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La bocca della verità

Trento Doc Ferrari in Formula: vogliamo dire come sono realmente andate le cose?

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Io, che non sono un lacchè o un velinaro della Maison di Ravina di Trento, ve lo racconto

C’è solo l’imbarazzo della scelta tra decine di articoli (articoli o comunicati stampa in forma di articolo?) tutti uguali tra loro e accomunati dall’elogio incondizionato, dalla celebrazione trombonesca della Casa spumantistica Ferrari di Trento che, a sorpresa, come abbiamo appreso qualche giorno fa, “si è aggiudicata la fornitura degli spumanti che vedremo tra le mani dei primi tre ad ogni appuntamento del prossimo Mondiale di Formula 1”.

Potrei riprendere pari pari quello che ho scritto su Vino al vino commentando la notizia che la Marchesi Antinori ha acquisito l’azienda friulana Jermann. Come normalmente accade quando ci sono di mezzo la plurisecolare dinastia del vino toscano, aziende come Ferrari, la Guido Berlucchi e altre (vedi caso tutte aziende che investono molti soldini in pubblicità, che sono molto abili nel gestire le pubbliche relazioni) la stragrande maggioranza dei giornalisti e dei giornali italiani si dedicano con trasporto ad una perfetta imitazione di Monica Lewinsky, la giovane stagista amica di Bill Clinton, quella che al presidente statunitense amava fare “interviste” under the table.

Non è la prima volta che constato che quando si tratta di raccontare della Ferrari (parlo dell’azienda vinicola, non del costruttore modenese di auto di lusso e da corsa) parte, per default, un coro trionfante di applausi e consensi.

Non mi stupisco né mi inca…volo, conosco bene la totale mancanza di senso critico che anima larghissima parte dell’informazione, e dell’informazione sul vino italiana, che quando sente profumo di ricco e potente aziona la modalità lecchino.

Torniamo alla notizia, ovvero che la Ferrari di Trento farà salire sul podio fino al 2023 le sue pregiate bottiglie, in doppio magnum, in sostituzione dello sponsor uscente, ovvero lo Champagne Carbon già a partire dall’appuntamento italiano del Gran Premio del Made in Italy e dell’Emilia Romagna.

A leggere Corriere della Sera, Repubblica, Sole 24 ore, la Stampa, e qualsiasi altra testata, cartacea o online verrebbe da concludere che gli strateghi di Ravina di Trento, il bocconiano Matteo Lunelli in testa, con abile mossa siano riusciti a convincere, magari con un’offerta al rilancio, o grazie ad una degustazione comparativa con la quale hanno dimostrato, non si sa come, mi sembra decisamente impossibile, che il loro Trento Doc è migliore dello Champagne Carbon (che è buonissimo, lo importa la Compagnia dei Caraibi) che la Formula uno per tre anni dovesse abbinare la propria immagine non più ad un vino, lo Champagne, sinonimo di eccellenza per l’universo mondo, ma alle bollicine trentine Ferrari. Sei milioni di bottiglie prodotte, nel 2020 ne hanno vendute mezzo milione in meno causa emergenza Covid, ma all’estero di bottiglie ne piazzano mica tante…

In questo processo di celebrazione e beatificazione dei Lunelli e dei loro manager in prima fila, come sempre, Luciano Ferraro del Corriere della Sera che in questo articolo, dimostrandosi poco informato (le bottiglie di Trento Doc non hanno ancora raggiunto, manca ancora almeno una milionata, quota 10 milioni di pezzi) attacca, violino alla mano: “È una storia alla Davide e Golia in versione alcolica: con la piccola zona spumantistica Trentodoc (10 milioni di bottiglie l’anno) che estromette, intanto per tre anni, i cugini francesi che producono 300 milioni di bottiglie l’anno di Champagne”.

Ed eccolo chiedere, ossequioso come sempre, a Matteo Lunelli: “Con chi è iniziata la trattativa?”. Risposta: “Con il precedente ceo di Formula 1, Chase Carey. Ne avevo parlato con Stefano Domenicali, quando era il ceo di Lamborghini e il vice presidente di Altagamma. Poi Stefano (dal 25 Settembre 2020, viene nominato amministratore delegato e presidente della Formula 1) ha preso il posto di Carey. È un’opportunità per altri brand italiani. Alcuni sono già a bordo, come Pirelli. C’è molto tricolore nel mondo delle corse, con tanti ingegneri italiani nei team».

