Seguici su
Attenzione: questo sito è impostato per consentire l'utilizzo di tutti i cookie al fine di garantire una migliore navigazione. Se si continua a navigare si acconsente automaticamente all'utilizzo. Continua Leggi l'informativa completa

Champagne che passione!

Champagne Extra Brut Les Monets 2016 Elemart Robion

Pubblicato

il

  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Meunier
  • Giudizio: 5
1

Un Meunier “grimaudiano” di inebriante bellezza

I potenti Dei, che sebbene potenti non possono, nemmeno loro, fare miracoli, non annoverando tra i loro infiniti poteri quello di poter salvare tutte le vigne dalle gelate che sono arrivate a tradimento in Europa ad inizio aprile, causando danni ingenti e uno stato di calamità e di “disastro agricolo” in Francia, dopo essersi consultati hanno pensato bene, nella loro infinita saggezza, di limitare i danni nella Champagne. Rispetto a quello che è accaduto en Bourgogne, nel Bordelais, nella Vallée du Rhône e persino in Languedoc, e da noi in Langa, Toscana e altrove, i danni in Champagne sono stati, deo gratias, decisamente minori.

Un bilancio ancora provvisorio del Comité Champagne stima intorno al 20-25% la perdita delle gemme a causa delle gelate. Molto meglio che nel 2003, quando il gelo distrusse addirittura il 45% del raccolto. Danni nell’ordine del 10-35% nella Vallée de la Marne, nella regione intorno a Epernay, nella Côte des Blancs e molto meglio le cose sono andate nel Sézannais e nella regione di Vitry.

A leggere alcuni resoconti, come questo dettagliato di The Drink Business, appare chiaro che danni ci sono stati, ma che ad essere state colpite sono state soprattutto vigne di Chardonnay, poi di Pinot noir e altre varietà minori, mentre sembrerebbero essere state meno colpite le vigne destinate alla terza delle varietà champenoise, quella che rispetto alle altre due fa talvolta la figura della Cenerentola ma che invece, dati 2020, con 10.516 ettari vitati ha solo sette ettari in meno dello Chardonnay e ha la stessa percentuale di questo dell’encepagement della Champagne, il 31%, ovvero il Meunier.

Il Meunier è un tipo di vite che vegeta tardivamente e per questo riesce più facilmente ad evitare di essere danneggiato dalle gelate che talvolta colpiscono le Paradis des bulles.

Del Meunier, lo si sarà ampiamente capito, io sono un innamorato, sia in versione Blanc de Noir che in rosé, e pur inchinandomi di fronte alla superiore complessità ed eleganza del Pinot noir, alla finezza e alle doti inesauribili dello Chardonnay in Champagne adoro questa un po’ rustica e campagnola mutazione del Pinot noir emersa con le proprie peculiari caratteristiche ormai da 500 anni, mi piace il suo carattere fruttato e succoso, la capacità di conferire spalla e corpo ad una cuvée, ma anche la possibilità di cavarsela benone da solista.

Mi piace la sua capacità di rendere più soffici e succose le cuvées non millesimate, non mi straccio le vesti (io nebbiolista) se esprime vini con minor colore e più acidità e se magari gli Champagne che lo vedono protagonista non hanno un potenziale d’invecchiamento come quelli base Pinot noir o Chardonnay. Nella mia cave gli Champagne base Meunier non durano, volano via, li stappo, li bevo e me li godo.

A me schubertiano, che ho ascoltato decine di volte il meraviglioso ciclo di Lieder Die schöne Müllerin del mio musicista del cuore, piace molto anche il nome, che deriva dal fatto che la parte inferiore della foglia della vite di Meunier si colora di un bianco farinoso, per cui si potrebbe quasi dire che è il Pinot del mugnaio. E non perdo occasione per stapparmene e gustarmene uno.

L’ultimo in ordine di tempo, una bellissima sorpresa, ma relativa, perché a selezionare questa cuvée e questa piccola Maison che non raggiunge le quindicimila bottiglie, è stata una Dame du vin che di Champagne ne sa, Livia Riva, ovvero Atelier vini e cultura a Torino, è il millésimé 2016 Extra Brut Les Monets della Elemart-Robion di Lhéry, località posta in una valle, la Vallée de l’Ardre, al di fuori dal centro classico della Champagne, posta ad ovest della Montagne de Reims, dove non ci sono solo vigne senza soluzione di continuità, ma anche campi di grano, colza, frumento.

