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Champagne che passione!

Champagne Extra Brut Blanc de Blancs Premier Cru Arpège Pascal Doquet

Pubblicato

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  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Chardonnay
  • Giudizio: 5
1

Un arpeggio setoso e croccante dans le verre

Ebbene sì, ancora Champagne per chiudere in bellezza la settimana. Quando girano le scatole, quando le cose non vanno, quando dopo due minuti di Tg ti verrebbe voglia di prendere a martellate il televisore e i politici (salvo solo una donna coraggiosa e la sua formazione politica che continua a guadagnare consensi nei sondaggi) di ogni colore che vedi ciarlare e non fare, quando sei di un umore che ricorda lo spleen baudelairiano (un omaggio al grande autore dei Fleurs du mal che nasceva a Paris giusto due secoli fa) una bottiglia di Champagne è sempre la giusta soluzione.

Nel giro di una settimana sono stato per ben due volte nella zona vinicola italiana che se ci fosse una logica nelle cose (ma non c’è) avrebbe potuto diventare non dico la Champagne o la Bourgogne italiana, ma una zona vinicola che, visto che conta su circa 3000 ettari di Pinot nero, poteva essere la locomotiva della Lombardia del vino e una delle zone vinicole leader italiane. L’Oltrepò Pavese, invece, anche se ogni volta che ci torno trovo vini, aziende, personaggi di assoluto rilievo, ma che non riescono a fare squadra, è sempre la terra delle eterne promesse mancate, la terra di grandi salami, quelli squisiti che si mangiano abbinati al miccone, e quelli che troviamo ai vertici di grandi cantine e organismi vari.

Martedì sono tornato in terra oltrepadana per parlare di Champagne con un bravo enologo champenois, Nicolas Secondé, che ha una maison familiale Secondé-Simon, nientemeno che ad Ambonnay, è tra i fornitori storici di Krug e dopo diverse consulenze nella zona spumantistica bresciana (ricordo le due più significative, Il Mosnel e Mirabella) è approdato dalla vendemmia dello scorso anno proprio in Oltrepò, in una delle tenute più nobili, il Castello di Cigognola della famiglia Moratti.

Parlando con lui, beh, devo complimentarmi, parla un italiano eccellente, ma non come il mio francese (!), ho avuto la conferma che produrre metodo classico non è solo una complessa questione tecnica, ma richiede soprattutto una capacità di interpretare al meglio i diversi terroir e di tirare fuori da ognuno il meglio.

E quando si dispone di vieilles vignes, di terroirs dove domina la craie, dove viene fatta la vinificazione per singole parcelles e dove magari si ha un approdo biologico e addirittura biodinamico i risultati sono per forza di cose splendidi.

Proprio come nel caso degli Champagne della Maison di Pascal Douquet, importati in Italia da Balan, che con la stessa filosofia produttiva di Doquet-Jeanmaire, domaine creato da Michel Doquet e Nicole Jeanmaire, che Pascal ha diretto dal 1995 al 2003, Monsieur Doquet ha deciso di creare questa sua gamma di Champagne nella “capitale” della Côte de Blanc, in quel villaggio leggendario che corrisponde al nome di Le Mesnil sur Oger.
Enologo dal 1982, Pascal Doquet si occupa sia della gestione del vigneto che dell’elaborazione delle cuvées, ed è un produttore di vino biologico e biodinamico che mira alla completa espressione dei diversi terreni sui quali sorgono i vigneti.

Nella gamma che possiamo trovare in Italia troviamo: Blanc de Blancs Horizon, Blanc de Blancs Premier Cru Arpège, Blanc de Blancs Grand Cru Diapason, Premier Cru Le Mont Aimé, Premier Cru Vertus, Grand Cru Mesnil sur Oger Coeur de Terroir, Rosé Premier Cru Anthocyanes.

