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Bollicine internazionali

Brut Nature Ensayo de Burbujas 2016 Barranco Oscuro

Pubblicato

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Bollicine andaluse da uve autoctone Vigiriega tutte da scoprire

Grande esperto di Champagne, Giacomo Busulini oggi ci porta in Spagna, in Andalusia, alla scoperta di burbujas molto particolari. Buona lettura!

Bodega Barranco Oscuro (azienda del gruppo Triple A importata in Italia da Velier), è un’antica tenuta situata nel territorio del piccolo centro di Cadiar, vicino a Granada, regione autonoma dell’Andalusia, nel sud della Spagna, la cui attività di vinificazione fu interrotta dall’arrivo della fillossera alla fine del XIX secolo, nel 1979 riprende vita grazie a Manuel Valenzuela (classe 1943), uno dei pionieri in Spagna nella produzione di vini naturali.

Nato in una piccola città di Granada, vicino a Guadix, chiamata Marchal, Manuel penultimo di una famiglia di nove fratelli, sembrava bravo a studiare e suo padre gli ha permesso di continuare nella scuola del villaggio. Dopo gli studi liceali a Guadix, e grazie agli sforzi della sua modesta famiglia, si trasferisce a Madrid per formarsi come perito chimico, ma a Manuel non piacciono le prospettive che gli vengono offerte.

Insieme alla sua compagna Rosa emigra in Francia prima al sud, poi a Parigi, dove nacquero i loro due figli ed è qui che Manuel ebbe i primi contatti con il mondo del vino. Alla fine del 1979 Manuel e Rosa, insieme al loro amico Jordi, acquistarono la parte di uno degli eredi della tenuta di Barranco Oscuro, che consisteva in un terzo del casale con il corrispondente pezzo di cantina e circa 15 ettari di terreno, per lo più mandorleti secchi su pendii, terreni abbandonati e alcuni appezzamenti terrazzati con disponibilità di irrigazione per coltivare ortaggi. 

A quel tempo non c’era la vigna ma c’erano due tini pieni del tradizionale vino costiero, di cui loro, i loro amici ed i clienti tradizionali del precedente proprietario hanno tenuto conto. Quando è arrivata la vendemmia successiva non c’era altra scelta che continuare l’attività di vinificazione, in linea di principio acquistando l’uva ma già pensando di impiantare un vigneto in vista del futuro. A metà degli anni ’80 Manuel introduce la prima varietà straniera, il Cabernet Sauvignon, contemporaneamente inizia a salvare dall’oblio la varietà autoctona Vigiriega e promuove la piantagione di Garnacha, che nel tempo ha dimostrato il suo grande adattamento al Mediterraneo in un clima di montagna.

Nel 1984 nacque il primo vino imbottigliato ed etichettato con il marchio “Barranco Oscuro”. Una pietra miliare storica in un territorio dove, fino ad allora, il vino veniva commercializzato solo sfuso. Tre anni dopo, nel 1987, uscirono i primi vini varietali e cessò di essere prodotto il vino tipico della zona. Da allora la ricerca di nuove varietà e vini non è cessata, proseguendo il suo percorso di successo attraverso vini autentici e originali. Fin dall’inizio Manuel è stato coinvolto in associazioni ed enti di certificazione, ma alla fine ha scelto di non certificare i suoi vini a causa della frode dei cosiddetti “vini biologici”. Ora fa parte dell’Associazione spagnola dei produttori di vino naturale. Negli ultimi anni ad aiutarlo nei lavori in vigna e in cantina è intervenuto il figlio Lorenzo. 

I vigneti si estendono per 12 ettari di viti immerse nelle Montagne de la Controviesa, all’interno del massiccio montuoso della Sierra Nevada – Alpujarra (regione storica e di interesse naturalistico nella Spagna del sud, che comprende parte della provincia di Granada e parte di quella di Almería). Coltivazione (come spiega Manuel Valenzuela in un video): Tutti i vigneti sono coltivati ​​in modo tradizionale e naturale, non vengono utilizzati diserbanti, pesticidi o fertilizzanti sintetici. A fine anno si effettua un apporto di compost / humus che aiuta a trattenere l’acqua dalle scarse piogge. Uno o due prodotti a base di zolfo sono realizzati, contro l’oidio, che non lasciano alcun residuo. Tutto il resto è impegno fisico e mentale per ottenere il meglio dalla natura senza compromettere il proprio futuro.

Il vigneto è suddiviso  principalmente in due appezzamenti:

1) Il Cerro Las Monjas (6 ha), suoli poveri con scisto, un’altitudine di 1320-1368 metri, resa inferiore a 10 Hl / ha, piantati tra il 1982 e il 1990, Grenache (2 ha), Vigiriega (1 ha), Cabernet Sauvignon, Sauvignon Blanc, Merlot, Tempranillo, Pedro Ximenez, Moscatel e altri;

2) Barranco Oscuro, Hoyo y Cerro de Las Gayumbas, terreni intorno alla cantina più argillosi, piantati a metà degli anni ’90, con un’altitudine di 1280-1300 metri, Tempranillo (1 ha), Vigiriega (1 ha), Pinot Nero (1 ha), Syrah (1 ha), Chardonnay, Viognier, Vermentino, Riesling e altri.  

