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Degustazioni

Trento Doc Blanc de Noirs 2016 Cavit

Pubblicato

il

  • Denominazione: Trento Doc
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Pinot nero
  • Giudizio: 4.5
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Anche con il Pinot nero la linea Cavit Altemasi porta a casa un successo

Terra di Chardonnay, una marea di ettari, da poco più che pianura, ma sempre meglio che nella zona spumantistica bresciana, la cui superficie vitata comprende fior di vigneti che sarebbe meglio riconvertire a frumento o patate, per tacere di quelli che avrebbero pretese bio posti bordo autostrada prima del casello di Rovato dell’autostrada A 4., a collina, alta collina e montagna (Val di Cembra e non solo) il Trentino del Trento Doc, ma anche in un mare di Chardonnay, con qualche macchiolina qua e là di Pinot bianco e un coriandolo di Meunier (che si è tradotto in un vino super come l’Extra Brut di Mario Pojer) c’è anche del Pinot nero. E di buon livello.

Dal quale, come ho visto dall’ampia degustazione di oltre 70 Trento Doc che ho fatto a Trento ai primi di ottobre, degustazione che ha testimoniato l’ottimo livello complessivo e la salute della denominazione, e come unico limite un eccesso di tecnicità, di perfezione tecnica e una carenza di capacità di emozionare di svariati vini, beverini, ben fatti, impeccabili, ma un po’ freddi e non sempre super comunicativi, si ricavano, ed è stata una bella sorpresa scoprirlo, buoni Rosé, tipologia in crescita nella denominazione, e dei sorprendenti e ambiziosi Blanc de Noirs. Quando non costituiscono una solida spalla di ben riuscite cuvées in coppia con lo Chardonnay.

Era naturale, era nella logica delle cose pertanto, che anche una “Maison” trentina, una di quelle che per vari motivi sono ai vertici del Trento Doc, e che si fa sempre ammirare per le sue cuvées dove è lo Chardonnay a dominare, con la linea Altemasi, parlo della mega cantina Cavit, con il Pas Dosé, dove di Pinot nero ce n’è una quota del 40%, il Riserva Graal (dove è presente al 30%), il Rosé (Pinot nero ma anche Chardonnay), il Blanc de Blancs, ovviamente Chardonnay in purezza, approdasse al Pinot nero in purezza.

Ed ecco pertanto, uscito da qualche mese ma già diventato un must, il primo Blanc de Noirs, millesimato 2016, da vigne provenienti da “ripidi versanti costituiti da depositi fluvioglaciali ghiaiosi della Valle di Cembra e conoidi alluvionali sulla collina di Trento”, affinato 36 mesi sui lieviti, da Pinot nero, raccolto a mano in cassette e vinificate in bianco a temperatura controllata in acciaio, con rese intorno ai 60 hl per ettaro, dosato in maniera calibrata a 6,5 grammi zucchero litro.

La scheda tecnica di questo Trento Doc, che online, ad esempio qui, potete trovare intorno ai 30 euro, parla di un’annata 2016 in Trentino, dove “ad un inverno abbastanza freddo e molto asciutto è seguita una primavera con abbondanti piogge che hanno caratterizzato anche l’inizio della stagione estiva. Dalla seconda metà di luglio, le giornate soleggiate accompagnate da una buona escursione termica fra il giorno e la notte, si sono protratte fino a metà ottobre determinando così nella prima decade di settembre, una vendemmia scalare e molto tranquilla con uve ben mature e con profilo acido molto equilibrato”.

La mia prova assaggio questo Blanc de Noirs 2016 l’ha superata a pieni voti: colore paglierino oro brillante luminoso perlage di buona finezza e continuità, naso elegante, sapido, ben teso, vivo, con note di frutta bianca (pesca), agrumi e mandorla in evidenza, accenni di miele d’acacia e cioccolato bianco, bocca tesa, sapida, grintosa, che si armonizza su una buona cremosità, ampia tessitura, buona avvolgenza e persistenza lunga e salata, con una buona croccantezza delle bollicine sul palato.

Cavit propone come abbinamento risotto con trota affumicata, crostacei, vitello tonnato, pesce bianco all’isolana, salmone affumicato, io credo che questo altra dimostrazione del savoir faire di quello che piaccia o non piaccia è il dominus del vino trentino, sempre più impegnato (il direttore generale, il lombardo Zanoni è anche presidente del Trento Doc) nelle bollicine metodo classico di alta qualità, andrà benone su qualsiasi cosa lo sposerete. Ha un taglio classico, va bene e farà la sua bella figura su tutto.

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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