dal prezzo umano, visto che ad esempio sul sito di e-commerce dell’importatore Meregalli lo potete acquistare a 56 euro, ed è uno di quegli Champagne che raggiunta una loro dimensione classica, uno stile peculiare, tendono ad essere scelti dagli appassionati proprio per la loro rassicurante stilistica.

Perché quando lo si sceglie e lo si stappa si sa bene cosa si beve e se a volte magari gli Champagne delle piccole maison, dei récoltant manipulants, possono offrire aspetti e sfumature di gusto inconsueti, delle particolarità, scegliere un classico come la Special Cuvée è un po’ come scegliere un abito di taglio classico, una berlina di una nota casa automobilistica tedesca dominatrice anche in Formula Uno, per una Signora un tubino o un tailleur di Dior.

A me questa Special Cuvée è piaciuta senza sé e senza ma, stappata e goduta bicchiere dopo bicchiere, portata a tavola e poi centellinata da sola osservandola come un piccolo gioiello.

Colore oro intenso, brillante e luminoso, perlage continuo e finissimo, naso molto secco, deciso, intenso con note di agrumi (pompelmo su tutto) pietra sale ananas e sfumature di pera e nocciola.

Bocca ricca, decisa, di grande energia, tesa e vibrante, con bella freschezza e nerbo acido che spinge, un cremoso disporsi e un gioco stuzzicante delle bollicine sul palato e una grande armonia, un perfetto equilibrio che rendono la beva piacevolissima e gratificante.

E dopo uno Champagne come questo non ci sono Goldfinger e Spectre che tengano…

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Damiano
Damiano
17/02/2021 16:14

Ultimamente mi marca come uno stopper anni 80… sceglie spessissimo vini che ho assaggiato in tempi recenti (fossi in Lei mi preoccuperei…).
Scherzi a parte proprio con l’amico e rispettive consorti avevamo fatto la Sua stessa considerazione circa il “sai sempre quello che trovi” (è un male? in questo caso no).
Due parole sulle piccole maison, inteso come le meno conosciute ai più: proprio per il motivo di cui sopra occorrono ricerca & conoscenza per trovare i prodotti giusti perchè nel mucchio non ci sono solo “sfumature di gusto ed aspetti inconsueti” ma anche realizzazioni non indimenticabili.
I piccolini hanno dalla loro che se beccano il colpo giusto (non è un’accezione negativa, beninteso… chiaramente non sono sprovveduti) fanno vini eccellenti a prezzi molto molto allettanti… ma per diversi il problema è proprio la costanza del prodotto nel tempo. Stesso vino due anni dopo = sicuri sia lo stesso vino?
Ritengo che sia tutto assolutamente normale e comprensibile, visto i mezzi di cui dispongono i “grandi”.

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