Qualche parola sui Robion, famiglia composta da Thierry e Catherine, marito e moglie, con i tre figli: Eloi, LEopold, MARTin le cui iniziali formano l’acronimo ELEMART che è poi il nome dell’azienda. Eloi è il figlio maggiore e dopo la scuola di enologia di Avize, ha deciso di cominciare a lavorare con i genitori nell’azienda di famiglia. I Robion operano a regime biologico, viticulture biologique certifiée AB da Ecocert, controllano meno di cinque ettari di 35 anni di media, su suoli argillo calcarei e su tufo e sabbia, e l’encepagement dei loro vigneti prevede per il 62% Meunier, 24% Chardonnay, 8% Pinot noir, e 6% Petit Meslier.

Le parcelles dei loro vigneti sono distribuite nei villaggi di Lhéry e Courtagnon e hanno nomi incantevoli: la Chaude Tête, le Haut de la Chaude Tête, les Fosses, la Pente du Gros Mont e les Vieilles Vignes.

La scelta della cultura biologica è tesa ad esaltare la mineralità dei vini, le vigne di Lhéry sono su terreno di sabbia e tufo, con la prima a conferire alle uve freschezza e quel filo di amaro (una vena di mandorla) rinfrescante, mentre le vigne di Courtagnon sono su suolo argillo calcareo che conferisce complessità e rotondità e struttura.

La componente calcarea, che provenga dai suoli tufacei di Lhéry o associato all’argilla di Courtagnon, conferisce note agrumate, mineralità e acidità, che esaltano il potenziale de garde dei vini. L’esposizione delle vigne è principalmente Sud – Sud – ovest, con pendenze dolci che facilitano i lavori manuali in vigna e un ottimo drenaggio dei suoli.

La cuvée dei Robion che ho provato è nuovissima, si chiama Les Monets, ed è un parcellare di solo Meunier vinificato e affinato esclusivamente in acciaio con la tecnica del “poignettage” settimanale, con un prezzo a scaffale intorno ai 60-65 euro. Uve della vendemmia 2016, tirage nel maggio 2017 e dégorgement del giugno 2020, con 36 mesi di affinamento sui lieviti. La tipologia, la mia prediletta, è Extra Brut, con un dosaggio di 2,5 grammi.

Cosa volete che vi dica, a me questo Extra Brut Les Monets non è piaciuto molto, ma moltissimo, splendente come Hélène Grimaud quando sorride, adorabile come chi so io, luminoso e ricco di promesse come certi cieli di Paris nelle sere d’estate…

Meravigliosa la robe, paglierino oro intenso, luminosa e brillante, finissimo il perlage e ampia la spuma nel bicchiere di Sophienwald che ho scelto per gustarlo.

Il bouquet è fresco e complesso, ben secco e incisivo, giocato tra note mediterranee e solari che evocano i fiori d’arancio o di tiglio, la mela, la pesca bianca, un tocco di nocciola fresca e note leggere di miele d’acacia e una decisa vena minerale pietrosa, sapida, tesa, quasi “ostricosa” che rende ancora più leggera e direi leggiadra la componente aromatica.

Al gusto, al primo impatto a colpire sono le doti di larghezza e pienezza succosa di frutto, un’ampiezza cremosa e delicatamente vinosa, poi Les Monets svolta, scatta, prende la rincorsa e parte in profondità, nervoso, verticale, sinuoso, tutto bolle croccanti e delicate, una sensuale carezza, sul palato, con una persistenza infinita, una freschezza, una sapidità, un’armonia e un equilibrio da applausi.

I Rabion ne consigliano l’abbinamento a “Filet de saint-pierre rôti, purée de pommes rattes au gingembre et coriandre chou frisé farci à la dinde et aux légumes-Poêlée de pois gourmands, thon mi-cuit au miel et sésame” io, che questi piatti mai li ho provati e chissà quando mai li gusterò, vi dico solo provatelo, bevetelo in compagnia di una persona speciale che lo meriti e sognate anche voi.

E raccomandatelo, vi prego, agli storditi che osano dire, les pauvres cons, che il Meunier è solo una varietà minore…

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

Print Friendly, PDF & Email

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

Continua a leggere
Fai click per commentare
Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments

Seguimi su Facebook

SPAZIO PROMOZIONALE









I SUGGERIMENTI DI VINOCLIC


LEGGI IL MIO BLOG PERSONALE!

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
Privacy Policy

0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x