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Champagne che passione!

Champagne Grand Cru Extra Brut Michel Arnould

Pubblicato

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  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Pinot noir
  • Giudizio: 5
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Per capire una volta per tutte che il goût de satin si trova solo negli Champagne e non certo nei Satèn bresciani…

Io lo dico sempre agli amici del Comité Champagne e ai produttori champenois con i quali, scrivendo attivamente del loro divino nettare (cosa di cui qualche singolare personaggio che pure in teoria sarebbe del mestiere sembra non essersi accorto…), vengo in contatto: voi in Champagne siete troppo buoni, troppo generosi.

Io al posto vostro, nel lontano 1995, quando i produttori della zona spumantistica bresciana, dando prova della loro scarsa fantasia e del loro provincialismo tirarono fuori dal cappello del mago un termine chiaramente francesizzante, Satèn (che chiaramente evoca il termine francese Satin) per definire la tipologia del loro spumante DOCG, prevista e codificata dal disciplinare, che si caratterizza per la minore pressione in bottiglia e per l’utilizzo di uve esclusivamente a bacca bianca e addirittura lo registrarono, riservandolo ai soli produttori associati al Consorzio nel rispetto di particolari norme di produzione (ma nelle altre zone di produzione, chi si sarebbe sognato di usare un termine tanto assurdo?), avrei preso un bel team di avvocati e avrei fatto un sano ricorso. Con la sicurezza di stravincerlo.

Loro, i bresciani, s’inventarono questa cosa bislacca (come tante altre cose che fanno ormai da anni) quando il Regolamento (CEE) n. 2045/89 del 19 giugno 1989 stabilì di “riservare la dicitura ‘crémant’ a taluni spumanti elaborati in Francia e nel Lussemburgo, al fine di tutelare questa indicazione tradizionale utilizzata nei due predetti Stati membri per designare prodotti di provenienza ben determinata” e decretò che l’attributo “crémant” non poteva più essere utilizzato in qualunque altro Paese, Italia compresa, ma solo in specifiche zone vinicole della Francia e del Lussemburgo. Ma questo non li assolve affatto.

Anche oggi, quando leggo Satèn sulla bottiglia di un metodo classico made in Brescia e dintorni, non posso che chiedermi, come ho fatto oggi bevendo questo splendido Champagne Grand Cru Extra Brut di Michel Arnould, ma dove sta la seta nei Satèn?

Avete mai trovato, testardi bollicinari che vi ostinate a scegliere spumanti bresciani e non l’originale francese, note setose, satinate, delicate, morbidamente cremose e sensuali in un Franzacurta Satèn? Poiché la risposta non può essere che negativa (la maggior parte dei Satèn proseccheggiano oppure mostrano ancora una quantità di legno che li rende appetibili solo ai castori) mi chiedo cosa aspetti un qualche Garante ad intervenire e bollare la dicitura Satèn come “pubblicità ingannevole”.

Generosità champenoise a parte e latitanza delle istituzioni di fronte alle barzellette raccontate dagli ex tondinari bresciani (salvo lodevoli eccezioni, ça va sans dire…, ma sono una netta minoranza di fronte ad una maggioranza di bollicine che lasciano il tempo che trovano e che non vedo perché un consumatore di buon gusto debba ancora scegliere) devo dire che della setosità questo Extra Brut Grand Cru, Pinot noir 100%, espressione di un terroir leggendario, quello di Verzenay, è proprio la celebrazione, l’epifania, l’apoteosi.

Di altre due Cuvées di questa Maison, distribuita in Italia da Balan, che conta su dodici ettari dislocati sui coteaux del terroir Grand Cru de Verzenay, e la cui produzione non arriva a centomila bottiglie, Maison le cui origini risalgono al secolo scorso quando degli antenati, i Lefevre, avevano vigne sul terroir Grand Cru de Verzenay occupandosi unicamente delle vigne e vendendo le uve alle Maison de Champagne della zona, ho già scritto.

Ho parlato, con entusiasmo e come potevo altrimenti?, della Grande Cuvée e del Blanc de Noir, e vi rimando pertanto ai due articoli per altri dettagli. Ricordo solo che alla fine degli anni Sessanta il matrimonio della figlia Françoise con Michel Arnould segna la creazione del marchio di Champagne ‘Michel ARNOULD’, con la costruzione di una nuova cantina e l’acquisto di un ettaro di vigna Grand cru a Verzenay, sino all’ingresso sul mercato inglese nel 1972.