Ed ecco la perlina: “Come avete superato i francesi?
«Abbiamo convinto i manager che il nostro vino rappresenta l’arte di vivere italiana. Il mondo delle bollicine, come ha scritto Eric Asimov sul New York Times, è cambiato: non c’è un sole (lo Champagne) con tanti pianeti che gli girano attorno. Ci sono tante stelle. Trentodoc è una di queste. Poi ha giocato il nostro spirito di innovazione che si intona con quello della Formula 1».

Potrei citare altri casi simili di stampa in ginocchio davanti alla casa spumantistica della città del Concilio, mi limito a citare la stampa locale trentina, che, se possibile, è ancora più appecorata ai Lunelli, e questo articolo della Voce del Trentino.

Domanda a Stefano Domenicali: “Come mai avete deciso di sostituire allo champagne la bollicina?”. Risposta di Domenicali: Il punto fondamentale per noi non è rappresentato da questi tecnicismi ma dall’eccellenza e dalla levatura del prodotto che viene servito ai Gran Premi e sicuramente il team Ferrari è all’altezza degli standard che cerchiamo, per questo lo abbiamo scelto”.

Altra domanda, questa volta a Matteo Lunelli:Si può già sapere qualcosa sulla crescita dei numeri nel business?”

Risposta: “I numeri non potranno che crescere, questo è sicuro. Il nostro obiettivo principale è quello di ampliarci oltre confine e quindi di arrivare in America, in Giappone, in Russia e in Inghilterra. Riteniamo l’internazionalità molto importante e un valore aggiunto”.

Bene, ora mettiamo i puntini sulle i e diciamo le cose come realmente stanno. Se i brillanti colleghi del Corriere della Ser(v)a, e di altre testate ferraristi per default si fossero presi la briga di fare qualche verifica, di telefonare in Francia e nel Regno Unito, cosa che io ho fatto, avrebbero appurato che:

il contratto tra Formula 1 e Carbon era scaduto a luglio dello scorso anno;

il Trento Doc non ha battuto in alcun modo lo Champagne, non c’è stata gara, non c’è stato nessun colpo da Maestro di Matteo Lunelli e dei manager della casa trentina che avrebbe sbaragliato la concorrenza francese.

MAGARI, a Reims, fatti i loro conti e valutati costi e ricavi, il fatto che l’audience televisiva della Formula Uno non è più quella di una volta, che l’investimento richiesto era ingente, che si erano già ottenuti gli obiettivi che si erano prefissati, hanno ritenuto opportuno continuare la collaborazione con un marchio storico come quello delle auto d’epoca Bugatti (o Bugattì à la française) e non spendere ancora tanti soldi per vedere ancora per tre anni i loro magnum di Champagne sul podio della Formula 1.

Questo per dire le cose esattamente come stanno. La Formula 1 non ha mollato lo Champagne per sostituirlo con le bollicine trentine, è stato lo Champagne a dire per il momento adieu o au revoir al mondo delle auto a 300 all’ora.

Quanto all’obiettivo dichiarato dai Lunelli di ampliare il loro export negli States, in Giappone, Russia e Inghilterra, beh, auguri, vedremo tra qualche anno se l’ingente investimento della sponsorizzazione portata a casa sarà giustificato da una sensibile crescita dell’export del loro Trento.

I Lunelli sono formidabili, sono più in gamba dei loro colleghi spumantisti metodo classico bresciani. Questi hanno provato, spendendo fior di quattrini, nominando brand ambassador (che hanno portato risultati magri) in UK e negli States, ad incrementare il loro export, che non supera l’11%.

Poi hanno dovuto giocoforza ridimensionare gli investimenti, fare marcia indré, e puntare, oltre che su Svizzera e Germania, sul Giappone, dove qualche buon risultato l’hanno portato a casa.

I Lunelli e il loro formidabile Ceo sanno però di certo che in UK, negli States, in altri mercati esteri, i migliori metodo classico italiani, quelli che qualitativamente possono non dico sfidare o battere, ma insidiare e fare il solletico allo Champagne, finiscono per costare come un buon, non uno stellare, Champagne. E a parità di prezzo a Londra, New York, Mosca, Berlino, Tokyo, Chicago, San Francisco, Washington, Bonn, Amburgo i veri connaisseurs, i veri appassionati di bollicine metodo classico non avranno mai dubbi e, a meno che non siano italiani residenti in quelle città, oppure dei casi da TSO, 9,5 volte su dieci sceglieranno sempre Champagne, mica Trento Doc o Franciacorta.

Questo per dire, da osservatori indipendenti, da cronisti del vino liberi, non da lacchè, le cose esattamente come stanno, piacciano o non piacciano alla Famiglia Lunelli.

