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Si aggiorni Doctor Wine: le bollicine si stappano non solo per festeggiare!

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Madamin Vinciguerra: in castigo dietro la lavagna…

C…o quanto c’è ancora da fare, in Italia, per favorire una vera cultura delle bollicine, per far capire agli appassionati di vino e a quelli che potrebbero diventarlo e sono potenziali consumatori, le differenze tra le varie tipologie, le tante denominazioni, le modalità di consumo!

C’è da essere scoraggiati, quando si pensa che ancora nel 2021 ci sono asini che abbinano ad un dolce, a cannoncini e bigné un metodo classico e non un Moscato d’Asti e ancora di più cascano le braccia (e anche altro) quando si pensa che le bollicine più consumate in Italia sono quelle del Prosecco.

Ma ancora più cascano le braccia, e verrebbe da tirare in ballo Vittorio Sgarbi e la sua celebre esclamazione, Capre!!, quando l’impreparazione, il pressapochismo, l’essere legati a vecchi schemi lo dimostrano non la casalinga di Voghera o il Signor Esposito, un borgataro abituato al Frascati o una enofighetta che magari fa anche la wine influencer sponsorizzata da aziende imbecilli.

A me stamattina sono cascate le braccia quando leggendo, qui, sul sito Internet di un collega che pure stimo, che ha una cultura del vino e un percorso professionale di tutto rispetto, parlo del Doctor Wine del Robert Parker der Tufello (o dell’Alberone, come lui preferisce) ovvero Daniele Cernilli, in un articolo firmato da una delle sue principali collaboratrici, ovvero la stimata Stefania Vinciguerra, nell’annuncio del prossimo lancio della “prima edizione diBollicine italiane by DoctorWine”, ovvero una guida tascabile che conterrà, dicono, “tantissimi suggerimenti per un bere giocoso, appagante e non sempre noto.

Sia chiaro: qui presentiamo vini abitualmente definiti spumanti. Allora perché “bollicine” e non “spumanti”? Il termine può apparire troppo generico ma i motivi sono diversi. Per prima cosa all’interno del libretto troverete non solo gli spumanti metodo classico o metodo Charmat ma anche vini prodotti col metodo ancestrale “col fondo” e vini frizzanti: insomma, una gamma piuttosto vasta che preferiamo identificare con la sua caratteristica più evidente: le bollicine”.

La guida, l’ennesima guida, presenterà “305 etichette di 169 aziende, selezionate durante il lavoro fatto per la Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2021, con qualche aggiunta e qualche logico aggiornamento”.

Fin qui tutto bene, ma le braccia (eufemismo) mi sono cascate quando ho letto questa avvertenza: “Non sappiamo se sia il momento giusto per brindare, quello che è accaduto in tutto il mondo sconsiglierebbe entusiasmi e il rispetto per chi non ce l’ha fatta da parte nostra è fuori discussione. Però la speranza di poter tornare lentamente a una vita più normale pensiamo possa essere salutata con un bicchiere di vino vivace, osservando le catene di bollicine che quasi magicamente si liberano dalla prigione liquida nella quale erano nate”.

A parte il tono buonista, consolatorio, che non sopporto e che a me suona comico data l’incazzatura che gli italiani hanno nei confronti della situazione attuale, della classe politica (si è già capito in breve tempo che anche il governo Draghi si dimostrerà incapace quasi come quello precedente) ma dove sta scritto, Madamin Vinciguerra, che si debbano stappare bollicine, metodo classico o Charmat, solo per brindare?

Lei hanno mai spiegato che si può benissimo pranzare bevendo Champagne o metodo classico italiani, che milioni di persone nel mondo lo fanno, che milioni di persone scelgono di bere, come aperitivo, a pranzo, in ogni momento, bollicine nobili o – peggio per loro – veneto furlane non solo quando devono festeggiare, oppure consolarsi (io faccio come la grande Coco Chanel e “Je bois seulement du champagne à deux occasions. Quand je suis amoureuse et quand je ne le suis pas”) ma in ogni momento della giornata?

Le hanno mai parlato, preziosa collaboratrice di Doctor Wine, di destagionalizzazione dei consumi, e che se davvero si stappassero bollicine solo “per brindare”, gran parte della produzione di Champagne, metodo classico, sparkling wines rimarrebbe nelle cantine e le aziende andrebbero ancora più in crisi?

Che dire, se la cultura del vino deve arrivare da articoli come quello di Madamin Vinciguerra, se l’acculturamento sul vino dei consumatori deve arrivare da simili considerazioni vecchie, superate e fuori luogo, rimarremmo ancora per secoli a Prosecco e Tavernello.

Torni a studiare Madame Vinciguerra e torni a scrivere di bollicine cose più sensate…

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Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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giuseppe
giuseppe
01/03/2021 17:34

Buongiorno Franco, leggendo il suo articolo e soffermandomi sulla sua espressione “pressapochismo” , mi e’ balenato questo calembour riferito al prosecco citato poco prima. Conoscendo la sua poca simpatia per tale vino mi e’ balenata questa parola composta e mi piacerebbe se lei la usasse qualche volta quando parlera’ del prosecco: proseccopochismo.
Giuseppe

Stefania Vinciguerra
Stefania Vinciguerra
01/03/2021 19:39

Caro (si fa per dire) Ziliani, capisco che i tuoi lettori ti seguono solo quando spari addosso a qualcuno e dev’essere difficile trovare sempre nuovi “nemici”, ma questo articolo è una tale forzatura che invece di infuriarmi mi viene da ridere. Del resto, se non fossimo convinti della destagionalizzazione degli spumanti, saremmo usciti a dicembre, non credi? E mi fermo qui, che il resto neanche merita ulteriori commenti.

Trentino al Sud
Trentino al Sud
02/03/2021 18:26

Prima c’erano i “degustatori esperti” con il naso nel bicchiere che in fondo .. si evitavano tra loro educatamente. Oggi ecco le degustatrici che, toccate nel vivo, (si fa per dire) ti accusano di ogni nefandezza. Che tremendissime palle, anzi no : che inutili bolle
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