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Champagne che passione!

Champagne: alcuni dati sulle expéditions 2020

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Dati definitivi sull’andamento in Francia e nei dieci primi mercati esteri

A bocce ormai ferme penso sia interessante esaminare alcuni dati, resi noti dal Comité Champagne, sull’andamento delle expéditions nei vari mercati nel corso del 2020.

Ricordiamo, anche ai disinformati (che hanno ciarlato a vanvera ragliando di una perdita verticale, che non c’è stata, rispetto a 500 milioni di bottiglie che la Champagne non ha mai commercializzato nella sua storia) che nel 2020 le expéditions hanno riguardato 244,06 milioni di bottiglie, per un valore commerciale di 4,2 miliardi di euro (un calo del 17,9% in volume e del 16,7% in valore rispetto al 2019, ovvero prima dello scoppio della pandemia).

La Francia conferma (bella forza, con il turismo bloccato, Paris ed il resto del Paese con ristoranti e bistrot chiusi per mesi…) il proprio calo dei consumi che perdura da oltre dieci anni, con 113,2 milioni di bottiglie che si traducono in un calo dei volumi del 19,9% e del 17,9% in valore.

Sono andate meglio le esportazioni, con 130,8 milioni di bottiglie, per un giro d’affari di 2,5 miliardi di euro che fa comunque segnare un calo del 16,1% in volume e del 15,9% in valore.

Vediamo più in dettaglio, ricordando che il mondo cinese (ovvero Cina, Hong-Kong e Taiwan) con 3,5 milioni di bottiglie si colloca tra il settimo e l’ottavo posto della graduatoria, e che cali importanti si sono registrati negli Emirati Arabi Uniti (-64,9% in valore, – 62,6% in volumi) e in Grecia -52,7%, -53,7%) e che per fortuna si sono registrati casi positivi in controtendenza, Paesi Bassi (+14,5%, +4,3%), Norvegia (+18, 4%, +14, 1 %), Russia (+9,7%, + 1,8%), Lituania (+78%, +142,4%), Costa d’Avorio (+78%, +142,4%), Ucraina (+18,1% +18,9%), l’andamento delle expéditions sui dieci principali mercati esteri.

Il Regno Unito è ancora al primo posto, con 21,2 milioni di bottiglie importate, ma è superato, come cifra d’affari dagli Stati Uniti, con importano 20,8 milioni di pezzi ma per un valore di 501,8 milioni di euro contro i 338,2 di UK.

Stati Uniti: 20,8 milioni di bottiglie per 501,8 di euro (evoluzione in volume sul/2019 -18,8 %, evoluzione in valore sul 2019 -24,6%)

Regno Unito: 21,2 milioni di bottiglie per 338,2 milioni di euro (evoluzione in volume sul/2019 -21,7%, evoluzione in valore sul 2019 – 21, 9%)

Giappone: 10,8 milioni di bottiglie per 270,7 milioni di euro (evoluzione in volume sul/2019 -24,5% evoluzione in valore sul 2019 – 23,7%)

Germania: 10, 1 milioni di bottiglie per 167,3 milioni di euro (evoluzione in volume sul/2019 -13,2% evoluzione in valore sul 2019 – 17,7%)

Italia: 6,9 milioni di bottiglie per 146,7 milioni di euro (evoluzione in volume sul/2019 -17,3% evoluzione in valore sul 2019 – 17,2%)

Belgio: 8,9 milioni di bottiglie per 142 milioni di euro (evoluzione in volume sul/2019 -1,9% evoluzione in valore sul 2019 – 4,3%)

Australia: 8,5 milioni di bottiglie per 126 milioni di euro (evoluzione in volume sul/2019 +11,2% evoluzione in valore sul 2019 + 11,1%)

Svizzera: 4,8 milioni di bottiglie per 94,7 milioni di euro (evoluzione in volume sul/2019 -10,3% evoluzione in valore sul 2019 – 21,7%)

Spagna: 3,5 milioni di bottiglie per 98,5 milioni di euro (evoluzione in volume sul/2019 -14,1% evoluzione in valore sul 2019 – 0,7%)

Svezia: 3,2 milioni di bottiglie per 54 milioni di euro (evoluzione in volume sul/2019 +1% evoluzione in valore sul 2019 – 0,2%).

