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Bollicine... a tavola

Spumante Dosaggio Zero metodo classico Coppola

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Mi dispiace, ma per me o’ Niruamaru con le bollicine nunn’è cosa… 

Caro Giuseppe (Pizzolante Leuzzi), lo sai quanto ti stimi umanamente e professionalmente e come non abbia mai mancato, in qualsiasi occasione, di esprimertelo. Ti considero uno dei due tre migliori enologi, “autoctoni”, con flying winemaker, attivi in Puglia e nel Sud, e ho spesso scritto benissimo dei vini, rosati, in primis, che fai collaborando con Duca Carlo Guarini, Cantina Coppola, Cantina di Copertino – Cupertinum, a Capri con Scala Fenicia e sono sicuro che otterrai presto grandi risultati a Villa Schinosa.

Di recente, esiste anche un video su You Tube che lo documenta, e l’ho citato in questo articolo, ho parlato benissimo di una perfetta celebrazione, dell’ottimale utilizzo della più identitaria delle varietà di uva salentine, il Negroamaro, che hai ottenuto da Cantina Coppola 1489,cantina di storica tradizione, con sede dal 2018 a Gallipoli, all’interno di Tenuta Patitari, al centro tra le due strutture turistiche di proprietà: il Campeggio La Masseria e il Campeggio La vecchia torre. Ho giudicato l’Alezio rosato 2020 Li Cuti un grande risultato e considerando che online viene via a 8 euro, l’elogio è ancora maggiore.

Fin qui tutto bene, se non che, forse pensando agli straordinari risultati che in Puglia, in altra zona ben più a nord, San Severo in provincia di Foggia, con altri terroir, altre acidità e altre uve, nel loro caso Bombino bianco, Montepulciano, Pinot nero, ha ottenuto il formidabile trio di D’Araprì, (Girolamo D’Amico, Louis Rapini e Ulrico Priore) i primi, gli insuperati, anche tu e i Coppola siete stati presi dalla tentazione di inventarvi spumantisti.

E non lavorando con Chardonnay o Pinot nero, o chissà, Verdeca, ma nientemeno con quell’uva la cui storia e tradizione ci dice che è una grande uva, rossa, da cui ottenere grandi rossi, freschi o da invecchiamento, e splendidi rosati. Che a volte, per attenuare la mascolinità del tannino del Negroamaro, ché è di lui che sto parlando, vedono l’utilizzo, in funzione ammorbidente, di una piccola parte dell’ottima Malvasia nera di Brindisi.

E così, come leggo sul bel sito Internet di Coppola, vi inventate spumantisti: “il percorso nasce nel 2013, quando l’idea di produrre uno spumante, da sempre coltivata  da Carlo e Giuseppe Coppola, si concretizza nel piano di sviluppo aziendale e con l’enologo Giuseppe Pizzolante Leuzzi si ragiona su una spumantizzazione con il metodo classico del negroamaro lavorato in bianco.

Nel 2014 si avviano i lavori di preparazione in vigna per la nuova vinificazione, nell’agosto 2015 viene effettuata la vendemmia del negroamaro per la base spumante e nel 2016 la base va in bottiglia con l’operazione di tiraggio (imbottigliamento). I mesi successivi sono quelli del delicato processo della fermentazione e dell’affinamento. Il 19 aprile 2018 la prima sboccatura: nasce il millesimo 2015”.

Vi riconosco, e conoscendoti la cosa non mi stupisce affatto, di aver dedicato impegno e attenzioni al progetto, di avete realizzato un Brut con affinamento di 18 mesi, un Dosaggio Zero con affinamento di 36 e quello che ho provato io ieri sera, da uve dell’annata 2016, con 45 mesi di permanenza sui lieviti e sboccatura risalente allo scorso novembre.

Tanto di cappello all’impegno, alla incontestabilità dal punto di vista tecnico del risultato (comunque a provare a vendere a 32 euro ci vuole un certo coraggio…) ma la prova bicchiere, io non sono un enologo ma molto più semplicemente uno che assaggia e beve bollicine (metodo classico, non Prosecco) da 35 anni e nel 2020 ha degustato almeno 200 M.C. e quest’anno sono già oltre 100, mi ha confermato nell’idea, di una chiarezza abbagliante, che anche se oggi è di moda fare bollicine dalle Alpi alle Piramidi e dal Manzanarre al Reno, non si possono produrre spumanti ovunque e con qualsiasi uva. Intendo vini che abbiamo equilibrio, piacevolezza, armonia, non dico che siano buoni come Champagne, ma che abbiano finezza, equilibro, eleganza nello sviluppo e nel gioco delle bollicine in bocca.