Oggi a seguire l’azienda sono il figlio Patrick ed il genero Thierry e siamo ormai alla sesta generazione di vignerons propriétaire-récoltant. L’80% delle vigne sono destinate a Pinot noir ed il 20% a Chardonnay, le vigne hanno 35 anni di età di media e la più vecchia è del 1950. Per i patiti di viticoltura posso dire che in vigna la taille cordon de Royat è per i Pinots Noirs, la taille chablis per gli Chardonnay. Il vigneto è certificato come Haute Valeur Environnemental et en Viticulture Durable de Champagne.

Perché questo Extra Brut, dal dosaggio perfetto, inferiore a 4 grammi zucchero, per cui la Maison consiglia questi abbinamenti “sur un râble de lapin aux girolles, un magret de canard au miel ou un fromage de type comté affiné” mi ha entusiasmato?

Perché ci ho trovato tutto quello che mi aspetto in uno Champagne base Pinot noir proveniente da un Grand Cru come Verzenay, ricchezza, potenza, ampiezza, vinosità calibrata, freschezza, complessità. E una piacevolezza di beva, un equilibrio, una finesse, un’armonia di quelle che ti lasciano senza parole.

Colore paglierino oro pallido, luminoso, ampia presa di spuma, perlage finissimo nel bicchiere di Sophienwald che ho scelto, e un naso subito finissimo, leggiadro, incisivo, dove il coté minerale, pietroso, salato, apre ad un bouquet variegato ed elegante dove si colgono in successione note di fiori bianchi, frutta secca (nocciola soprattutto ma fresca e non tostata) mela cotogna, pesca noce, un filo di miele d’acacia e un ricordo, appena accennato, di pera.

La bocca è larga, cremosa, avvolgente, croccante e morbida come una meringa, con ampia struttura, vinosità calibrata ed una setosità, un satin (e non Satèn s’il vous plait!) che conquista e lascia una persistenza lunghissima e una voglia di bere senza fine.

Domani devo dire al mio tecnico di portare la valutazione delle cuvée da cinque a sei stelle, perché cinque sole per questo Extra Brut Grand Cru sono poche.

E qui viene il bello, perché voi mi chiederete: Ziliani, ma chissà quanto costa questa meraviglia di Champagne. La risposta vi spiazzerà, forse, ma in un’enoteca online come Xtrawine lo pagherete meno di quanto paghereste (se siete così matti da acquistarlo) uno spumante bresciano che di Prestigioso ha solo il nome, ovvero solo 37,70 euro.

p.s. su un sito Internet a proposito di questo meraviglioso Extra Brut dove il legno è presente come l’intelligenza nella testa (vuota) di Di Maio si legge: “Se vi piacciono i vini di Lallement, Bollinger e Krug, allora apprezzerete molto Michel Arnould. Sono Champagne audaci e maschili con le note tostate ben pronunciate, tipiche del Grand Cru di Verzenay”.

Quanti dilettanti allo sbaraglio, asini e capre si aggirano sul Web, quanti fenomeni da circo che scrivono (a vanvera) di Champane!

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Massimo
Massimo
25/04/2021 22:56

A me il nome saten non ha mai convinto troppo. Concentrandosi sul vino, però, devo dire che personalmente ne conosco diversi piacevoli, equilibrati, freschi e ricchi di nerbo . Parere personale.

Damiano
Damiano
27/04/2021 10:09

Interessanti queste riflessioni.
Proprio qualche settimana or sono si parlava del movimento del satènatismo estremo, movimento che si era pericolosamente affermato nei salotti buoni della medioborghesia italica (perchè tutti i movimenti nascono nei salotti????)… Siamo proprio sicuri che fossero (parlo al passato perchè ora sono meno pompati) prodotti tutti all’altezza delle aspettative?
Onestamente non so cosa fosse il saten degli anni 90, ma ho ben presente il satèn degli ultimi… la piacevolezza che vorresti ricercare appunto nella delicatezza o nell’amalgama con la lingua e palato ha a mio parere lasciato spazio a prodotti troppo dosati, troppo nasali, troppo immediati…. le bolle sono sì fini ma stanche, in bocca non attecchisce con la grazia che gli si converrebbe.
Da qui la scelta di virare oltre Ventimiglia quando si cercano quelle sensazioni.
Però felice e curioso di provare anche in patria, nel momento in cui vi fossero prodotti interessanti.

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