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Giramenti di... bolle

A Slow Wine sono così asini che non sanno nemmeno far di conto

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E hanno amici che fanno loro pratiche che la Lewinsky al confronto è un’educanda

Mi dispiace, è domenica, i bravi cattolici, i buonisti, anche i cattocomunisti, vanno a messa con tanto di mascherina, ma io sono orgogliosamente laico e anche se è Sunday il franco tiratore che è in me non si tira indietro.

Sono rammaricato di dover criticare quel bravo ragazzo di Giancarlo Gariglio, guardate la sua faccia da buono, come minimo ha fatto il boy scout, la domenica faceva il chierichetto, è timorato di Dio e se vota PD lo fa non essendo mai stato, anche perché è giovane, comunista come il suo lider Carlin Petrini, che ultra comunista è stato negli anni Settanta Ottanta…

Il buon Giancarlo, per chi non lo sapesse, è il curatore, insieme all’interista bolognese Fabio Giavedoni, di Slow Wine, la guida dei vini curata dagli arcigolosi che oggi si fanno chiamare Slow Food.

Lo conosco, ho anche collaborato con una trentina di schede alla prima edizione della guida che avrebbe dovuto essere diversa, ma quando ho capito che non era differente da quella Vini d’Italia di cui Slow Food è stato per anni co-editore e corresponsabile di ogni nequizia ho detto te saludi.

Giancarlo è un bravo ragazzo, ha una bambina (anzi due, parlo della maggiore) deliziosa, che ho conosciuto qualche anno fa a cena a Castiglione Falletto ed eravamo tutti ammirati ad ascoltarla e tra qualche anno scommetto dirà al padre spostati che la guida la faccio io, ha un suocero che per anni ha fatto ottimi vini in Chianti Classico e oggi li fa all’Isola d’Elba, insomma è il prototipo della persona perbene, ma, ahimè, fa parte della combriccola di Bra e paga lo scotto di queste insane frequentazioni.

Gariglio inoltre ha amici e compari che te li raccomando, personaggi anch’essi di provenienza S.F. che volendo fare un piacere all’amico e sodale finiscono per fare una figura ridicola. Eppure hanno un cognome che anche se porta la i normale invece della j dovrebbe essere una garanzia…

Sto parlando di tale Tiziano Gaia, scrittore, regista, produttore cinematografico (una specie di De Laurentis della Mole) uno degli autori del nefando documentario agiografico Barolo boys e di un libro autobiografico dal titolo originale, Stappato. Il Gaia con la i normale, nulla in comune con il vero Gaja, quello con la j, le Roi, ha pensato bene di intervistare per le news di Tiscali il suo amico Gariglio e sulla sua pagina Linkedin ha introdotto con queste parole di assoluta comicità l’intervista: “Giancarlo Gariglio, curatore di Slow Wine, è la voce più autorevole e dirompente del vino italiano da dieci anni a questa parte. Per me non ci sono dubbi e questa intervista realizzata per Tiscali, così densa e ricca che abbiamo dovuto spezzarla in due puntate, credo lo confermi. Il vino e le guide come mezzo magico per affrontare i grandi temi di oggi. Senza sconti e senza retorica. Non anticipo altro, è semplicemente da leggere!”.

L’intervista, che potete leggere qui, è un perfetto esempio di enologicamente corretto e di lecchinamenti e altre pratiche al cui confronto Monica Lewinsky, la giovane stagista amica di Bill Clinton, quella che al presidente statunitense amava fare “interviste” under the table era un’educanda.

Il Gaia racconta la genesi di Slow Wine con toni apologetici, e poi a proposito del suo amico Giancarlo scrive: “Gariglio ha raccolto il testimone da Piumatti (n.d.r. Piumatti è quello che insieme a Carlin girava dai produttori a chiedere contributi per la Banca del vino di Pollenzo e chi non aderiva magicamente perdeva i tre bicchieri: chiedere ai Conterno ad esempio) e ha curato Slow Wine fin dalla sua nascita, contribuendo alla messa a punto del nuovo format editoriale e del complesso metodo di lavoro, basato su una macchina organizzativa enorme. Consapevole del ruolo, ha impresso alla guida la propria personalità e la propria visione del vino, distaccandosi sia dall’anacronistica immagine sacerdotale dei degustatori della prima era, sia dalla funzione di mero assaggiatore e compilatore di schede, come vorrebbe una certa scuola di pensiero enologico votata alla presunta “oggettività” di giudizio.

Gariglio, inoltre, ha appena presentato il Manifesto del vino buono, pulito e giusto, al quale hanno aderito vigneron da ogni angolo del globo. Dunque, se qualcosa si muove sotto il cielo della viticoltura italiana e internazionale, a qualsiasi livello, è certo che prima o poi passi al suo vaglio (di solito, più prima che poi)”.

