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Champagne che passione!

Champagne Premier Cru Brut Ivoire et Ebène 2013 Aubry

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Il miglior modo di ritornare a sorridere dopo un investimento stradale

Lo confesso, l’ho vista brutta quando venerdì pomeriggio un “simpatico” cosiddetto “nuovo italiano” in auto, una di quelle risorse che secondo Boldrini, Murgia e Scanzi (scusatemi se mi sono lasciato andare a pronunciare tre parolacce, ma quanno ce vo’ ce vo’…) ci pagheranno le pensioni, ha pensato bene di non fermarsi ad un incrocio e mi ha investito in pieno mentre tornavo a casa in bicicletta. Cinque costole rotte, contusioni varie e mentre trascorrevo la notte di venerdì in osservazione all’Ospedale di Bergamo pensavo solo al modo migliore di mettere una pietra sopra a questa storia.

Se volessi riderci sopra, potrei ipotizzare che a mandare l’investitore sulle mie tracce sia stata una perfida unione di prosecchisti e veterofemminarde, magari con la regia di una vecchiarda mal stagionata, però, riconoscendo che mi è andata bene, con sommo disdoro di chi avrebbe gradito un esito diverso dell’incidente, sapete cosa ho fatto sabato sera? Ho pensato bene di stappare una buona bottiglia e prima di farlo mi sono chiesto, cosa scelgo?

Avrei potuto seguire il consiglio di Alexandre Dumas, segnalatomi da quella straordinaria, insostituibile collaboratrice che è Valérie Humbert (a proposito: avete letto il suo ultimo capolavoro sul rapporto tra l’Imperatore Napoleone I e il vino?) e stappare Chambertin: “Rien ne fait voir l’avenir couleur de rose comme de le contempler à travers un verre de Chambertin”), ma alla fine ho ceduto al richiamo dell’amore con le bulles e ho stappato Champagne.

E per festeggiare di averla scampata ho scelto un Brut, assemblage 60 % Chardonnay dal lieu-dit « l’Auditeur », dal suolo molto sassoso, vigna in forte pendenza esposta a sud (cosa rara per la regione) vinificato in fusti di età variabile per 9 mesi, e poi un 30% di Meunier,  da una selezione di vieilles vignes su terreni argillo limosi esposti a est e un 10% di Pinot noir, fermentazione malolattica svolta, affinamento di almeno 36 mesi sui lieviti, di una Maison, da anni e anni importata in Italia dall’ottimo Bepi Mongiardino, alias Moon Import, un récoltant-Manipulant che ha la propria cantina a Jouy-lès-Reims, nel cuore della Piccola Montagna di Reims e che ha la prerogativa di utilizzare anche antichi vitigni dimenticati (Petit Meslier, Arbane o Arbanne, Fromenteau e Enfumé), vitigni in via di estinzione e faticosamente recuperati e restituiti a vita produttiva.

Parlo della Maison Aubry, 15 ettari vitati suddivisi in circa 60 parcelle, una storia che ha inizio nel 1986, quando Pierre e Philippe Aubry, discendenti da una casata di proprietari viticoltori sin dal lontano 1790, enologo Pierre, biologo Philippe, decisero di intraprendere una vera e propria opera di recupero della memoria viticola champenoise facendo rinascere alcune varietà perdute, con il preciso obiettivo di alleare il classico all’originale, e celebrare nel 1991 il bicentenario dell’azienda.

Il loro sogno era riprodurre il carattere dello Champagne del XVIII° secolo, che nasceva con il contributo di varietà oggi quasi dimenticate come Arbanne, Petit Meslier, Fromenteau e Enfumé. Nel 1989-1990 dopo aver recuperato e piantato le prime vigne dimenticate sovrainnestarono le prime vigne, nel 1993, 1994 raccolsero le prime uve e prima della fine degli anni Novanta eccoli affrontare il mercato ed il giudizio degli appassionati con la loro cuvée d’antan dove le varietà classiche sono unite a quelle antiche. Il Petit Meslier, forse un incrocio spontaneo tra Savagnin e Gouais e padre dell’Amigne, recuperato, nonostante le sue basse rese, per la sua finezza aromatica, l’Arbane riscoperto a dispetto della sua maturità tardiva, il Fromenteau che secondo gli ampelografi indica anche il Pinot gris o l’Arbane per la sua capacità di aggiungere una sfumatura alla paletta aromatica complessiva del vino. Una collezione di Champagne che “riflette ancor più lo spirito della Maison, una vera filosofia riassunta in pochi principi: rigore, rispetto delle tradizioni, originalità e creatività”.

Uno Champagne, la cuvée Brut Ivoire et Ebène, che gli Aubry presentano come contrasto tra il nobile Chardonnay, che sarebbe l’avorioi e il rustico Meunier, l’ebano, ed è un abbinamento assolutamente ben riuscito creato nel 1982, dove la finezza e l’eleganza dello Chardonnay si sposa con la ricchezza fruttata del Meunier, creando una splendida armonia.

Avevo già scritto in passato, qui e qui, degli Champagne di questa Maison sottolineando il loro eccellente rapporto prezzo qualità. Basta pensare che sulla boutique online della Maison 6 bottiglie vengono via a 177,60 euro, ovvero 29,60 euro ad unità. Ogni commento, pensando a quanto vengono proposte certe bollicine presuntuose della zona spumantistica bresciana, è superfluo…

Uno Champagne, questo Brut Ivoire et Ebène che mi ha rinfrancato e corroborato. Colore paglierino oro intenso, perlage molto fine e persistente, naso ben secco, incisivo, nervoso, ampio con note agrumate, di ananas, frutta gialla matura, nocciole e miele.

Ampio e ricco, voluminoso in bocca, giustamente vinoso, largo, goloso, ben strutturato, con la rotonda dolcezza del Meunier a intersecarsi bene con la trama fitta e la ricca tessitura, la finezza e l’eleganza dello Chardonnay, in un insieme armonico e di grande piacevolezza.

Che dire se non à la santé, mia innanzitutto, se me lo permettete, e delle tante persone, anche dall’estero, Russia, Polonia, UK, Usa, France, che saputo del mio incidente mi hanno chiesto notizie e mi hanno fatto gli auguri? Ce ne sono ancora tante bottiglie di Champagne che mi aspettano per essere stappate e raccontate qui, cari lettori dei miei blog…

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Giancarlo
Giancarlo
10/05/2021 20:55

Le auguro un rapidissimo recupero, Sig. Franco!

Damiano
Damiano
11/05/2021 08:47

Ma…. non era il latte che rinsaldava le ossa???
Scherzi a parte, vedrà che si rimetterà presto (una vecchiarda troppo stagionata è riuscita a scassarmi ancora meglio…ma dopo un mese e mezzo ero già, molto precariamente per la verità, in sella).
E comunque Aubry fa centro di nuovo, il bersaglio lo becca con i ceci e non con le pallottole d’argento… ma lo becca eccome.
Lo proverò perchè… perchè mi intriga lo Chardonnay con il Meunier senza l’altro amico “nero” (quando si abbinano con lo Chardonnay viaggiano spessissimo in coppia).

Roberto Vigna
Roberto Vigna
11/05/2021 09:42

Caspita, non ero mai stato sul loro sito, lo Champagne base a meno di 21 euro spedito sullo zerbino di casa è una vera chicca.
Auguri per un velocissimo recupero.

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