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Giramenti di... bolle

Per finirla con i furbetti delle pupitres

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Divagazioni sulla pratica disinvolta della vendita sur lattes di metodo classico in Italia

Per la serie Accà nisciuno è fess, come dicono a Napoli, voglio sollevare una questione che definirei etica, di correttezza nei confronti del consumatore. Parlo, siamo su Lemillebolleblog, di bollicine, di metodo classico millesimati, metodo classico lungamente affinati sui lieviti e proposti e venduti con l’allure, per dirla à la champenoise, del grand millésime, della cuvée de prestige, della réserve.

Quanto acquistiamo un bottiglia, mettiamo che si tratti di un Blanc de noirs millesimato e leggiamo sull’etichetta il nome del produttore, puta caso Bianchi, siamo indotti a credere che quel metodo classico sia interamente farina del sacco del Signor Bianchi, che o è il viticoltore che ha raccolto le uve, le ha vinificate e trasformate in bollicine oppure è una persona che ha acquistato le uve da un viticoltore, le ha pigiate, vinificate e fatte diventare una bottiglia di bollicine nobili.

In Francia, nella Champagne, parlo perché mi sono informato e ho chiesto a due vignerons amici e al Comité Champagne, la pratica, definita vendita “sur lattes”, è, ufficiosamente, non dico sparita ma diventata desueta. E il Comité Champagne cerca discretamente di non farla utilizzare. Un mio contatto mi ha testualmente detto che “la vendita sur lattes è possibile con una certificazione da parte di un négociant, ma questa pratica non esiste quasi più”, e un altro mi ha detto: “questa pratica è possibile ma solo attraverso un contratto che sia fatto in accordo con il Comité Champagne”.

Uno dei massimi esperti in materia in Italia, il mio vecchio amico Giampietro “Ninetto” Comolli, già direttore del Consorzio Franciacorta all’epoca della sua fondazione, già molte altre importanti cose e oggi responsabile dell’Osservatorio Economico vini, da me consultato mi ha risposto che la pratica della vendita sur lattes in Champagne esiste e non esiste:  “esisteva ai miei tempi: nel 1993 e 1994 al tempo della presentazione della pratica per ottenere la Docg Franciacorta ebbi l’opportunità di avere copia direttamente dal CVC. Oggi la norma non è stata cancellata perché ha, all’interno della stessa zona e nell’ambito dello stesso organismo di controllo autorizzato è ufficiale, una funzione di regolazione e regolamentazione della offerta e del rapporto con il mercato e il consumo. In quegli anni fu una novità assoluta per l’Itali,a difficile da far capire anche al Comitato nazionale vini per ottenere la Docg. Un controllo all’origine e in fase di produzione molto utile anche per pratiche successive di assimilazione delle due metodologie in paesi diversi che portò la Franciacorta a presentare anche l’esclusiva del solo nome geografico qualche anno dopo eliminando menzioni come metodo spumante.

Oggi il CVC tende a non alimentare questi scambi se non in via del tutto eccezionale e sotto stretto controllo tecnico e contrattuale con particolare attenzione a tempi di elaborazione e a certificazione analitica dei parametri. Copia aggiornata dello Statut del CVC non è in mio possesso perché è da sempre riservata ai soci. “

Dunque se in Champagne non esiste quasi più, in Italia la pratica della vendita da parte di X di un metodo classico acquistato sur lattes da Y è possibile, come ho verificato parlando ad esempio con l’amministratore delegato del Consorzio Franciacorta Giuseppe Salvioni.

Già questa cosa non mi piacerebbe molto (so che è possibile anche nell’ambito del Trento Doc e il disciplinare attuale dell’Alta Langa Docg recita che al termine del periodo di affinamento le bottiglie non etichettate e ancora in fase di elaborazione, e chiuse con tappo provvisorio, possono essere cedute tra produttori all’interno della sola zona di elaborazione, ma credo che questo sia avvenuto pochissime volte e per casi straordinari e non mi risulta sia la norma) ma mi piace ancora meno quando vedo che in un’altra zona spumantistica storica, non la nomino ma vi lascio il piacere di scoprire quale sia (non è difficile), ci sono dei furbetti, che pensano evidentemente che abbiamo tutti l’anello al naso o siamo fessi, che vanno oltre la pratica dell’acquisto sur lattes.

