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Champagne che passione!

Champagne Tradition Grand Cru Blanc de Noir Michel Arnould

Pubblicato

il

  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Pinot noir
  • Giudizio: 5
1

Strepitoso rapporto prezzo qualità per una cuvée che è pura musica, perfetta armonia…

Amiche care, amici lettori, voglio farvi un regalo. Mi è arrivato ieri pomeriggio il nuovo CD del mio violoncellista, francese, ça va sans dire, preferito, Gautier Capuchon (che la domenica mattina tiene un’ora di trasmissione, imperdibile, su Radio Classique), l’ennesimo capolavoro di un grandissimo virtuoso che potete procurarvi via Amazon e che si chiama Emotions.

Poi forse mi si riapre una partita che credevo persa, ho avviato una bella consulenza e venerdì me ne andrò tre giorni, alla faccia di zone gialle, rosse, arancioni e a pois, in una zona dove avevo promesso che non sarei tornato a meno che si fossero verificate situazioni che non si sono verificate, ma non ce la faccio, sono in crisi di astinenza da sorì e dunque ci torno e quindi sono di buon umore.

Ieri sera, per gratificarmi, per coccolarmi, anche se nel piatto avevo solo una pizza (buonissima) della panetteria sotto casa, dell’ottimo salame dell’Oltrepò Pavese e un arancino di riso e nulla di particolarmente gourmand, ho deciso di stapparmi una bottiglia di bollicine.

Domenica avevo messo in frigo un Franciacorta top, il Dosage Zéro Rosé di Colline della Stella del mio amico Andrea Arici, un Trento Doc e uno Champagne, ma quando ho dovuto scegliere cosa stappare, non ho avuto dubbi, datemi pure del provinciale e dell’esterofilo, lo sono, anche in amore, ho scelto “ma” France.

Ho  stappato e subito, più suadente delle note del violoncello di Capucon, del pianoforte di Jérôme Ducros e dell’Orchestre de Chambre de Paris, è partita una musica stupenda, quella delle bulles di un Grand Cru Blanc de Noir de Verzenay, mica di Adro, Borgonato o Erbusco (con tutto il rispetto) che, cosa ancora più bella per voi consumatori, se lo volete acquistare, e dovete farlo se vi fidate di me, non dovete svenarvi, fare un mutuo, rapinare, con tanto di mascherina, senza non vi fanno entrare, una banca.

Per questo gioiellino, che non se la tira, che non ha pretese e presunzioni à la Sélòsse, che per capirne le logiche e l’estetica ed il gusto non dovete scervellarvi, ma che quando stapperete la bottiglia scivolerà via leggera nel vostro bicchiere, niente flûtes, s’il vous plait, se le avete rottamatele, che i miei amici Balan importano e distribuiscono in Italia, insieme alle altre cuvées della gamma di questa Maison, Michel Arnould, le cui origini risalgono all’Ottocento, se cercate online lo troverete a 31 euro, ma per il momento è esaurito, su Winepoint ed è disponibile a 37,70 su Xtrawine.

Qualche euro di più di quello se cedendo ad un’insana tentazione paghereste una cuvée franciacortina Prestigiosa nel nome e nell’allure da Esselunga, una bottiglia che al confronto con questo Champagne sparisce…

Di Michel Arnould la scorsa estate avevo celebrato La Grande Cuvée, e riprendendo pari pari quello che scrissi, della Maison vi dirò che conta su dodici ettari dislocati sui coteaux del terroir Grand Cru de Verzenay, per una produzione che non arriva a centomila bottiglie. Una maison le cui origini risalgono al secolo scorso quando degli antenati, i Lefevre, avevano vigne sul terroir Grand Cru de Verzenay occupandosi unicamente delle vigne e vendendo le uve alle Maison de Champagne della zona.

In seguito alla caduta verticale dei prezzi nel 1929 e alla conseguente rivolta dei vignerons, Henri Lefevre compie la svolta e decide di elaborare direttamente gli Champagne e di riservarsi una parte della produzione commercializzando le prime bottiglie a proprio marchio nei primi anni Trenta, seguito qualche anno dopo dal figlio André, che avendo costruito una cantina ed essendosi dotato di un pressoir ‘Coquard’ di 2000 kg può aumentare la produzione e alle fine della seconda guerra mondiale eccolo viaggiare per il territorio francese per fare conoscere i suoi Champagne.

