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Oltrepò Pavese

Ma che bella sorpresa le bollicine metodo classico di Fabiano Giorgi!

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Una qualità diffusa che la colloca tra le migliori aziende dell’Oltrepò Pavese

Disperato (!?) apprendendo la ferale notizia che il compagno Nicola Zingaretti si é dimesso da segretario del PD (però si tiene ben stretta sotto il culo la poltrona di Presidente della Regione Lazio che gli assicura 13.800 euro lordi al mese) per festeggiare, cosa che avevo già fatto, a Champagne, quando si era tolto dai maroni il pochettaro Giuseppi, ho deciso di stappare delle bollicine. Non Franciacorta o tantomeno friulane, visto che la notizia enoica del giorno è che Silvio Jermann ha ceduto il pacchetto di maggioranza alla Marchesi Antinori.

Ero così contento (in verità di quello che succede in casa degli eredi del poco glorioso Partito comunista italiano: hanno cambiato ragione di bottega ma vendono sempre la stessa merce avariata…) che invece di una sola buta me ne sono stappate una serie.

E, visto che disponevo da qualche tempo dei campioni, che tardavo ad aprire perché avevo timore che il presidente di quel che resta del fantomatico Distretto del vino di qualità dell’Oltrepò Pavese, ma sì, il genero di Rampini, quel simpatico interista come me (abbiamo altre cose in comune, ma sono affari nostri…) che corrisponde al nome di Fabiano Giorgi, uno che commercialmente è un fenomeno (esporta in 60 Paesi) e se ne inventa sempre una più del diavolo, pensate che si è inventato una linea di vini con quel furbone (è pavese ma fa pubblicità al Prosecco) di Gerry Scotti, mi avesse fatto qualche scherzo aggiungendo del Guttalax ai vini, mi sono detto: perché non brindare alla liberazione dall’amicone di Barbara d’Urso, stappando Oltrepò Pavese?

E così ho fatto. E vi assicuro, non ero in preda a funghi allucinogeni, ero lucido, per quanto possa dire di esserlo, e sono rimasto di sasso. Sapevo, il Fabiano, con cui ho sempre mantenuto contatti, anche a livello di sfottò (lui ha le spalle forti, è sportivo, le mie battute le accetta, non è come l’altro Giorgi, l’Andrea, il Ceausescu del cantinone che quando gli fai notare che dice castronerie lui reagisce diffamando (sarà mica amico di un coglione che fa rima con?) me l’aveva raccontato al telefono che molte cose erano cambiate dalla mia ultima visita e dai miei ultimi assaggi. Che tra l’altro non erano mai stati negativi visto che delle bollicine di Fabiano Giorgi avevo più volte scritto e non male.

Mi aveva parlato dei molti cambiamenti avvenuti in vigna e in cantina, con l’arrivo da qualche anno, dopo importanti esperienze maturate in signore cantine in Alto Adige, di un giovane e ambizioso enologo resident come Andrea Bonfanti, al cui fianco, come consulente estero, opera l’esperto Stefano Testa.

Ma porca zozza, non mi aspettavo proprio che i metodo classico dell’inventore del Crudoo, uno Charmat fighettuolo molto richiesto nelle balere e nelle discoteche della zona e persino anche a Milano e dintorni, del Fabiano diventato da poco presidente dell’Enoteca Regionale della Lombardia, fossero così migliorati, che si facessero bere così bene.

E che nelle loro migliori espressioni non abbiano nulla da invidiare rispetto ai migliori metodo classico oltrepadani, quelli del Monsupello, Bruno Verdi, De Cardenas, Torre degli Alberi, Ballabio, Castello di Cigognola, Roccapietra Scuropasso, Rossetti & Scrivani, Doria, e siano molto migliori di quelli, senza quarti di nobiltà, di una contessa dagli occhi belli che vorrebbe tanto diventare presidente di Consorzio. Cosa che sarebbe una sciagura per l’Oltrepò Pavese malaugurato caso dovesse accadere…