                                                                  

Barranco Oscuro – Ensayo de Burbujas – Brut Nature 2016 alc. 10%, vitigno: Vigiriega (100%), vitigno a bacca bianca coltivato nelle Isole Canarie e nella provincia di Granada. Un tempo era più ampiamente coltivato in tutta l’Andalusia fino all’epidemia di fillossera alla fine del XIX secolo.  Suolo povero, pietroso e non profondo, argille chiare e scisti, estensione del vigneto 0,8 ha, sistema di allevamento cordone speronato doppio e alberello, età media dell’impianto 22 anni, densità 5.000 ceppi per ha, produzione media 40 hl. x ha.

Vinificazione: La prima vendemmia è stata effettuata quando l’uva aveva una bassa gradazione alcolica, macerazione delle uve diraspate in serbatoi di acciaio inox dove la fermentazione è iniziata spontaneamente con lieviti indigeni e senza controllo della temperatura, sfruttando la freschezza delle notti autunnali (la cantina si trova ad una altitudine di 1280 m.s.l.m.), senza alcun tipo di additivo o manipolazione

Terminata la fermentazione il vino base è stato lasciato decantare naturalmente, diventato limpido si è passati alla svinatura aggiungendo succo d’uva, estratto dai grappoli lasciati ad appassire in pianta fino a metà dicembre, ottenendo un mosto un po’ più ricco di zucchero ma in perfetto stato, sano e fresco, tirage: dicembre 2016. Rifermentazione naturale in bottiglia e affinamento di 28 mesi, sboccatura manuale 24 aprile 2019, con rabbocco dello stesso vino senza aggiunta di liqueur d’expedition. Zero solfiti aggiunti, solforosa totale 1 mg/l. Numero bottiglie prodotte: 5.000.

Note gustative: colore giallo paglierino tendente al’oro rosa, bollicine fini, naso apre con ricordi di sidro, aromi di sale marino, aceto balsamico, coriandolo, prugna, arancia rossa, fiori di montagna e muschio, al sorso leggera effervescenza, succoso e cremoso, riprende le note olfattive di arancia e prugna, acidula freschezza, una punta di sale, sentori minerali, pane integrale e cedro, lungo finale segnato dalla mela cotogna e da un pizzico di smalto e spezie.

Abbinamenti: branzino alle erbe in crosta di sale, paella de marisco, gamberi all’aglio (gambas al ajillo), frittelle di gamberetti (Tortillitas de camarones), tapas de pescado.

Musica di sottofondo: Lamma bada ytethna – Juan Martin – album “Musica Alhambra”.

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Luca P
Luca P
23/04/2021 12:16

Buongiorno Sig. Busulini e complimenti per la sua competenza e passione.
Due sole piccole annotazioni. La prima riguarda gli champagne che sceglie. Senz’altro ottimi ma purtroppo difficili da reperire, sia per la produzione (spesso appena un paio di migliaia di bottiglie) sia per la distribuzione talvolta mancante. Mette l’acquolina in bocca ma non si riesce a concludere…
Ziliani praticamente sempre riporta link a più siti che vendono il prodotto di cui parla e questo aiuta.
La seconda invece gli abbinamenti.
Siamo tutti d’accordo che l’accostamento cibo vino sia importante, a meno che uno si degusti il vino da solo. Ma trovo un po’ fuori dal mondo certi suggerimenti, tipo “tartare di salmone selvaggio affumicato con crema di avocado e mandorle tostate”, “riccio di mare in gelatina di mele” , “ostriche allo zabaione di Champagne”. Penso che o abbiamo la possibilità di assumere in casa un cuoco stellato (cosa che purtroppo visto come è stata messa in castigo la ristorazione oggi potrebbe essere anche un’opzione) oppure non abbia molto senso per il lettore.
Il massimo lo si raggiunge con la zuppa VGE di Bocuse, piatto che ho gustato più di una volta negli ultimi 35 anni, ma che certamente non capisco cosa significhi, a meno che uno si porti la bottiglia di Duval 2000 dietro a Collonges-au-Mont-d’Or.
A mio opinione potrebbe suggerire accostamenti più sensati come carni rosse arrosto, selvaggina, pesce fine o pesce grasso, carni bianche magari con salse se il vino non è grasso o con se il vino le può supportare, ostriche oppure crostacei. Elementi cioè che si accompagnano per le loro caratteristiche ai vini e non per la realizzazione di un piatto.
Grazie per la sua attenzione

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