L’hanno perfezionata, e resa ancora più furbesca (sinonimo di cialtronesca). Loro escono sul mercato, e ci sono gonzi che abboccano e magari esaltano quei produttori che le commercializzano, con vecchi millesimati che in etichetta riportano il loro nome, ma a dire le cose come stanno hanno solo cambiato etichetta o l’hanno messa per la prima volta, perché in realtà quelle riserve vengono da una nota cantina che ha conosciuto varie traversie, che ha avuto un passato straordinario e ora dicono sia in una fase di rilancio. Una cantina che ho visitato diverse volte, anche negli ultimi anni, e della quale conservo una documentazione fotografica che attesta come nei suoi caveaux, anche solo tre – quattro anni fa ci fosse una scorta incredibile di vecchi millesimati, ancora non etichettati, in ogni formato, dai sette decimi al magnum, ecc.

Allora, non voglio fare il delatore, e risolvo il problema semplicemente raccontando che furbetti delle pupitres in quella zona (e altrove, ça va sans dire) esistono e di quelle cuvée miracolose e di quei produttori non scrivo e non scriverò una riga, ma voglio solo invitare i consumatori, quando si imbattono in vecchi millesimati “miracolosi” e miracolati, ad aguzzare l’ingegno, a fare due ragionamenti.

E spiegarsi come sia possibile che certe cantine possano improvvisamente tirare fuori dal cappello del mago vecchie riserve millesimate saltate fuori – et voilà, qui c’è il trucco qui c’è l’inganno – dai caveau, dove magari se li erano dimenticati, e se abbia un senso logico e commerciale che alcuni di questi millesimati di sette, otto, dieci anni, vengano poi venduti online (Internet non perdona, rivela e svela tutto, non ha segreti) ad un prezzo ridicolmente basso.

Ma come, caro furbetto delle pupitres, tu ti tieni un millesimato fermo in cantina un bel tot di anni e poi lo vendi al prezzo di un non millesimato o di un millesimato con massimo 36 mesi sui lieviti? Sei fesso o vuoi far passare per fesso il prossimo? Ma non hai imparato nulla, asino che non sei altro, dalla Champagne? Per concludere: cari furbetti delle pupitres della zona vinicola dove l’assurdo è all’ordine del giorno, dove passano gli anni, i lustri, i decenni e nulla cambia, tutto rimane uguale, accidenti, mettetevi in testa una cosa: se volete potete buggerare chi volete, qualche pirla che abbocca ai vostri magheggiamenti, ai vostri traffici, al giochetto delle tre carte dove la riserva millesimata di una cantina storica voi la spacciate per vostra produzione, ma ricordatevi cosa diceva il grande Totò: accà nisciuno è fesso a Lemillebolleblog…

p.s.

come ha scritto Xavier Wheel “Certa gente non si rende conto che potrà credersi furba proporzionalmente a quanto tu sarai disposto a fare il fesso”.

Non dimenticate di visitare anche:

Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it. E il nuovo canale Youtube https://www.youtube.com/watch?v=MltATjzDhAs

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Gianluca Ruiz De Cardenas
24/03/2021 12:30

Non sarà mica l’ Oltrepò quello al quale alludi? Ricordo che quando fu istituito il Cruasè tutti si misero a produrre Metodo Classico, piccoli produttori di Bonarda diventarono di colpo spumantisti. La pratica è ammessa dalla legislazione e molti sono convinti che il mercato degli Spumanti sia il bengodi, non solo in OP, ma in tutta Italia. Ormai ci si stupisce se uno non produce Spumante. Viva L’ Italia…

Trentino al Sud
Trentino al Sud
27/03/2021 10:05

La tradizione dice che lo champagne sia nato nel 1670 e nonostante tutto e tutti regge ancora per storia e qualità. Mi chiedo spesso se gli spumantisti italiani nati (forse) nel 1958 reggeranno nel tempo. In questi anni si sono triplicati, aprendo e chiudendo come capita, creando leggende come le pupitres nostrane e autoclavi di charmat finite sotto la mannaia del prosecco. Queste non sono bollicine …sono palloncini che si stanno sgonfiando !

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