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Champagne che passione!

Champagne Oeil de perdrix José Ardinat-Faust

Pubblicato

il

  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Meunier
  • Giudizio: 5
1

Un Rosé speciale che ti fa innamorare: proprio come Elle

Ci si può innamorare, oltre che di una splendida donna dagli occhi verdi che parla nella lingua di Voltaire, anche di uno Champagne? A me di tomber amoureux per uno Champagne che mi conquista e al cui charme mi arrendo (proprio come davanti ad Elle) senza difese capita per fortuna abbastanza spesso, ma è più facile accada quando mi trovo di fronte ad un Rosé, e per di più un rosé non base Pinot noir o Pinot noir con una quota di Chardonnay, ma un Rosé base Meunier.

Se poi questo Rosé da Meunier è uno di quei Rosé della tipologia Oeil de Perdrix l’innamoramento è totale, senza difese, assoluto. E beato.

Cosa sia questa particolare tipologia e come nasca è presto detto. Si tratta di uno Champagne dai sapori antichi nato a cavallo tra Sette e Ottocento, quando l’impossibilità di decolorare perfettamente il succo delle uve nere dava vita a vini per così dire “macchiati”, di colore ramato, forse salmone, un colore che ricorda l’occhio di pernice. Non si tratta dunque di un rosé de saignée (salasso), né di un rosé d’assemblaggio. Ci troviamo di fronte ad uno Champagne particolarissimo, caratterizzato da quel po’ di colore che viene estratto con la pressatura delle uve.

In novembre vi ho decantato l’Oeil de Perdrix di Jean Vesselle, oggi sono lieto di consigliarvi caldamente un Oeil de Perdrix introdotto in Italia da una Dame du vin che di Champagne ne sa, la mia amica Livia Riva che con il suo Atelier vini e cultura a Torino (dove agisce in tandem con il suo compagno Fabio Gallo, mia vecchia conoscenza dei tempi in cui collaboravo molto attivamente con A.I.S., prima dell’avvento del malefico duo noto come Il gatto e la volpe…), seleziona con intelligenza Champagne “tailor made” non convenzionali, originali, di piccoli RM.

Vi parlo dell’Oeil de Perdrix della piccola Maison Ardinat-Faust di Vandières nella Vallée de la Marne, sponda destra, che coltiva soprattutto Meunier. Otto ettari di vigneto situati tutti in collina a Vandières, parcelles esposte in pieno sud su suoli argillo-calcarei, dove una piccola quota di Pinot noir e Chardonnay si accompagnano al cépage du pays, il Meunier. Produttori bio dal 1971, certificati Ecocert, che hanno rinunciato all’utilizzo di qualsivoglia prodotto di sintesi, la cui gamma tocca in totale le 55.000 bottiglie, usa il legno nella confezione di tutte le cuvées, ma, deo gratias!, legno grande, foudres, e non barriques.

Questo Oeil de Perdrix di cui mi sono innamorato quasi come di Elle, è un rosé delizioso, sapido e fruttato, 100% Meunier con assemblaggio di vino rosso (ovviamente Meunier), il suo dosaggio varia, in funzione dell’annata base, dai 2 ai 7 grammi litro, questo che ho bevuto solo due grammi. Si tratta di un Oeil de Perdrix dall’etichetta un po’ old style, che in enoteca pagherete dai 45 ai 50 euro, che ha come base vini dell’annata 2017, con una parte di vins de réserve, ovviamente dal colore occhio di pernice – sangue di piccione, rosa pallido o l’azalea che si vede in certi quadri di Klimt a me molto cari, naso aereo, floreale, fruttato, salato, teso, freschissimo e vivo con note di pompelmo rosa, arancia sanguinella, lamponi, ribes e sale.

La bocca è viva, fresca, succosa, suadente e gourmande, ha croccantezza, nerbo e freschezza la giusta leggerezza, un dosaggio perfetto che rende la beva contagiosa. Un Oeil de Perdrix che troverà perfetto abbinamento a tutto quello che vorrete, anche su piatti della cucina asiatica giocati sul binomio dolce salato e sull’agrodolce.

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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