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Degustazione di 67 Alta Langa Docg: una denominazione in grande salute

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Amici delle bollicine scommettete anche voi sulle bollicine piemontesi

Datemi il tempo di riprendermi dalla fatica, 67 campioni sono tanti, soprattutto se chi li assaggia di anni ne ha già 64, e di tornare a casa dalla bellissima Torino dove mi troverò ancora oggi non per tornare a Green Pea come mercoledì ma per questioni di cuore (nessuna visita da cardiologi, tranquilli, £Le coeur a ses raisons que la raison ne connaît point” diceva Pascal) e poi lunedì vi prometto un resoconto meditato della degustazione, emozionante, istruttiva, rivelatoria, di oltre sessanta vini della denominazione, una Docg come la zona spumantistica bresciana, che accoglie il metodo classico piemontese prodotto in territorio collinare in provincia di Alessandria, Asti, Cuneo, nota e, credetemi, lo diventerà sempre di più, come Alta Langa.

È stato un assaggio importante, mi dicono il più ampio mai fatto, delle cuvées di questa denominazione in grande salute che ha un presente luminoso e avrà un futuro ancora più splendente davanti a sé.

Mi corre obbligo ringraziare innanzitutto un vecchio caro amico, prima che eccellente produttore e presidente (un vero presidente, un presidente serio, capace, responsabile, mica come un altro presidente di Consorzio piemontese, anzi, albese!) del Consorzio Alta Langa, ovvero Giulio Bava, che ha organizzato il tutto insieme ai suoi collaboratori in azienda e a collaboratori del Consorzio come la responsabile comunicazione, la dolce e affascinante Marianna Natale, e il giovane Paolo Rossino, arrivato al Consorzio via Università di Pollenzo, giovane ma già molto in gamba.

Tutto è stato organizzato in maniera impeccabile per consentirmi di fare questa lunga passeggiata nel mondo dell’Alta Langa, e, ciliegina sulla torta è stato l’arrivo dalla sua Serralunga d’Alba, dove produce fiammeggianti Barolo, di un vignaiolo, Sergio Germano, che anche con l’Alta Langa fa eccellenza assoluta e che come ho già scritto vorrei tanto che fosse lui il nuovo presidente del Consorzio Barolo e Barbaresco. Perché in Italia di Matteo ne abbiamo già altri due che lasciano a desiderare, a Roma, e il Matteo di Bra secondo me è addirittura peggio di loro. Inadeguato e dannoso alla causa dei grandi vini di Langa.

Infine, ciliegina sulla torta, ci siamo lustrati gli occhi, grazie alla presenza alla degustazione della bellissima Viktorija Blazevic, una ragazza che alla bellezza abbina doti, rare, di saggezza, umiltà ed eleganza, e una passione per il vino, e una volontà tenace di saperne ogni giorno di più che conquista. Quasi come i suoi occhi… Viktorija che ho voluto assaggiasse insieme a noi e che ho visto cavarsela benone.

Premesso questo, posso solo dirvi, in sintesi, che dall’assaggio, impegnativo ma non faticoso, perché quando si assaggiano vini buoni la fatica non si fa sentire (ma ieri sera arrivato in albergo a Torino sono un po’ crollato) di tanti campioni ho tratto la consapevolezza che ci troviamo di fronte ad una denominazione in grande salute, destinata a crescere e conquistare un numero sempre più vasto di appassionati, a vini non solo tecnicamente ben fatti, ma dotati di un sense of terroir, di una riconoscibilità e di un timbro territoriale (vengono da colline di zone vocate alla produzione di ottimi e grandi vini, non si trovano un pianure un tempo destinate alla coltivazione di frumento o mais!) che conquista.

Come in ogni denominazione che si rispetti ci sono vini più riusciti degli altri e valori chiari, (lo dico subito che Cocchi e Ettore (Sergio) Germano fanno la differenza, ma pure che Enrico Serafino, Fontanafredda, persino Banfi fanno un figurone e una serie di piccoli vignaioli tra cui mi piace citare Colombo, Roberto Garbarino, Paolo Berutti) ma c’è una coerenza nei vini, un livello medio così elevato che non riscontro nelle altre denominazioni del metodo classico italiani.

E con queste basi, con tante bollicine per ogni gusto, con una simile coerenza espressiva e una simile qualità diffusa come non prevedere, se i miei piemontesi manterranno ben saldi i piedi per terra e continueranno a lavorare come hanno fatto sinora, un futuro luminoso per l’Alta Langa Docg? Ai suma amici miei, anduma!

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Tiziana
Tiziana
19/02/2021 21:18

Buonasera Ziliani. E grandi complimenti…mi pare sovrumano assaggiare 67 vini. Rispetto.
Ma nella mia ignoranza non capisco una cosa. Chi le organizza queste degustazioni? Ma soprattutto, a che pro? Perche invitare un Ziliani, un Cernilli, un Colombo? Vengono stilate classifiche? Dati premi? La ringrazio in anticipo per una cortese risposta.

Tiziana
Tiziana
20/02/2021 13:18
Reply to  Franco Ziliani

Mamma mia che catattere. Mi pare una legittima e normale domanda.
Da madre la cosa mi addolora…ma.capisco che sua figlia non voglia avere rapporti con lei

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