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Champagne in Portofino: francesi o magliari napoletani?

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Un’interrogazione parlamentare dell’onorevole Lorenzo Viviani solleva il caso

Non potete immaginare quanto dispiaccia, a me che forse amo la France (la Douce France di Charles Trenet, la France éternelle del Général De Gaulle, quella di François Mitterrand che ogni anno faceva la sua Randonnée des Deux Roches à Vergisson e Solutré) più degli stessi francesi, e che adoro lo e la Champagne à la folie, dover prendere atto che una volta tanto i francesi del vino, alcuni francesi del vino (ammesso che siano davvero francesi) hanno fatto una figura di cacca.

Chi avrebbe mai immaginato che uno Champagne potesse essere mai al centro di una storia che sembra partorita da un napoletano furbo che abbia vissuto nella Marca Trevigiana e che da ogni lato la si osservi sconfina nel ridicolo?

Lo scenario dove si svolge la storiaccia è quello incantevole, celebrato anche in una famosa canzone del 1958 portata al successo da Fred Buscaglione, di Portofino, località decantata da poeti, storici, romantici, posta nel Golfo del Tigullio.

Codesto loco meraviglioso fa parte, anche se si tratta di una denominazione non particolarmente nota, della Doc Golfo del Tigullio-Portofino o Portofino DOC che ricade nella parte orientale della Liguria e comprende quasi tutti i comuni della provincia tranne quello di Genova e di qualche comune sovrastante Genova stessa. Doc i cui vigneti sono destinati a varietà come la Bianchetta Genovese, il Ciliegiolo, il Vermentino.

Ma che ci azzeccano Portofino e la Doc Portofino con lo Champagne? Nulla. E’ però accaduto, come raccontavo in questo articolo nove anni orsono, che nel 2009 un produttore ligure molto sveglio, Piero Lugano, responsabile dell’Enoteca Bisson a Chiavari pensò bene di realizzare uno “spumante”, meglio, un metodo classico, con una tecnica del tutto innovativa e solo apparentemente stravagante. Affinamento effettuato non in caveaux o grotte o chissà dove, ma in mare, ad una profondità di 60 metri, con temperatura costante di +15°, penombra, contropressione e una serie di fattori favorevoli ad un’armonica maturazione dei vini.

Detto fatto, la pensata divenne un progetto e infine qualcosa di concreto e come ebbe modo di scrivere persino il New York Times, il 20 maggio 2009 le prime 6500 bottiglie del vino dell’annata 2008, una cuvée di Bianchetta Genovese e Vermentino, grazie alla collaborazione dell’Area Parco Marino di Portofino, furono immerse  in località “Cala degli Inglesi” proprio nel cuore del parco, al largo del Monte di Portofino. Sistemate in cassoni d’acciaio in fondo al mare. Fatto riemergere dopo 18 mesi e commercializzato per il Natale 2010 il metodo classico “alla ligure” fu opportunamente battezzato Abissi.

Queste bollicine marine aprirono la strada ad una tecnica diffusa di affinamento di vini, spumanti e fermi, che ha trovato molti esempi, come scrivevo su Vino al vino recentemente, e forse il più perfezionato e studiato in tutti i dettagli, come ho avuto modo di verificare lo scorso agosto, è quello del mio amico Marko Dusevic con i suoi Coral wine in Croazia.

E qui, e ricordo en passant che anche in Francia (e in Svizzera) hanno applicato la tecnica dell’affinamento marino, anche una nota Maison de Champagne, entrano in scena i furbetti.

Una fantomatica Maison denominata Cloe Marie Kottakis, forse ignorando che quanto faceva non fosse consentito dalle leggi vinicole italiane, mediante una fantomatica società denominata “Jamin s.r.l. – Underwater Wine Cave Portofino” con sede in Santa Margherita Ligure, ha pensato bene, pompando la cosa e trovando una stampa plaudente e consenziente, tra l’altro un blog espressione di sommelier con responsabilità nell’ambito dell’A.I.S. in Liguria (la regione dove è nato il peggiore presidente nella storia della benemerita associazione sommelieristica) di fare la stessa cosa di Abissi.

