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Degustazioni

Alta Langa Enrico Serafino: una piacevole sorpresa

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Tre cuvées ai vertici della denominazione, Rosé da rendere più elegante

Torno alla degustazione, entusiasmante, avvenuta una settimana fa in quel di Cocconato d’Asti, nella cantina del presidente della Docg, Giulio Bava, alias BavaCocchi, di 66 cuvées di Alta Langa, il metodo classico che parla piemontese, un progetto organico, ragionato, maturato nel 1990, quando il Consorzio delle Case Storiche Piemontesi creò il “Progetto Metodo Tradizionale” con lo scopo di individuare le zone migliori per il Pinot Nero e lo Chardonnay in Piemonte, poi rivelatesi le alte colline alle spalle di Barolo e Barbaresco: l’Alta Langa.

Lunga sperimentazione sul campo, con attenta selezione dei terreni, degli uomini e dei cloni migliori, l’impianto dei primi 50 ettari di vigneto a prevalenza Pinot Nero, per arrivare oggi, 2021, ad una Docg in grande salute e in crescita, che invito i consumatori a tenere in grande considerazione, che prevede vigneti ad almeno 250 metri di altezza, millesimato indicato sull’etichetta obbligatorio e periodo di affinamento sui lieviti non inferiore ai 30 mesi.

Ci torno e ci tornerò (sono o non sono, come rivela spudoratamente la foto, il nuovo testimonial, strapagato – hanno voluto un Maradona della penna? Che paghino i miei amici piemuntejs! – dell’Alta Langa?) perché la degustazione mi ha offerto tanti spunti di riflessione su queste bollicine piemontesi ricche, molto gastronomiche, strutturate, spesso potenti, ma con una freschezza e una linearità e leggerezza che molto spesso i “cugini” del vicino Oltrepò Pavese non hanno nei loro metodo classico base Pinot nero, che sono espressione di zone e terroir che non sono stati sottratti al frumento o a capannoni industriali (ogni riferimento alla zona spumantistica bresciana non è casuale ma voluto), ma si trovano in aree ad alta vocazione vitivinicola, e dunque alla qualità danno agevolmente del tu.

Tante cose belle, ma una delle sorprese più…sorprendenti per me è stata, a correggere impressioni meno positive che avevo avuto nel corso di una degustazione fatta lo scorso ottobre durante una splendida tre giorni in Roero (a proposito: dal Consorzio presieduto da un giovanotto di rara arroganza ancora silenzio tombale circa le questioni relative alla Vigna Valmaggiore toccate in recenti articoli: io non mollo però vediamo se gutta cavat lapidem o no…), riscontrare che una delle aziende di riferimento dell’Alta Langa, una che controlla ancora il 20% circa di quei preziosi vigneti sperimentali cui accennavo poco sopra, la Enrico Serafino di Canale d’Alba, proponendo al mio assaggio 4 sue cuvées ha fatto poker. In diversa misura mi sono piaciute tutte e quattro.

Qualche parola sull’azienda prima di raccontarvele. L’Azienda nasce nel 1878 quando Enrico Serafino, proveniente da una famiglia di produttori di pasta di Romano Canavese, senza alcun legame con il mondo del vino, a 24 anni si trasferì a Canale d’Alba e decise di cambiare completamente la propria vita e realizza il sogno di diventare produttore di vino. Il suo proposito è chiarissimo, come lasciato detto da alcuni scritti: produrre “Vini di Lusso: bianchi, rossi e spumanti dei migliori vigneti del Piemonte”.

Oggi la Enrico Serafino è una realtà produttiva di 350.000 bottiglie, da 60 ettari di vigneti localizzati nelle zone di Barolo, Langhe, Roero, Alta Langa e Monferrato, 25 di proprietà, situati a Serralunga d’Alba (vigne Briccolina, Meriame e Carpegna), Canale (vigne San Defendente, Oesio, Valpone) e Cerretto Langhe, 35 coltivati sulla base di accordi di lungo termine con l’azienda e strettamente controllati dagli agronomi della Casa.

Dal 2015 l’azienda è stata rilevata dal gruppo Campari di cui faceva parte da un vulcanico imprenditore statunitense originario dell’Iowa nemmeno sessantenne, Kyle Krause, innamorato delle Langhe e delle sue ricchezze paesaggistiche ed enogastronomiche, Ceo della Krause Holdings Inc, e investitore in vari settori – dalla catena Kum & Go, con 480 punti vendita al dettaglio negli Stati Uniti alla società Solar Transport, proprietà immobiliari, oltre a partecipazioni societarie e aziende agricole a coltivazione biologica.

Krause che l’anno successivo, il 2016, si è tolto lo sfizio di acquistare una delle aziende più belle del Barolo e una di quelle a me più care (nel ricordo di Alfredo Currado e della sua grande moglie Luciana Vietti, il cui lavoro viene oggi continuato egregiamente dal figlio Luca Currado), la Vietti di Castiglione Falletto, non sta mai fermo. È diventato proprietario del Parma calcio e a settembre 2020 ha acquisito un complesso immobiliare sulle colline langarole, rilevato all’asta per oltre 3 milioni di euro per costruire una residenza di lusso da 40 camere, che si chiamerà Case di Langa

Kyle Krause e la sua famiglia sono appassionati del Piemonte grazie anche all’influenza della cultura del cibo e del vino trasmessa dalle loro origini italiane e lui, come leggo sul sito Internet della Enrico Serafino, dichiara: ”Sono cresciuto con una madre italo-americana e sin da bambino sono stato influenzato dalla sua cultura del cibo e del vino. Quando ero piccolo la maggior parte dei miei amici voleva crescere per diventare un pompiere. Io, invece, volevo diventare un produttore di vino. Acquisire una cantina in Italia era un sogno della mia famiglia da molto tempo e la Enrico Serafino mi ha aiutato a raggiungerlo.

