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Oltrepò Pavese

Ola, che brava la nuova enologa del Castello di Cigognola!

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Francesca Elli, 27 anni, ne sentiremo parlare a lungo

Non sono giovane e odio il giovanilismo, il becero e demagogico invito “largo ai ggiovani”, e quando ho sentito una persona che pensavo colta, intelligente, tutt’altro che stupida (non voterei manco morto il suo Partito Defunto ma per me è stato un buon Presidente del Consiglio, spodestato da uno spregiudicato furbetto fiorentino, anzi di Rignano) come Enrico Letta proporre il voto ai sedicenni (e congiuntamente un’altra cazzata, ovvero lo ius soli) mi è partita per  default una litania di parolacce nemmeno fossi livornese o pisano…

Conosco giovani imbecilli, che potranno solo diventare più imbecilli con il passare degli anni, trentenni o giù di lì cui farebbe bene una sana dose di scapaccioni e calci in culo, e conosco giovani che già a vent’anni dimostrano una maturità, un’intelligenza, una cultura e una chiarezza di idee ammirevole. Che mi incanta. Sui miei blog sono fiero di poter contare sulla collaborazione non solo di belle Signore e ragazze (che di vino ne sanno tanto e dalle quali imparo un sacco) ma di giovani ai quali cerco di dare una piccola mano per farsi conoscere (visto che questi blog vengono letti) nell’affollato e variopinto mondo del vino.

E quando incontro uno di quei giovani, che secondo l’anagrafe potrebbero essere miei figli (sicuramente più simpatici della mia, unica, per fortuna) rimango così ammirato che rischio di diventare più giovanilista dei giovanilisti.

Ieri, nel magnifico (ieri lo era davvero), benedetto, maledetto, martoriato Oltrepò Pavese, visitando per la prima volta un’azienda alla quale, com’è mio costume (sono o non sono un vecchio lettore di Catullo?) ho riservato bastonate e carezze, il primo impatto con una sua “bollicina” fu massacrante poi progressivamente, migliorando nettamente i vini, ho rivisto il mio pensiero e nella quale penso tornerò presto.

Un’azienda che per storia, bellezza, rappresentatività, blasone, potrebbe essere una delle locomotive, uno degli emblemi della terra del miccone e della Bonarda, non solo perché i proprietari sono un nome prestigioso, ovvero Moratti – Brichetto Arnaboldi (ovvero la famiglia che a noi interisti ha dato scudetti, blasone e triplete e all’Italia una presidente Rai, Sindaco di Milano, vice presidente Regione Lombardia esemplare, la grandissima Donna Letizia) ma perché il Castello di Cigognola è un posto di una bellezza da lasciare senza fiato. Con un panorama, dei vigneti (dove c’è anche il mio amato Nebbiolo) e una vista e un’atmosfera che potrebbero ricordare la mia amatissima Langa del Barolo.

Ieri pomeriggio, grazie alla squisita disponibilità dell’AD della tenuta Gian Matteo Baldi, al quale non ho risparmiato critiche (ma ieri non abbiamo toccato questo tema, siamo andati oltre…) con la mia cara amica sommelier polacca che lavora, a Milano, in un’enoteca a proprietà cinese (viva la globalisasiun!) Lucia Niedzielak, siamo arrivati, accolti squisitamente, nella cantina del Castello per una degustazione e uno scambio di idee, un brain storming, come dicono quelli che hanno studiato.

Il Castello da un paio d’anni, dopo la prematura morte del fratello di Massimo, il presidente dell’Inter di Mourinho, il petroliere e filantropo e tenace sostenitore della Comunità di San Patrignano, Gian Marco Moratti, ha voltato pagina. Finita la collaborazione, tecnica e non solo, e decisamente importante in quella fase, con il presidente degli enologi italiani e internazionali Riccardo Cotarella, avviata la collaborazione, ognuno con le proprie competenze e margini di intervento con gli enologi Federico Staderini e Beppe Caviola (area Pinot nero e vini fermi il primo, bollicine il secondo) e entrata in azienda di forze nuove. Che trovano nel volto pulito, bello, luminoso, splendente, positivo di una ventisettenne enologa, comasca di origine, ma con accento toscano, perché ha operato nella terra di Dante, ma anche in Piemonte e Nuova Zelanda, Francesca Elli, il loro simbolo.

Arrivata dalla vendemmia 2020 la ragazza impersona in maniera splendida, emblematica, chiarissima, la volontà della famiglia Moratti e di Baldi e di tutti i collaboratori di portare il Castello ai vertici della produzione vitivinicola oltrepadana.

Ci sarà il tempo, la prossima settimana, dopo Pasqua, quando magari io sarò di nuovo tornato in zona per esercitare il mio francese, per raccontare in maniera diffusa il lavoro in corso. Sui metodo classico Pinot nero, che sono l’emblema, il ferro di lancia, dell’azienda e che nella nuova visione ho trovato più fedelmente territoriali, più tesi, nervosi, croccanti, soprattutto i due campioni con la sboccatura più recente, quello del dicembre 2020, già con ottimi risultati, che ho trovato particolarmente esaltanti (ristoratori ed enotecari, purtroppo oggi in ostaggio e bloccati, io fossi in voi chiederei informazioni e lo prenoterei, ci metto la faccia,) sul Pas Dosé RD 2014, dégorgement marzo 2020.

Bollicina dallo spettacolare colore paglierino oro, fitto, denso, stratiforme e di ampia persistenza in bocca, dalla notevole esuberanza aromatica, profumato di fiori bianchi, nocciola, agrumi, frutta tropicale e con un’evoluzione del bicchiere, dopo oltre un’ora di permanenza, davvero notevole.

E poi, oltre ai metodo classico sono rimasto enchanté da due rossi 2020 assolutamente in fieri, work in progress, che Francesca ha nel cuore e si coccola, una Barbera golosa, posso dirlo? stile 90-60-90, intreccio di frutta fiori, terra, che credo andrà in bottiglia a maggio – giugno e servita fresca sarà una meraviglia da bere in estate e un signor Nebbiolo, con un aspetto aromatico stile Ghemme, Gattinara, Bramaterra o Roero e una polpa e un tannino ed un’eleganza da Barbaresco.

E poi, ma qui non c’entra Francesca, ma un’altra giovane enologa sarda, Emanuela Fiore, che agisce a Neoneli in provincia di Oristano, nel cuore della Sardegna, in un’operazione culturale prima che enologica voluta dai Moratti e da Baldi per salvare vecchissime vigne ad alberello di età ricompresa tra i 35 e i 115 anni, ovviamente varietà autoctone, mica Cabernet o Merlot, ovvero Bentu Luna, 4 rossi annata 2019 che mi hanno entusiasmato, e che vi racconterò, su Vino al vino prossimamente.

Ah, benedetta gioventù, forse bisognerebbe affidarsi di più a loro e credere davvero, per riprendere il titolo di un capolavoro di Elsa Morante, l’autrice de La storia e L’isola di Arturo, che il mondo sarà salvato dai ragazzini. Pardon, da ragazze e giovani donne fantastiche come Francesca ed Emanuela…

Auguri e Buona Pasqua, per qualche giorno vi saluto, vado a fare il mio confinement en France, en Champagne, ça va sans dire…

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Antonio
02/04/2021 17:08

Bene, bravi, bravissimi!!! Largo ai ggggiovani dunque! Serena Pasqua a tutti

Marco M
Marco M
02/04/2021 19:43

Grazie per questo bell’articolo, more solito, molto ben scritto, leggero ed elegante e mai pedante o didascalico, é un vero piacere leggerlo.

Auguri di buona Pasqua a tutti.

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