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Bollicine internazionali

Brut Rosé méthode traditionnelle Bibich

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Anche in Croazia si producono sorprendenti metodo classico

L’estate è ancora lontana, alle porte semmai è Pasqua, ma io mi sorprendo già a pensare all’arrivo di luglio e agosto, possibilmente con l’incubo del coronavirus andato a farsi…, senza obbligo di mascherine, confinamenti, e costrizioni varie.

Sogno ad un’estate con ristoranti e bar aperti, spiagge e montagne popolate come un tempo, e, dopo il coup de foudre dell’agosto dello scorso anno, sogno, lo confesso, sono un po’ esterofilo e non solo in amore, un’estate che mi porti nuovamente, magari in compagnia di una Donna speciale che mi è entrata nella mente e nel cuore, in Croazia.

Il perché, come ho raccontato ad esempio in questo articolo, è semplice: per il mare, il più bello che abbia visto nella mia vita, la compagnia di amici come Marko Dusevic e la sua famiglia, come i suoi soci italiani Zvonko e Ivan Mudronja (animatori del ristorante Old Style ad Arzago d’Adda) la scoperta della realtà complessa, seria, importante, di Coral wine, ovvero i vini che Marko fa affinare a 40 metri di profondità in mare, e la rivelazione, non lo sapevo, non si può sapere tutto, che anche nella civile, pulita, ospitale, sorridente Croazia si producono vini di tutto rispetto.

Vini che ho assaggiato essendo ospite oltre una settimana di Marko, ma che ho conosciuto grazie ad una serie di visite a wineries croate, non molto lontane dalla zona di Zara dove mi trovavo.

E qui, visitando dapprima alla periferia di Zara, la winery Degarra, poi a Plastovo, dieci chilometri a nord di Skradin, all’interno del bellissimo Krka National Park, facendo visita, con una splendida degustazione dei suoi vini e un fantastico spuntino, alla cantina del giovane, bravissimo Ante Sladic, quindi alla Testament winery, ho scoperto l’esistenza e sono stato colpito da varietà autoctone, bianche e rosse, dai nomi per me sino a quel momento sconosciuti: Debit, Maraština, Plavina, Pošip, Babic e Lasina.

I vini espressione di quelle uve, vini bianchi soprattutto, ma anche qualche rosso ed i rosati di Sladic e Testament, mi sono piaciuti talmente che, grazie a Zvonko e Marko, sono riuscito a procurarmene qualche bottiglia che riposa ora nella mia cantina e di cui conto di scrivermi. Vedi mai che qualche importatore, anche se la situazione è quella bastarda che tutti conosciamo e blocca spostamenti e non spinge a fare investimenti e allargare il portafoglio prodotti, non sia incuriosito e non prenda in considerazione l’idea di portarli a casa nostra.

Ad un’altra winery abbiamo fatto visita, un posto bellissimo e molto sciccoso che si capiva avesse a che fare anche con soci o investitori esteri, ed era la Bibich winery, che era stata scoperta anni fa e in qualche modo adottata da un famoso chef americano, autore anche di programmi televisivi, come Anthony Bourdain.

Ho così scoperto che il suo ideatore, Alen Bibić si era dato come mission quella di far conoscere i vini della sua zona, Skradin, ad una vasta audience non solo croata, ma internazionale. Lavorando con uve autoctone come Babic, Plavina, e Lasina e ovviamente lo Zinfandel (Primitivo). E anche grazie a Bourdain è riuscito nel suo intento, tanto da suscitare l’interesse di una rivista come Wine Enthusiast, dell’inglese, a me cara, Glass of bubbly.

La produzione è sia di vini fermi che di sparkling metodo classico ed un vino mi aveva particolarmente colpito, un metodo classico Rosé ottenuto dalla varietà Plavina, affinato 36 mesi sui lieviti, un vino che online, su questo sito croato, viene proposto ad un prezzo sostenuto, 27 euro.

E oggi, sognando il mare della Croazia, la stupenda enclave dell’isola di Krk, le serate bellissime trascorse mangiando maialino arrosto e polipi e patate cucinati nella ponka, mi sono stappato il Rosé di Bibich e l’ho trovato ancora più intrigante di come lo ricordassi.

Colore salmone-melograno scarico, perlage fine, naso ricco intenso molto espressivo, decisamente secco, teso, quasi “aggressivo” nella sua energia, con una fitta tessitura e note di arancia rossa e lampone a giocare con sfumature pietrose e saline.

Bocca ricca e succosa, con un singolare gioco agrodolce, bolla croccante con una bella tensione, gusto largo, pieno, molto persistente e strutturato con note succose di frutta rossa e accenni salmastri, con una ricchezza di sapore che si innerva su una singolare presenza tannica.

Croatia cara, amico Marko, dannato coronavirus permettendo, voglio proprio tornare a trovarvi quest’estate!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Renato villa
Renato villa
09/03/2021 15:04

Personalmente sono molto scettico sul fatto che vini dell’area slava passano avere un qualche interesse commerciale in Italia.
A quei prezzi che lei cita, poi, nemmeno da considerare.

Alessandro
Alessandro
09/03/2021 15:22
Reply to  Renato villa

Concordo con Renato . Non discuto la qualità, mi fido di ciò che scrive Ziliani.
Ma in un mercato già sovraffollato, con domanda in calo causa virus, vini senza storia, nome, tradizione e senza grosse risorse economiche per fare una adeguata campagna di lancio….non vedo grosse possibilità x il mercato italico.

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