Tanti soldi spesi, ma alla luce di una persuasione aurea, ovvero che “il vino è pazienza, tanto è vero che abbiamo bisogno di anni per pensarlo, produrlo e affinarlo. Allo stesso tempo però il vino non ha limiti nel restituirci il tempo investito”, e di uno staff guidato da una persona esperta e capace come Nico Conta, bocconiano con precedenti esperienze in Toscana, da Bersano e in Oltrepò Pavese a casa di una contessa dagli occhi verdi, e supportata da un enologo come Paolo Giacosa (un nome che è comunque emblema di Langa) i risultati non sono mancati.

Da quasi dodici ettari, a Pinot nero e Chardonnay, situati in Alta Langa, una vigna denominata La Soprana, altitudine media di 500 metri di altezza, suolo costituito dalle tipiche marne di Langa, povero di elementi organici, con basse rese per ettaro, utilizzando nelle cuvées buone dosi di vini di riserva, scegliendo di ridurre al minimo i dosaggi di evitare l’uso di distillati nelle liqueur d’expédition, e con lunghi affinamenti sui lieviti, producono cuvées che degustate la scorsa settimana (con me c’erano anche un altro grande produttore di Alta Langa – e di Barolo – Sergio Germano, nonché l’affascinante giovane “Zarina” russo-piemontese Viktorija Blazevic) mi hanno convinto in pieno.

Iniziamo dal Brut Oudeis 2016, 85% Pinot Nero – 15% Chardonnay, 36 mesi sui lieviti (la prima sboccatura, ne vengono fatte 4) da vigneti in affitto situati in Mango, Trezzo Tinella, Loazzolo, San Giorgio S., Vesime, Bubbio, dosaggio 6 grammi zucchero, colore paglierino di bella intensità e brillantezza, perlage fine, naso molto ricco, intenso, con note di mandorla, fiori bianchi, agrumi molto evidenti, molto importante, largo, pieno, vinoso al gusto, con persistenza lunga.

A seguire l’Extra Brut Blanc de Blancs Propago 2016, 100% Chardonnay, 36 mesi sui lieviti, vigneti situati in territorio di Sessame, Mango, Trezzo Tinella, dosaggio tre grammi litro, paglierino brillante e luminoso, naso fresco, sapido, vivo e ben teso, con note di nocciola, miele, torrone, arancia candita in evidenza, largo in bocca, pieno e saldamente strutturato con bella tensione e vivacità e finale lungo e pieno di sapore.

Passiamo poi al Pas Dosé Zero 2014, 100% Pinot Nero, ben 72 mesi di permanenza sui lieviti, che mi è piaciuto molto per la sua spiccata personalità, colore paglierino oro vivo, perlage fine, naso secco, incisivo, con note di fiori secchi e mandorla in evidenza, bocca ricca, ben secca, verticale, decisa, gusto molto strutturato con persistenza lunga e salata e bel nerbo acido.

Il vino che forse mi ha convinto meno, ma io sui Rosé sono molto ma molto esigente, è stato lo Zero de Saignée 2014, 100% Pinot Noir, 60 mesi sui lieviti, che ho trovato bello nel colore rosa corallo, intenso nei profumi di piccoli frutti rossi e agrumi, molto potente estrattivo e grasso, intensamente vinoso, ma non dotato di quella finezza che ho trovato nel Dosage Zero Rosé 2016 di Roberto Garbarino, nel sorprendente Extra Brut Cuvée Aurora Talento di Banfi, nel Rosé Riserva 2013 di Colombo, nel Brut 2015 di Paolo Berutti e nel sempre esemplare, da applausi, Rösa (annata 2015) di Cocchi, che per me è uno dei dieci migliori metodo classico Rosé italiani.

E bravo Serafino!

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Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Damiano
Damiano
02/03/2021 09:50

Scusi per il ritardo del riscontro ma il tempo mi è nemico.
Tanti anni fa, per iniziativa di un illuminato appassionato rivenditore di paese, scoprimmo il prodotto “base” di Serafino (sinceramente non so nemmeno se all’epoca avesse la denominazione Alta Langa e non ricordo nemmeno il nome).
Se ne acquistava davvero tanto perchè ai tempi aveva un prezzo ridicolo a fronte di una (molto)buona qualità (infatti ci chiedevamo come potesse costare così poco un prodotto simile… non ricordo nemmeno la cifra esatta ma era veramente una fischiata).
Dopodichè l’ho messo un pò in soffitta causa ricerca di alternative e un PN un pò troppo invadente e grossolano… al mio naso.
Sentito poi su consgilio il dosaggio zero 2014… beh… cambio di passo notevole, PN molto più addomesticato, bottiglia rotonda al naso ed in bocca, prezzo non bassissimo ma adeguato alla qualità offerta.
A giudicare dalla ricerca nella gamma di prodotti (es. Saignée), dalla cura dell’immagine aziendale, dalla cura dei dettagli (belle le bottiglie, le capsule e le etichette) e – non ultimo – dalle Sue impressioni, Ziliani, direi che ci siamo.

Emanuele
Emanuele
04/03/2021 17:35

Buonasera Sig. Ziliani, la seguo da un paio d’anni e mi pare di capire che non sia molto amante delle classifiche, o perlomeno non credo di aver mai letto alcun articolo a riguardo. Magari un giorno ci elencherà quali sono i dieci migliori metodo classico Rosé italiani? Cordiali saluti.

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