A ognuno i leccamenti che vuole e che gli si addicono, ma che Gariglio non sia un fulmine di guerra e che dovrebbe tornare a scuola e studiare, lo dimostra la sua risposta ad una precisa domanda: “Le bollicine, già. Secondo le analisi, è la categoria enologica che ha patito di più”. Ecco la risposta:“Per forza, associate come sono alla festa e alla socialità. Ti do un dato: lo scorso anno le vendite dello Champagne sono crollate del 25%. Parliamo di 100 milioni di bottiglie in meno. Costo medio elevato, contesto sociale trasformato, ristoranti chiusi, ha giocato tutto a suo sfavore. Per fortuna, non a tutti gli spumanti è toccata la stessa sorte”.

E difatti il Gariglio fa seguire questa annotazione: “Per rimanere in casa nostra, il Prosecco sta tenendo bene. Questo vino ormai è un fenomeno sociologico, un caso di studio. Al di là delle infinite sfumature presenti nella sua galassia, non c’è dubbio che, a livello di percezione collettiva, si sia ritagliato l’immagine della bollicina quotidiana. Costa poco, si trova ovunque ed è versatile. Il Prosecco è stato il compagno perfetto per gli italiani che, pur confinati in casa (o proprio per reazione alla situazione), non hanno voluto rinunciare ad aperitivi e cocktail”.

Bene, ai due asini, per chiamarli come meritano, ricordo che lo Champagne ha venduto 100 bottiglie in meno solo nella loro distorta fantasia e disinformazione. Visto che frequentano Bra e Pollenzo e sanno il francese li invito a leggere su Internet, qui: “En 2020, les expéditions de Champagne ont atteint 245 millions de bouteilles, soit une baisse de 18% par rapport à 2019. Face au choc de la crise sanitaire, la filière Champagne s’est organisée pour assurer sa résilience”. Traduco: “Nel 2020, le spedizioni di Champagne hanno raggiunto 245 milioni di bottiglie, in diminuzione del 18% rispetto al 2019”.

E se torniamo al 2019, invito i somari a leggere qui: “Les expéditions de Champagne en 2019 ont atteint près de 297,5 millions de bouteilles, soit -1,6 % par rapport à l’année 2018”.

Allora, visto che la matematica non è un’opinione nemmeno per i fenomeni di Slow wine e Slow Food, basta sottrarre da 297,5 la cifra di 245 e ottenere 52,5.

Le expéditions de Champagne nel 2020 sono calate di 52,5 milioni di bottiglie, non 100 milioni come blaterano, con un calo del 18% e non del 25% come hanno affermato.

Capisco che il premiato duo di asini Gariglio-Gaia sia impegnato a tirare la volata, mi auguro solo per passione verso il prodotto, a titolo gratuito non altro, al Prosecco, visto che dicono una cosa che respingo e rimando al mittente “Il Prosecco è stato il compagno perfetto per gli italiani che, pur confinati in casa (o proprio per reazione alla situazione), non hanno voluto rinunciare ad aperitivi e cocktail”.

Io e tanti altri facciamo parte di quel club, chiamateci snob, congregazione degli apoti che non bevono Prosecco e tantomeno le balle di certa disinformazione di regime, consumatori colti, illuminati, palati esigenti, che sanno ancora far di conto e il Prosecco lo lasciano tutto agli slowooddari. Chiaro?

Attenzione!: Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Trentino al Sud
Trentino al Sud
28/03/2021 12:34

Poco da aggiungere : fin quando i wineblogger scriveranno guide, su assaggi galattici con nessun riferimento pratico alla realtà di oggi, il vino, la grappa e tutto il resto sono destinati al calo inesorabile dettato da prosecchi, birra analcolica e …. erbette curative ! Essere polemici, poi, non giova : crea confusione tra gli addetti (chiusi) e gli appassionati (ristretti in casa).

Trentino al Sud
Trentino al Sud
28/03/2021 13:56
Reply to  Franco Ziliani

Sono giornalista un po’ datato e più linotypato di lei , mi creda.
Carneade, chi era costui ? Ai conterranei della vite l’ardua sentenza.
Ad ogni modo non volevo criticare lei né il suo operoso operato ma stigmatizzare (mettere le stimmati, o quasi) i blogger divenuti ..tanti bicchierini di tastiera. Ormai troppi e troppo poco facenti : non crede ?
Quindi, non apro blog perché leggo, dico qualche volta la mia e imparo.
Sempre e da tutti.
Grazie.

Manuel
Manuel
28/03/2021 12:34

Io non sono nessuno,ma piuttosto che avere un “compagno perfetto” simile me ne resto solo tutta la vita!!

Luca
Luca
28/03/2021 17:47

I numeri sono imprecisi ma il concetto mi pare valido e meriterebbe una seria riflessione

Luca
Luca
28/03/2021 18:09
Reply to  Franco Ziliani

Una denominazione che perde il 18% nonostante politiche di prezzi discutibili (champagne a 10 euro non si erano mai visti in passato) dovrebbe riflettere.
Poi se lei si vuole fissare sui numeri imprecisi di slowine…faccia lei.
Ma mi pare la storia della luna e del dito

Luca
Luca
28/03/2021 18:57
Reply to  Franco Ziliani

Mai una volta che entra nel merito. Mai. Tristezza di giornalismo.

Tob
Tob
05/04/2021 07:45

La avviso che nell’articolo è scappato un 100 senza “milioni” in una occorrenza.

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