Alla fine degli anni Sessanta il matrimonio della figlia Françoise con Michel Arnould segna la creazione del marchio di Champagne ‘Michel ARNOULD’, con la costruzione di una nuova cantina e l’acquisto di un ettaro di vigna Grand cru a Verzenay, sino all’ingresso sul mercato inglese nel 1972.

Oggi il figlio Patrick ed il genero Thierry proseguono lo sviluppo dell’azienda che, con i loro figli, è arrivata alla sesta generazione di vignerons propriétaire-récoltant. L’80% delle vigne sono destinate a Pinot noir ed il 20% a Chardonnay, le vigne hanno 35 anni di età di media e la più vecchia è del 1950. Per i patiti di viticoltura posso dire che in vigna la taille cordon de Royat è per i Pinots Noirs, la taille chablis per gli Chardonnay. Il vigneto è certificato come Haute Valeur Environnemental et en Viticulture Durable de Champagne.

Ciò premesso e venendo al dunque, ovvero al nostro Tradition Grand Cru Blanc de Noir devo dire che pur preferendo di gran lunga gli Champagne Pas Dosé o Nature o Extra Brut sono rimasto conquistato dall’equilibrio di questo Brut che dichiara un dosage di 9,5 grammi zucchero (che diventano 34 per il Demi-Sec, tipologia che non amo), per l’assenza di morbidezze morbidone, per il carattere di questo Champagne, per la sua perfetta armonia.

La Maison lo presenta con queste parole: “Blanc de Noirs Grand Cru, cette cuvée est la pure expression de la rencontre du Pinot Noir et du Terroir Grand Cru de Verzenay. Ce Champagne équilibré allie fraîcheur, finesse et vinosité harmonieuse” e in effetti da questo incontro tra la grande uva, il Pinot noir, ed un terroir meraviglioso come quello di Verzenay nasce uno Champagne che sposa freschezza, finezza e armoniosa vinosità.

Grande presa di spuma quando l’ho stappato, un suono cristallino delle bulles quando il vino scendeva e s’impadroniva del finissimo calice di Sophienwald dove me lo sono servito, perlage finissimo e continuo, e un colore spettacolare, paglierino oro che mi ha subito emozionato.

E subito, come dal violoncello di Capucon mentre suona l’Hymne à l’amour sulla Tour Eiffel (l’ha fatto davvero, guardate il video e lasciate anche voi le larmes scendere copiose, è emozione, è grande musica, è vita) una musica suadente, dolcissima, un naso fitto, secco, incisivo ma cremoso che vi porta nel bicchiere, tutto frutta gialla, ananas, sfumature agrumate, frutta secca (più nocciola che mandorla e un tocco di noce), un ricordo di cassis e soprattutto sale e pietra, anzi gesso, la craie.

Largo e pieno in bocca, succoso, ricco, goloso, si sviluppa e si allarga sul palato pur mantenendosi sempre teso, vivo, croccante, con una tessitura ampia, una meravigliosa freschezza e una coda lunga, un esprit de finesse, una leggerezza, una facilità di beva, una piacevolezza assolute.

Uno Champagne moderatamente gastronomico, da piatti di pesce ben elaborati, un branzino, ma anche carne bianca come lo squisito tonno di coniglio con giardiniera di verdure in agrodolce che ho mangiato di recente ai tavoli dell’ottimo Casa vicina al Green Pea di Torino insieme ad Oscar Farinetti e alla Zarina Viktorija, che se servirete come aperitivo a casa vostra (e torneremo, perbacco, a poter invitare ed essere invitati, liberi dall’angoscia e dalla schiavitù delle mascherine, dei confinements, delle restrizioni, dei tristi bilanci quotidiani di contaminati e ospedalizzati e defunti!)  i vostri ospiti vi diranno, aprine un’altra bottiglia per favore.

Perché questa è la magia, l’unicità di uno Champagne ben riuscito: stapparne una bottiglia, vederla vuotarsi d’emblée e aver subito voglia di stapparne una seconda…

Non dimenticate di leggere anche

Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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