L’azienda, che ha una lunga storia ben ricostruita qui, che ha cantina e punto vendita – enoteca a Canneto Pavese, non dorme in piedi, mostra un dinamismo che vorrei contagiasse altre realtà produttive oltrepadane, magari produce una gamma di vini troppo ampia, destinata a diversi canali di vendita (di questi tempi difficili l’imperativo categorico è vendere, far uscire i vini dalle cantine, catturare la fiducia del consumatore magari senza svaccare con i prezzi, sport praticato anche da noti produttori tribicchierati OP) ma alla prova assaggio non fallisce. E come la Beneamata, toccando ferro, porta a casa il risultato. E speriamo lo porti davvero, anche se in panchina siede un gobbo malefico, a 11 anni dal magico Triplete…

Ho cominciato i miei assaggi con un vino della Linea Cassinello, il Tenuta Cassuello Gràan Spumante, cuvée composta per il 70% da Pinot nero e per il 30% da Chardonnay, uve provenienti da vigne site nei comuni di Montecalvo Versiggia, S.Maria Della Versa, Rocca De Giorgi, 18 mesi sui lieviti, dosaggio sette grammi zucchero, sboccatura dello scorso ottobre. Bello il colore paglierino oro brillante perlage fine, un bel naso fragrante fresco e vivo giocato tra pompelmo e ananas e una scoperta piacevolezza, una buona tessitura, un ottimo equilibrio in bocca.

Passando alla gamma degli spumanti ho poi proseguito con il Fusion, dosaggio sempre 7 grammi, cuvée tra Pinot Nero 85% Chardonnay 15% provenienti dalle stesse zone, affinamento minimo di 24 mesi, e qui ho notato un deciso salto di qualità in termini di larghezza e pienezza, di corposità, non invadente, del vino, con la stessa armonia e piacevolezza del precedente.

Ho poi proseguito con il Brut Gianfranco Giorgi, sempre 7 grammi zucchero, 24 mesi di affinamento, Pinot nero in purezza da vigne poste tra 250 e 400 metri di altezza su terreni calcarei argillosi, in area di Montecalvo Versiggia, Santa Maria della Versa, Rocca De Giorgi, e qui ho continuato ad ammirare l’equilibrio d’insieme della cuvée, la freschezza, il carattere, una crescente larghezza e persistenza che non va mai a scapito della beva, che resta sempre cospicua, golosa, simpatica.

Ancora Pinot nero in purezza, e stessa origine dei vigneti per il Giorgi 1870 cuvée storica, sempre 7 grammi il dosaggio, 36 mesi di affinamento, e qui si entra nel regno della pienezza, dell’ampia struttura, della succosità al gusto, largo, ricco di sapore, molto goloso e decisamente gastronomico. Con una piacevolezza, anche in questo caso, notevole.

Ma il meglio del mio assaggio, che a questo punto è diventata bevuta, mi è arrivata con un metodo classico dove il dosaggio cala a 2,5 grammi, un Pinot nero in purezza Nature, il Top zero Pas Dosé, “prodotto con una cuvée ottenuta assemblando i vini delle migliori annate derivati dai nostri migliori vigneti. La raccolta dell’uva è fatta in cassetta verso fine agosto. La fermentazione avviene a temperatura controllata (15°C) in vasche inox. Una piccola parte di mosto fermenta in barriques di rovere francese. Il tiraggio viene effettuato la primavera successiva e le bottiglie rimangono in affinamento per un minimo di 70 mesi”.

Qui, amici miei, sognando Zingaretti condurre qualche spettacolino sulle Reti Mediaset in coppia con la sua amica Barbarella, ho goduto davvero e mi sono affettato un bel salame oltrepadano, peccato mi mancasse il miccone, apprezzando la lucentezza del Top zero, il naso finissimo, fragrante, aereo, croccante, la larghezza e la potenza al gusto, la ricchezza di sapore, la spalla ampia e carnosa, la sapidità e un carattere davvero da metodo classico di livello superiore. Davvero un top di gamma, un vino che si colloca tra i top metodo classico italiani. E scusate se è poco…

E bravo Fabiano!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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domenico
domenico
05/03/2021 07:16

Concordo a pieno, da interista, sull’insopportabile gobbo in panchina. Da amante degli spumanti oltrepadani, concordo sulla qualità delle cantine nominate (rimasi folgorato da Monsupello 8 anni fa). Sono rimasto, invece, un po’ sorpreso dal giudizio sul Top Zerp: comparandolo al Ballabio pas dosé, l’ho trovato meno ricco al palato nonostante gli anni sui lieviti. Fidandomi di un interista come me, mi toccherà stapparne un’altra per vedere se mi sono sbagliato. Viva l’Oltrepò!

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