Ci sono terroir che si prestano, e altri no, uve adatte (e non mi riferisco solo alla storica triade champenoise, ma penso ad esempio a Cortese, Arneis, Erbaluce, Nerello Mascalese, Carricante, Prié Blanc, Durello, anche il mio amato Nebbiolo, la Barbera) e uve che con un serio concetto di spumantizzazione metodo classico fanno a cazzotti.

Lo scorso anno ho trovato nefando un metodo classico a base di Nero d’Avola fatto in terra siciliana da una nota azienda veneta e trovo insensato perdere tempo ottenere metodo classico da quella povera uvetta che è la Glera.

Ieri sera, pur apprezzando il bel colore paglierino brillante, la presa di spuma ampia, il perlage abbastanza fine Del Dosaggio Zero 2016 di Coppola ed un bouquet interessante, solare, tutta frutta matura, pera, pompelmo, un tocco di pasticceria e una buona nota salata, mi sono fermato davanti, te lo dico parafrasando Milan Kundera, l’insostenibile pesantezza del vino, la sua voluminosità vinosa, la durezza del tannino (bella forza, il Negroamaro ne ha da vendere!), la mancanza di finezza, la prevalenza di note dure su quella dolcezza di espressione che solo il giorno prima avevo trovato, sublime al mio palato, nello Champagne Extra Brut di Michel Arnould e che giudico irrinunciabile in ogni metodo classico che si rispetti.

Non prendertela pertanto, caro Giuseppe, e di’ anche ai Coppola di non aversene a male, se chiudo dicendoti affettuosamente che per me o’ Niruamaru con le bollicine nunn’è cosa. O, manzonianamente, non s’ha da fare…

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Salvatore Gerola
Salvatore Gerola
27/04/2021 17:07

il solito pezzo scritto da un razzista leghista che sputa sul Sud e che si fa notare per la sua ignoranza

Luisella Negri
Luisella Negri
27/04/2021 17:09

e cosa ne dice Ziliani dei metodo classico base Negroamaro prodotti da Gianfranco Fino e da Bruno Vespa?

Samuele Zingoni
Samuele Zingoni
27/04/2021 21:33

Ciao Franco,
Sul primo commentò stendiamo un velo pietoso, secondo me non sa nemmeno leggere. Hai scritto: vino ben fatto ma il vitigno non si presta…per questo saresti razzista? Sul prezzo 32 euro sono molto perplesso, si compra il brut premier cru di Aubry sul web ed ho detto tutto. La mia domanda è: se una bottiglia di bollicine qualsiasi costa come un buono champagne purché comprarla? Ia mia risposta è: io compro lo champagne e vado sul sicuro. Bel pezzo Franco applausi.

Damiano
Damiano
28/04/2021 10:04

Per quanto riguarda la seconda parte dell’osservazione di Samuele, chiarisco subito che sono d’accordo al 109% sul discorso prezzi… spessissimissimo a pari soldi les bulles magiques d’oltralpe sono superiori.
Non arrivo al 110% di daccordismo per questi due motivi.
1) Se un bolla qualsiasi costa come un buon champagne perchè comprarla?
Perchè se no berremmo sempre e solo quello… (che brutta noia eh…)… va bene che i tortellini in brodo sono la miglior minestra del’universo conosciuto però ogni tanto fatemi mangiare anche la pasta alle sarde.
2) Io compro lo champagne e vado sul sicuro.
Anche e sovente si, ma qualche volta anche no. Nella fascia 30 euro si trovano prodotti insuperabili come q/p (Aubry caso emblematico) ma altre volte alla cieca becchi anche male. Pertanto in questa fascia o ci si affida allo scopritore di talenti Franco (o chi per lui), o all’importatore/distributore illuminato, od ancora alla buena suerte. Mi ripeto… s’intende in questa fascia (oltre arrivo al 120% di daccordismo).

Samuele Zingoni
Samuele Zingoni
28/04/2021 19:09
Reply to  Damiano

Tutto vero Damiano nulla da dire commento giusto. Leggo spesso i tuoi commenti e sono sempre equilibrati mai fuori dalle righe. Poi ci affidiamo a Franco per due motivi, almeno per me: 1- io non sono un esperto quindi cerco di imparare da chi ne sa molto più di me. 2- perché Franco a differenza di certa gente se un vino è mediocre te lo dice. Se leggi certi “esperti” i vini sono tutti fantastici chi sa perché. Franco invece va dritto al punto e ci piace per questo. PS Di champagne c’è ne sono talmente tanti e diversi che a me non vengono mai a noia, lo so sono un tipo un po noioso.

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