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Degustazioni

Alta Langa Rosé riserva 2013 Colombo

Pubblicato

il

  • Denominazione: Alta Langa
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Pinot nero
  • Giudizio: 4.5
0.9

Da un’azienda posta nell’Alta Langa astigiana bollicine, e non, da scoprire

Spezzo la sequenza di articoli su quello che ormai è diventato il tema preferito, e privilegiato (come potrebbe essere altrimenti?) di questo blog, ovvero lo Champagne, per tornare a parlare della denominazione metodo classico italiana che ho più nel cuore. Non è, ovviamente, la zona spumantistica bresciana, i cui limiti appaiono evidenti a tutti i consumatori più avvertiti, quelli che non hanno l’anello al naso e hanno gusto e mente aperta, e potrebbe esserlo per certi versi il Trento Doc, anche se in molte cuvées la perfezione tecnica prevale sull’emozione.

Non è l’amato / odiato Oltrepò Pavese, di cui continuerò a scrivere nonostante i disgusti per quanto accade periodicamente prevalgano sull’apprezzamento dei tanti vini che vi nascono, ma l’espressione del metodo classico nella terra da vino che più amo, il Piemonte.

Parliamo di Alta Langa Docg dunque, e memore di una splendida degustazione di ben 66 cuvées, tra qui una quindicina di Rosé, una tipologia che ho particolarmente nel cuore. E stranamente, aggiungerei, perché vedo la vita in rosa nonostante continui ad imbattermi (che debba andare a Lourdes a farmi benedire o devo programmare un viaggetto a Casablanca, chissà?) in donne una più “singolare” (ampio eufemismo) dell’altra, incroci tra Crudelia Demon, e perfide iceberg in forma di algide femmine.

Tornando al mio assaggio, molto più interessante per voi lettori delle mie “liaisons dangereuses”, per dirla con l’ottimo Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos, una delle parti più interessanti della degustazione, che ha compreso ben 66 cuvées, è stato il confronto con una quindicina di Rosé.

Il disciplinare dell’Alta Langa, anche in Rosa, è molto chiaro e parla di “vitigni Pinot nero e/o Chardonnay dal 90 al 100%” e quindi la stragrande maggioranza dei Rosé che ho degustato erano, molto più di quanto accada nella zona spumantistica bresciana, dove si possono produrre Rosé (da soli 500 ettari vitati, ovvero il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, dell’acqua che diventa vino o della comodità delle autostrade?) con solo il 35% di Pinot nero, e come accade regolarmente in Oltrepò Pavese a base della mitica uva di origine borgognona.

Ad uso e consumo dei più curiosi ecco le mie schematiche note di degustazione delle diverse cuvées che ho degustato (non riporto i punteggi da uno a 5 che ho dato per esclusivo uso personale) il giorno 18 febbraio, giusto due mesetti orsono.

For England Rose DZ 2016 Contratto

colore rosa pallido aranciato, naso agrumato, note di pompelmo rosa in evidenza, bocca piacevole succosa molto ricco massiccio vinoso tanta materia manca di eleganza ma si fa bere bene

DZ Rosé 2016 Roberto Garbarino

rosa pallido brillante luminoso, naso sapido vivo agrumato molto fresco, nervoso al gusto, con una bella lunghezza e persistenza tesa e salata

Extra Brut Cuvée Aurora Talento 2016 Banfi

rosa brillante tenue, naso fresco, vivo, sapido, nervoso, con note di rosa e lampone e arance rosse, bella dolcezza di frutto ha tensione lunghezza persistenza lunga e salata.

Brut Rosé 2016 Michele Mascarello

rosa acceso cerasuolo pallido, naso poco espressivo, statico, con una certa densità e ricchezza, pieno ricco succoso molto vinoso al gusto, con una buona materia manca un po’ di definizione e complessità

Brut 36 mesi 2016 Gancia

colore rosa brillante vivace naso fragrante, con lampone e ribes in evidenza, una certa freschezza e sapidità salata, piacevole, ben fatto, con persistenza lunga e bella trama fitta. sboccatura 2020

Brut Rosé 2015 Paolo Berutti

rosa pallido perlage fine naso molto agrumato, teso e salato, bella rotondità vivo e succoso al gusto con una buona persistenza lunga

Brut 2015 Brandini

poca intensità di colore, rosa pallidino, naso elegante, aggraziato, fragrante, corretto beverino facile piacevole al gusto. Si può fare molto meglio.