E sul suo sito Internet, che vi invito a visitare qui, ha celebrato, in italiano (strano, francesi e champagnisti che si presentano nella nostra lingua e non nella loro…), la propria opera: “Da un terroir Unico della Cote de Bar Francese ,ecco uno champagne dirompente e sorprendente che nasce dal vitigno Principe del Pinot Noir in purezza ; un terreno Kimmerdgiano calcareo argilloso al confine con la Borgogna trasferisce tutte le sue mineralità e profumi che unitamente a tecniche di cantina coltivazione organica e zero Dosage , dopo alcuni mesi di rifermentazione in bottiglia dalla Francia arrivano all’ Evoluzione nelle profondità dell’Area Marina Protetta di Portofino… qui a -52 metri e con ben 6 atmosfere di pressione “cullato” dal mare riposa ed evolve il Cloe Marie Kottakis, Champagne Unico nella sua omonima Cuvée Menocinquantadue…”.

Non so chi sia l’autore del testo, ma andrebbe urgentemente rimandato all’école primaire, e magari sottoposto ad un corso accelerato in materia di vino. Raccontano anche balle, perché parlare di “processo innovativo di evoluzione subacquea brevettata da Jamin l’UNDERWATERWINECAVE in PORTOFINO” venendo dieci anni dopo Abissi è una balla sesquipedale.

E qui, giustamente, viene fuori il “casino”. Lo sanno anche i sassi quale considerazione abbia per la classe politica italiana e tanto più per la formazione politica che con un pelo sullo stomaco lungo da qui a Las Vegas, per amore di poltrona e brama di potere sostiene uno dei peggiori governi della storia della Repubblica. Parlo della Lega guidata da quello spregiudicato e incolto demagogo che corrisponde al nome di Matteo Salvini. Che non ha nessuna vergogna a stare insieme a autentici nemici del popolo italiano come i ministri Speranza e Lamorgese.

Dapprima ho letto in questo articolo, e poi ho avuto il piacere di parlargli al telefono, che un deputato spezzino cum pallas, Lorenzo Viviani, “ha depositato in commissione Politiche agricole, un’interrogazione firmata anche da altri otto parlamentari del Carroccio, tra cui il commissario ligure Edoardo Rixi” non solo “per tutelare il “vino degli abissi” Portofino doc, uno spumante metodo classico prodotto dall’azienda agricola Bisson di Sestri Levante con affinamento in bottiglia sul fondo del Mare Ligure, a 60 metri di profondità, nel parco marino di Portofino”.

Ma si è mosso soprattutto per difendere un principio che proprio in Champagne difendono (a ragione) ferocemente: la salvaguardia di una denominazione e l’impedimento a furbi e furbetti (ultima vittoria del Comité Champagne quella contro un villaggio svizzero che si chiama Champagne a utilizzare la dizione “commune de Champagne” per i propri vini) di far uso improprio di una denominazione.

Il problema, ha giustamente sottolineato l’onorevole Viviani, è “che sull’etichetta del vino francese compare la scritta “Portofino”, che per il deputato potrebbe indurre ingannevolmente il consumatore a ritenere che si tratti di “Portofino doc”, quando invece “il vino, seppur rinomato, non ha nulla a che fare con il nostro territorio, visto che viene interamente vinificato in Francia”.

Gli interroganti, facendo proprie le preoccupazioni di Coldiretti e dei produttori locali, hanno pertanto chiesto “al ministro Stefano Patuanelli se è a conoscenza della situazione e che cosa intenda fare per tutelare la particolare produzione ligure”.

Hanno poi ben rilevato un altro aspetto, ovvero che “la tracciabilità del prodotto francese non è assicurata perché è sconosciuto il modo con cui queste bottiglie sono giunte nell’area marina protetta di Portofino, essendo prive di un’etichetta originale, che invece viene applicata solo al momento della commercializzazione, pur indicando l’origine francese del vino”.