Di sé Pascal Doquet racconta che dal 2004, dopo aver acquistato la parte della società familiare di competenza delle sorelle, insieme alla moglie Laure ha potuto approfondire liberamente la propria volontà di sperimentare e ricercare metodi colturali i più sani e rispettosi del terroir e del consumatore. Ha cercato di svolgere un lavoro sempre più preciso in vigna e dal 2004 commercializza con marchio Pascal Doquet le cuvées Mesnil Grand Cru vinificate da uve e vigneti che progressivamente sono evoluti verso la viticoltura biologica, con una certificazione che è arrivata nel 2007 e con la vendemmia 2010 che per la prima volta ha potuto fregiarsi del marchio AB. E dal 2014 sono state commercializzate le cuvées espressione del millesimo 2011.

La cantina è situata nel comune di Vertus, al confine sud della Côte des Blancs, e i vigneti di proprietà si estendono per 8,66 ettari nei comuni di Mesnil-sur-Oger, Vertus, Bergères-lès-Vertus – e per 3,45 nella zona di Vitry-le-François.

Le sue cuvées uniscono la generosità aromatica e la vinosità offerte dalle argille generose dei terroirs di Vertus con la mineralità profonda e calda dei suoli pietrosi del Mont Aimé.

Dal punto di vista della conduzione dei vigneti, uso esclusivo di “fumier, d’écorces de feuillus et de marc de raisin, broyage des sarments et engrais organiques en doses raisonnées pour entretenir l’activité biologique des terres”, abbandono totale di ogni forma di diserbaggio chimico, gestione della flora spontanea per mantenere un biotipo ricco e complesso, rispetto massimo della struttura del suolo e uso di trattori scavallanti  leggeri che consumano poco carburante, lavoro manuale in vigna teso ad ottenere uno sviluppo fogliare armonioso.

Identica cura, quasi maniacale, nella fase di vinificazione, che si svolge per due terzi in serbatoi d’acciaio smaltato meno soggetti allo sviluppo di aromi di riduzione del semplice acciaio e un terzo in legno, soprattutto per i vini che comporranno le cuvées millesimate. E poi pressature adattate alle caratteristiche di ogni vendemmia, solo due pressature, fermentazioni che si svolgono solo con lieviti indigeni, affinamento minimo dei vini da quattro e cinque mesi sui lieviti dopo la fermentazione alcolica e la malolattica, per sviluppare grassezza e potenza in bocca.

I vins de réserve costituiscono per gli Champagne di Pascal Doquet una base qualitativa fondamentale per la realizzazione degli assemblaggi, l’imbottigliamento avviene in generale a fine aprile inizio maggio dopo una chiarifica naturale dei vini senza filtrazione e collage, e la commercializzazione avviene dopo almeno tre anni di affinamento in bottiglia.

Il dosaggio degli zuccheri avviene senza ricorso alla liqueur, con un apporto moderato di mosto concentrato dell’uva, e tutti gli Champagne sono Extra Brut, salvo una versione Brut Nature proposta per la cuvée Arpège.

Per iniziare il mio feeling con gli Champagne di Pascal Doquet ho puntato sullo Champagne Extra Brut Blanc de Blancs Premier Cru Arpège che un importatore americano propone a 60 dollari mentre la versione Brut in Italia viene proposta da Tannico a 55,50 euro.

L’Extra Brut Blanc de Blancs 1er Cru “Arpège” nasce da parcelles di Chardonnay piantate attorno al comune di Vertus, la fermentazione è avvenuta con i soli lieviti indigeni, con il 20% del mosto vinificato in fusti di legno, una cuvée composta uve di tre annate: 2014 (27%) 2013 (49%), 2012 (24%), il dosaggio dello zucchero è di 3,5 grammi, imbottigliamento aprile 2015, sboccatura 22 marzo 2018. E, bevuto tre anni dopo, mon Dieu, quelle merveille!

Colore paglierino oro intenso luminoso, brillante di grande intensità, perlage fine, naso ben secco, con un “arpeggio” aromatico tutto frutta e fiori bianchi secchi, nocciola e noce, agrumi sale e pietra, miele d’acacia, meringa miele cioccolato bianco un tocco di alloro di grande tensione, leggerezza e freschezza.

Bocca ampia e ben strutturata, larga e profonda, fresca e sapida, nervosa, gusto sapido croccante di bellissima profondità e nerbo, lungo e suadente, avvolgente freschissimo di perfetta armonia finezza ed eleganza. Un vrai chef d’oeuvre.

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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