Cuvée Leonore Brut 2015 Cascina Bretta Rossa

rosa media intensità, bella sapidità, vivo fresco, molto succoso, rotondo dolcino fruttato piuttosto dosato, manca di slancio e tensione.

Rösa 2015 Cocchi

colore splendente luminoso fresco vivo, fragrante salato luminoso buonissima lunghezza freschezza croccantezza sapido vivo coda lunga e tesa, grande equilibrio e assoluta piacevolezza. L’Alta Langa Rosa di riferimento.

Brut 2015 Tosti

poco colorato, timido, nota rosa arancio molto semplice fine croccante buona personalità ma poco espressivo e complesso.

Zero de Saignée 2014 Enrico Serafino

molto potente estrattivo grasso, innegabile ricchezza e persistenza al gusto, ma manca un po’ di finezza e di complessità d’espressione.

Contessa Rosa 2014 Fontanafredda

colore non molto vivo e brillante di buona lucentezza, perlage molto fine, naso affumicato pietroso minerale, teso, di bella energia verticale e nervoso al gusto con bella persistenza lunga e croccante. Ottimo equilibrio e grande piacevolezza.

Alasia Brut 2014 Araldica

naso stanco evoluto molto costruito con poca personalità

Rosé riserva 2013 Colombo

colore rosa pallido, naso fresco salato teso esile di struttura affilato teso vivo bella sapidità e nerbo preciso

Come vedete tra quelli che più mi hanno convinto, oltre al Contessa Rosa di Fontanafredda e al solito Rösa di Cocchi, alle belle sorprese di Banfi e Garbarino,mi ha convinto in pieno, 100% Pinot nero, l’Alta Langa Rosé riserva dell’Azienda Colombo posta a Bubbio nell’Alta Langa astigiana, da vigne poste a 250 metri di altezza, allevate a Guyot, densità di 5200 piante ettaro, produzione contenuta a 65 quintali, affinato sui lieviti per 60 mesi.

Un vino seguito dall’enologo di cantina Daniele Carboni, che si avvale della consulenza esterna di quella vecchia lenza di Riccardone Cotarella.

Un’azienda, Colombo, di cui conto di tornare a parlare, per la sua singolare sua storia, è difatti proprietà dal 2004 di un cardiologo di fama mondiale, Antonio Colombo (ai cui uffici mi sa che dovrò presto ricorrere se continuo a farmi danser sur mon coeur par les femmes), ed è condotta dal figlio Andrea. Una decina scarsa di ettari di vigneto da cui ricavano, oltre agli Alta Langa, anche Pinot nero vinificato in rosso, Chardonnay, un Moscato passito ed un Moscato metodo classico che mi incuriosisce e che conto di degustare presto.

Belle cose accadono in Alta Langa amici cari…

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Renato villa
Renato villa
20/04/2021 15:11

Lei ha avuto l’anello al naso per almeno 10 anni sulla Franciacorta.
Poi d’un tratto, ha cambiato idea.
Lasci perdere. Ormai ha credibilità zero. Una banderuola.

Stefano Zutta
Stefano Zutta
20/04/2021 16:47

Buongiorno Sig. Ziliani, articolo molto interessante. Sarebbe bello vedere un giorno una sua recensione di metodi classici 100% Nebbiolo

Matteo
Matteo
20/04/2021 22:50

Io speravo che prima o poi ci facessero ritornare alla normalità e poter passare il confine della mia regione (Emilia Romagna) per scoprire nuove cantine, da sempre la mia passione. Ora però ci obbligano a vaccinarci/tampone o prova di anticorpi se vogliamo passare. Sembra di essere a Cuba, avverto una sensazione strana rispetto a 1 anno fa. Come se qualcuno voglia controllare qualsiasi cosa faccia. Quali rimedi si possono adottare per risolvere questo problemino Franco?

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