Champagne vineyards in the Cote des Bar area of the Aube department near to Les Riceys, Champagne-Ardennes, France, Europe

Per numero di bottiglie importate dunque al primo posto Regno Unito, quindi, a seguire, Stati Uniti, Giappone, Germania, Belgio, Australia, Italia, Svizzera, Spagna e Svezia.

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Luca
Luca
22/04/2021 13:07

Nell’anno della pandemia, champagne meno 18% , vini albesi più 1%.
Come la spiega questa cosa?

Paolo
Paolo
22/04/2021 14:37
Reply to  Luca

La butto lì….champagne più bevuto in occasioni particolari (ristoranti, feste, discoteche,…) , vini piemontesi più bevuti in casa.
Almeno una parte deriva da questo, credo .
Oltre ovviamente alla crisi…champagne da 50 euro forse non sono più x tutti

Paolo
Paolo
22/04/2021 15:38
Reply to  Franco Ziliani

Ziliani capisco che la cosa non la faccia molto felice…ma champagne meno 19%….albesi più 1%.
I dati sono questi . Poi se è impossibile fare una analisi seria, io non so. Pero il messaggio che arriva mi pare chiaro e forte.
Mi sono permesso di fare una ipotesi sui motivi. Magari sbagliando.
I numeri però non mentono.

Trentino al Sud
Trentino al Sud
24/04/2021 10:26
Reply to  Franco Ziliani

Una riflessione commerciale : il calo in Italia probabilmente è dovuto dal prezzo dello champagne, dalla presenza degli spumanti nazional/locali, dalla diffusione del prosecco che ha meno nobili bollicine, ma piace e ha un costo accessibile. Il fenomeno è simile a quello delle perle naturali e quelle coltivate: non tutti possono acquistare un bel collier ! Ma il possesso giustifica la scelta e spesso non si nota la differenza.

Tiziana
Tiziana
22/04/2021 17:42

“Numbers do not lie”, come dicono quelli che hanno studiato. C è chi ha incrementato le vendite, e chi le ha pesantemente diminuite.
“Tutto il resto è noia” come diceva ancora un altro.

Trentino al Sud
Trentino al Sud
24/04/2021 15:05
Reply to  Tiziana

Breve e precisa. Concordo e aggiungo : dare notizie su questo “prodotto” in questo modo mi ricorda molto Fogazzaro ……. e si da’ la possibilità alle nuove generazioni di gustare aromi, meno eleganti ma più presenti nel nostro e loro tempo. Movida a gogo’

Armando
Armando
22/04/2021 19:27

20% è una botta non da poco.

Armando
Armando
22/04/2021 20:13
Reply to  Franco Ziliani

Potrei dire esattamente la stessa cosa del suo articolo. Dato che diciamo la stessa cosa. E dunque?

Damiano
Damiano
23/04/2021 08:13

Allora…
Punto 1): nell’anno della pandemia…champagne -18%, cartongesso per esterni +23%… e allora come la mettiamo? (il paragone che risuona è più o meno questo… fate un pò voi…).
Punto 2): non è una gara a farsi dispetti… champagne -18, io +1… prrrr… pernacchie dal finestrino dello scuolabus giallo (il livello è questo…?).
Punto 3): c’è poco da essere contenti se Sparta piange… ammesso che Atene rida, ride perchè è stolta e non capisce tutto ciò che le accade intorno.
Già come economia generale (soprattutto in questo periodo) c’è poco da essere contenti se un settore va male… ma questo atteggiamento è ancora più assurdo se si appartiene allo stesso settore merceologico (ma vale la pena spiegare il perchè a chi ragiona come l’artigiano ottuso primi anni 70?).
Tornando ai dati, soprendenti quelli del Belgio sia in termini assoluti che come riduzione dei volumi… non sapevo fossero così amanti (siamo quasi ad una boccia a testa neonati compresi).

Maurizio
Maurizio
23/04/2021 13:26

Prendo spunto da questo articolo per una considerazione generale. Spesso a livello di stampa si guardano i dati produttivi secchi senza analizzarli associati ad altro, che mi pare una cosa un po’ superficiale. Qui giustamente sono legati al valore. Quando parlate di altre denominazioni i dati positivi di produzione sono associati al valore? Perché tanti sono capaci a (s)vendere i prodotti e poi farsi belli dietro a un aumento delle vendite.

Last edited 5 mesi fa by Maurizio

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