Sorvolo poi sulle altre questioni sollevate, che mi sembrano capziose, ovvero che “”il tappo originario in sughero, nelle bottiglie immerse a una profondità di 52 metri, potrebbe subire alterazioni e carenze di ermeticità, così come la gabbietta di fil di ferro sarebbe a rischio ruggine. Anche se il tappo è rivestito da una capsula gommosa, i leghisti spiegano che “l’acqua marina potrebbe comunque penetrare all’interno ed è quindi facilmente ipotizzabile che lo champagne sia a forte rischio di salubrità dovuta a possibili infiltrazioni”.

Sono pronto a far avere all’onorevole una bottiglia di Coral wine e sono a disposizione per spiegarli come quelle problematiche non sussistano (l’ho verificato passando 8 giorni in Croazia, toccando con mano, assaggiando, analizzato con Marko Dusevic ogni aspetto).

In attesa di conoscere quale sia stata la risposta dell’ingegnere grillino diventato (non si sa come) Ministro delle Politiche agricole e che fine faranno quelle bottiglie di Champagne love in Portofino, e se la loro commercializzazione continuerà o verrà bloccata, mi sorge un dubbio: siamo sicuri che dietro quei misteriosi e un po’ esotici nomi Cloe Marie Kottakis e Jamin srl non si celi un Pasquale Esposito?

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Riccardo
Riccardo
21/04/2021 19:04

Il metodo abissi mi pare certi poco col metodo croato..in un caso sotto acqua avviene la fermentazione . Nel secondo caso solo l’affinamento. E mi pare faccia una bella differenza.
Sbaglio?

Riccardo
Riccardo
21/04/2021 20:47
Reply to  Franco Ziliani

Va beh uno scrive anche per informarsi. Ormai impossibile dialogare con lei.

Dato comunque una occhiata ai prezzi di coral wine. Non sono cambiati. Sarei curioso di sapere quante bottiglie vendono in Italia…

Katia
Katia
21/04/2021 23:35
Reply to  Franco Ziliani

per la precisione lei disse che il sito internet riportava prezzi sbagliati.
6 mesi fa. Beh, sono tutt ora errati. Come la mettiamo?

Riccardo
Riccardo
22/04/2021 00:01
Reply to  Franco Ziliani

“Eccessivi”..suvvia non si trattenga solo perché sono amici . Li definisca come è solito definire i prezzi alti di produttori non amici. Non le manca la fantasia. Su, Ziliani, non ci deluda. Si lasci andare…un vino sloveno a 1.100 euro, un ICE Wine a 1.500 euro, un mediocre barbaresco a 95 euro…non possiamo limitarci a definirli eccessivi. Trovi qcs più nel suo stile. Che so…una puttanata pazzesca non suona meglio?

Orlando Rizzi
Orlando Rizzi
21/04/2021 19:23

Ziliani pare che l’idea di questo Champagne affinato nel mare di Portofino sia di un greco non di un francese. E guardi a che prezzo prova a venderlo…

https://www.cavadrosia.gr/krasi/cloe-marie-kottakis-jamin-underwater-champagne-750ml-4256201-detail

Damiano
Damiano
21/04/2021 22:15

Bene fanno i liguri a tutelare la denominazione…ma ancora meglio farebbero gli sciampagnari ad accompagnare gentilmente à la porte de Saint Denis questo soggetto/i.
Forse fa più danno a “loro” che a “noi”.

Ale
Ale
23/04/2021 06:20

Ma su che base ipotizza che dietro a questa azienda ci siano dei proprietari napoletani?
Ha delle prove o è solo un pregiudizio geografico?

Pasquale
Pasquale
23/04/2021 15:46

Da un boomer del ’56 il cui apice di carriera risulta essere la gazzetta del Ticino non possiamo che aspettarci allusioni da 56 ad un Pasquale Esposito. È vero che ha già giustificato con l’amare più la Francia che il proprio paese, Non sarà forse il caso di informarsi almeno sulla sua storia?
Pasquale Esposito

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