Non dimenticate di leggere anche:

Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it. E di visitare il nuovo canale Youtube https://www.youtube.com/watch?v=MltATjzDhAs

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Nevio
Nevio
09/03/2021 19:45

Molto bene. Mi pare una mossa di marketing molto interessante. Viva Ferrari e le Ferrari!

Samuele Zingoni
Samuele Zingoni
09/03/2021 21:15

Salve Franco
Giusto epilogo alla parabola discendente della F1. Da Ex appassionato constato l’assoluta mancanza di emozioni della F1 moderna. Uno sport in decadenza che si allinea al politically correct e che per questo sta perdendo sempre più spettatori. I francesi sono furbi se ne sono accorti e hanno preferito disinvestire. Troppi soldi per il ritorno che garantisce il contratto. Lo champagne è come la Ferrari (l’auto intendo non il vino) non ha bisogno di farsi pubblicità si vende perché è il massimo che si può avere, chiuso l’argomento.

Marco Redaelli
Marco Redaelli
09/03/2021 22:16

La formula 1 è così da un bel pezzo, se per moderna intendi quella degli ultimi 30 anni ok. Il calo di ascolti invece non è reale. I dati ufficiali parlano di  87,4 milioni lo scorso anno, con un calo del 4,5% rispetto al 2019. 87 milioni nel 2016, 2017 e 2018, 80 milioni nel 2014 e nel 2015. Se poi la mossa dei Lunelli pagherà questo non lo so, per me no, ma i numeri dobbiamo darli corretti.

Damiano
Damiano
09/03/2021 23:42

Non c’è nulla da stupirsi. Tutto normale. I Lunelli hanno fiutato un (possibile) affare per la propria azienda e l’hanno fatto proprio. E fino a qua nulla da eccepire. Volendo, si potrà fare un rapporto costi/benefici di questa iniziativa alla fine del valzer (anche se temo, e direi di parlare con cognizione di causa, sia complicato capire quanto il fatturato cresce a seguito di questa od altre mosse).
Quello che invece è sempre ridicolo è come il (medio)media si approccia alla notizia… Trionfalismi della prima guerra, abbiamo scacciato il nemico (pourquoi poi nemico?).
Ma Ziliani… Non è solo una pratica Ad Lunellam (fermo a restando la forza attrattiva che ha questa azienda e questo brand)…succede sempre così…anche per cose molto più banali.
Un pochino per una voglia (non del tutto criticabile) di riscatto, di orgoglio se vogliamo… ed un moltino per superficialità di chi maneggia l’argomento…bidoni di incenso senza il beato da incensare.

Franco
Franco
10/03/2021 00:12

Sarebbe interessante conoscere le cifre dell’investimento. Peraltro disconoscere l’importanza dell’accordo per puro spirito polemico non le fa onore, caro Ziliani.

Franco
Franco
12/03/2021 15:12
Reply to  Franco Ziliani

Fatico un po’ quando la prosa è zoppicante, ma bado al concetto, che talvolta è interessante. Detto questo, non mi pare Lei abbia parlato di quattrini, il che sarebbe stato decisamente utile a valutare la valenza dell’accordo, non le pare? E se nega di aver voluto disconoscere l’importanza di questo contratto, nega l’evidenza e lo sa. Ps non veda sempre nemici ovunque, c’è chi la stima ma non ha problemi a farle le pulci. Dovrebbe apprezzarlo.

Silvia
Silvia
10/03/2021 06:56

Io immagino che in ogni angolo del mondo, dalla cina al brasile, ad ogni premiazione il telecronista dice “la bottiglia di ferrari non ha nulla a che vedere con il team ferrari”. Mi pare logico. Al che gli spettatori diranno “ah, uno spumante che si chiama ferrari. Curioso. Magari lo provo ‘.
A me pare una idea geniale

Riccardo
Riccardo
10/03/2021 10:34
Reply to  Franco Ziliani

Mi auto iscrivo agli storditi, allora. Fare vino, chiamarsi Ferrari ed essere visibile sul podio mi sembra un’idea molto intelligente. Non conosco il costo dell’operazione, e in ogni caso il ritorno sul mercato è sempre difficilissimo da valutare, ma l’idea mi sembra molto valida a prescindere. Che la stampa nazionale sviolini ci sta, anche se non penso che qualcuno abbia scritto che Ferrari è stato scelto perché è migliore dello Chmapagne; è stato scelto perché ha presentato l’offerta migliore. La Formula 1 è sempre meno legata ai circuiti classici e anche il pubblico sta cambiando, e Ferrari ha sicuramente più bisogno di farsi conoscere nel mondo dello Champagne, non capisco perché le sembri un’idea così stupida.

