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Alta Langa Deltetto, Cocchi, Rizzi, questo o quello e non ti sbagli

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Dal metodo classico Docg piemontese bollicine di una qualità indiscutibile

Stamattina mentre finivo di scrivere del Grignolino e della Barbera d’Asti, buonissimi, dell’azienda biologica e biodinamica Maciot di Cocconato d’Asti, mi sono detto: ma come, scrivi di un produttore che si trova nello stesso paese e che hai conosciuto grazie ai tuoi amici Bava, ovvero Cocconato d’Asti, e non spendi una parola per i loro Alta Langa? Ma che razza di amico sei, starai mica diventando un po’ langhetto, ingrato e un po’ inetto, anche tu? Non sia mai!

Eccomi pertanto a scrivere anche qui di Piemonte e dei suoi vini, questa volta allegramente spumeggianti e non fermi, esaltazione delle infinite potenzialità, anche nel campo della spumantistica metodo classico (che storicamente è nata qui, mica a Trento o nelle brume, oggi diventate forni estivi, bresciane) della più grande terra da vino italiana (lo ribadisco: nessun’altra, nemmeno la Toscana, ha questo potenziale, forse l’Etna potrà avvicinarsi tra qualche decennio) e di una denominazione che il prossimo anno festeggerà i suoi primi vent’anni di storia, che è piccola di numeri, ma crescerà avendo radici ben salde in terroir vocati e potendo contare sull’attitudine, tipica dei migliori piemunteis, di fare le cose con calma, mantenendo i piedi per terra.

Voglio proporvi non solo tre cuvées (che ci posso fare, sono stati tra i primi e sono tuttora i più bravi, non sbagliano un colpo) dei Cocchi (Bava), ma a dimostrazione che in questa Docg al gianduiotto e al tajarin non ci sono pecore nere, ma ovunque peschi caschi bene (magari lo stile di Contratto e di Pecchenino non mi entusiasma, ma sono bottiglie che si lasciano bere, come quelle, di cui ho già scritto, di Fontanafredda, Enrico Serafino, Colombo, Banfi, Paolo Berutti, Tosti) anche una cuvée di due aziende che noi amanti dei vini made in Piedmont amiamo per i loro vini bianchi base Arneis e per il loro Barbaresco, ovvero Deltetto e Rizzi.

Parto dunque da Canale d’Alba, la bella località dove giorni fa ha fatto tappa il Giro d’Italia e dove si trova uno dei migliori ristoranti del Piemonte tutto, quello di Davide Palluda, chef geniale e perla culinaria del Roero, per segnalarvi, mesi fa l’avevo fatto con il suo Rosé de Noirs, l’Alta Langa Brut 2017 di Tonino Deltetto e dei suoi figli, altalanghista dal 2016, ma spumantista (base Arneis) dal 1981 e poi dal 2000 con bollicine nobili ottenute da Pinot nero e Chardonnay. Il suo Alta Langa Brut 2017 è prodotto con uve Pinot nero e Chardonnay da vigneti posti ad altitudini comprese tra i 450 e i 600 metri di altezza nel comune di Roddino e si affina 30 mesi sui lieviti. Su Tannico lo trovate in vendita a 25 euro. Colore paglierino di buona intensità e brillantezza, perlage molto fine, naso incisivo, floreale e agrumato di bella definizione e finezza, rotondo e succoso al gusto, molto equilibrato ha indubbia piacevolezza ed equilibrio e un carattere più largo che verticale.

Dal Roero ci spostiamo dall’altra parte del Tanaro, in quella Treiso che oltre ad ospitare un altro ristorante super, la Ciau del Tornavento dove opera un altro super cuoco come Maurilio Giarola, esprime Barbaresco tra i più strutturati e “baroleggianti” della denominazione.

Qui dal 1974 ha sede la cantina Rizzi fondata da quello straordinario personaggio che è Ernesto “George” Dellapiana. Azienda che conta su 44 ettari vitati, di cui ben 22 a Nebbiolo da Barbaresco e oggi i figli Jole ed Enrico oltre a solidi Barbaresco producono anche un Alta Langa Pas Dosé (io ho bevuto il 2016), cuvée composta da Chardonnay per l’85%, e da Pinot nero per 15%, da vigne poste da 270 a 430 metri di altezza in territorio di Treiso, su marne argillose-calcaree, che si affina 48 mesi sui lieviti.

Colore paglierino oro intenso e luminoso, perlage fine, naso fitto e complesso, con agrumi e fiori bianchi in evidenza, una nota leggera di miele acacia, caratterizzato da una bella ricchezza al gusto, con acidità che spinge molto giovane ha salda spalla e persistenza lunga. Su Callmewine lo trovate a 24,50 euro.

Poi arriviamo ai tre Alta Langa di Cocchi. Inutile che vi presenti ancora l’azienda, come ho fatto già anni fa, uno dei tre Bava, Giulio, è l’apprezzatissimo e saggio presidente del Consorzio della Docg spumantistica piemontese e i loro Alta Langa sono a parere unanime ai vertici di questa denominazione.

Ve ne presento tre. Partiamo dal Brut Blanc de Blancs, anzi Bianc d’Bianc 2015, Chardonnay in purezza, 4 anni sui lieviti, colore paglierino brillante, perlage finissimo, bouquet sapido, floreale, citrino, floreale, teso e diritto al gusto, molto persistente, con bellissima tessitura affilato e nervoso croccante, un Alta Langa di grande vitalità energia piacevolezza e perfetto equilibrio.  

Proseguo con il Pas Dosé 2013, 60 mesi sui lieviti, Pinot nero in purezza, colore paglierino brillante vivo, perlage fine e continuo, note di mandorla e ananas in evidenza, molto ricco al gusto, acidità importante, grande freschezza e sale, grande tensione perfetto equilibrio e piacevolezza croccante energico e nervoso.

Chiudo con quello che considero uno dei migliori Rosé metodo classico italiani, il Brut Rösa 2015, Pinot nero 100%, 36 mesi sui lieviti, colore rosa salmone splendente e luminoso, bouquet fresco e vivo, con frutti rossi e agrumi (pompelmo rosa e arance sanguinelle), croccante e ben salato, grande lunghezza freschezza e croccantezza, vivo, con coda lunga e tesa.

bty

Non ho scritto degli Alta Langa dell’altro fuoriclasse della denominazione, quel grande barolista in Serralunga d’Alba, bianchista (il suo Riesling Herzu è uno dei migliori italiani) che è Ettore (Sergio) Germano.

Ma dei suoi Alta Langa conto di scrivere presto, non appena Bacco mi riporterà, spero meno acciaccato che oggi, sulle sacre strade del Barolo…

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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