Armando
Armando
10/03/2021 11:15
Reply to  Franco Ziliani

Una cosa simile avvenne con Pirelli, circa 10 anni fa. Fino ad allora la formula 1 era gestita da Michelin e Goodyear. Che decisero di uscire perche i costi erano troppo alti. E subentrò Pirelli, presentando l’unica offerta seria.
È stata una mossa che che cambiato la vita e i risultati di Pirelli, da allora a oggi.
Speriamo ferrari (spumanti) abbia stesso successo. E non centra nulla che gli altri abbiano rinunciato . Tutto da vedere chi ha fatto meglio i conti. Tendenzialmente, i Lunelli non mi paiono degli sprovveduti.
Da italiano, a prescindere, sono contento e orgoglioso di questo sviluppo. Sarebbe bello lo fossero tutti, gli Italiani.

Luca
Luca
10/03/2021 11:48
Reply to  Franco Ziliani

Ma se la champagne ha intelligentemente rinunciato, come lei dice, ciò significa che sono stati degli idioti negli ultimi x anni? Delle due, una eh

Riccardo
Riccardo
10/03/2021 14:51
Reply to  Franco Ziliani

Beh, l’unica offerta è per definizione la migliore. Tra qualche anno si vedrà se hanno fatto bene o male. Vista la distanza siderale che li separa da Champagne come notorietà, secondo me hanno fatto bene a prescindere. Riuscissero solo a rubare una frazione di unghia di mercato sarebbe comunque un successone.

Damiano
Damiano
10/03/2021 12:22

Cit. Ziliani dall’articolo sopra:
“…i Lunelli e il loro formidabile Ceo sanno però di certo che in UK, negli States, in altri mercati esteri, i migliori metodo classico italiani, quelli che qualitativamente possono non dico sfidare o battere, ma insidiare e fare il solletico allo Champagne, finiscono per costare come un buon, non uno stellare, Champagne. E a parità di prezzo…”
Ed infatti, aggiungo io, al nono scudetto consecutivo della Ciufentus (a proposito Ziliani… lei le ha le bottiglie celebrative? Ne vedo in vendita…), al podio Luna Rossa Prada, ai mondiali di sci di Cortina e chissà in quanti altri posti di immagine è comparso guardacaso il Maximum bdb…. mossa che io leggo (ma non serve un gran sforzo) per far conoscere il proprio marchio alla clientela più ampia possibile, estero quindi (soprattutto) compreso, per i motivi succitati da Ziliani.
Sarà interessante (per me) vedere se, ammesso e non concesso si riesca ad entrare in nuovi mercati piuttosto che aumentare considerevolmente quelli già noti, cresceranno anche i volumi della produzione alta ed altissima della gamma Ferrari.
Se si, la Lunelli-gestio avrà davvero fatto un capolavoro.

Marina Vera
Marina Vera
10/03/2021 13:09

Il problema principale di Ferrari è che essendo prodotto in Italia non ha bisogno di importatori coi quali può intrallazzare ziliani.

bevo_eno
bevo_eno
10/03/2021 17:39

ziliani, lei chè un fenomeno beva tutto lo champagne che può, noi poveri stupidi e che non capiamo niente di vino ci berremo i metodo classico peggiori del mondo, Franciacorta Trentodoc e quanti altri vinacci l’italia riesce a produrre. Mi potrebbe solo far sapere come è possibile che una persona che insegna a Ferrari a fare marketing, ai produttori come fare vino, a Farinetti come vendere cibo si sia ridotto a fare il giornalista??

bevo_eno
bevo_eno
12/03/2021 16:23
Reply to  Franco Ziliani

si vanta spesso di avere molti lettori e della crescita delle views come gli INFUENCER in voga oggigionro e poi a questi lettori riserva un trattamento dove gli insulti vanno per la maggiore e non entra mai nel merito delle contestazioni.

bevo_eno
bevo_eno
13/03/2021 09:07
Reply to  Franco Ziliani

i numeri son numeri e su questo non ci piove, fare articoli dove si autoincensa per i numeri raggiunti è vanteria bella e buona. Poi se con le views fa cosi tanti $ potrebbe evitare di mettere banner pubblicitari che spesso matchano con l articolo appena pubblicato.

Trentino al Sud
Trentino al Sud
14/03/2021 10:00

De minimis non curant Lunellis.
Ad ogni modo è storia antica: ci aveva già provato (come per la Cina) nello scorso Millennio il loro passato collaboratore veneto, passato per la porta.
Ad ogni modo è un’operazione “immagine” che fa discutere solo l’ enomondo web dimostrando come, in questo particolare settore, il basso profilo sia sempre più appagante di qualsiasi iniziativa imprenditoriale e concorrenziale

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