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Champagne che passione!

Champagne Grande Réserve Dehours & Fils

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  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Meunier, Chardonnay, Pinot noir
  • Giudizio: 4.5
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Una cuvée golosa dove il Meunier è protagonista

Devo fare i miei complimenti alla Dame du vin, alias Livia Riva, ovvero Atelier vini e cultura a Torino. Ogni volta che bevo uno Champagne selezionato da lei non posso che battere le sue mani alle sue doti di talent wine (anzi talent Champagne) e scrivere con entusiasmo delle sue trouvailles.

Ho cominciato 4 anni fa ad apprezzare le sue capacità, dopo aver scoperto nel corso della prima edizione di un evento che si svolge a Modena l’Extra Brut Blanc de Noirs Sous les Roses di Yann Alexandre, e puntualmente mi sono entusiasmato con l’Extra Brut Derrière le Mont Aigu di Pertois Lebrun, il Rosé Oeil de Perdrix di Ardinat-Faust e l’Extra Brut Les Monets 2016 Elemart Robion, che di recente ho definito un Meunier in purezza “grimaudiano” di inebriante bellezza.

Oggi devo battere le mani a Livia (e al suo compagno, una vecchia conoscenza in ambito A.I.S., Fabio Gallo), per un’altra cuvée dove l’amato Meunier ha un ruolo preponderante, visto che rappresenta il 65% (il resto distribuito fra Chardonnay e Pinot nero), un Brut che ha come base vini dell’annata 2017, con dégorgement del novembre 2019, e un ampio uso dei vins de réserve, (48% minimo) provenienti da una cuvée perpétuelle iniziata nel 1998 (e composta sempre con maggioranza Meunier). Il dosaggio varia in funzione della vendemmia base e del dégorgement. In questo caso è di 3,9 grammi litro.

Il vigneron, con cave a Mareuil-le-port – Cerseuil, località nella Vallée de la Marne a 15 km da Epernay, si chiama Jérôme Dehours, ha fatto studi che definisce “essenziali” presso i Lycées Viticoles di Beaune e Avize, è nipote di Ludovic Dehours, che negli anni Trenta del Novecento è stato un pioniere fra i vignerons indipendenti, mentre negli anni Settanta suo padre Robert è stato un precursore, insieme ad altri, dell’idea della riserva qualitativa, sistema adottato per preservare una parte di un’ottima vendemmia per utilizzarla in momenti di difficoltà per annate non positive.

Nel 1996 Jérôme, la sorella e il cognato Jean-Marc Laisné hanno deciso di riorganizzare il domaine di famiglia e, senza rivendicare etichette e classificazioni particolari si sono dati come obiettivo la valorizzazione dei terroirs che coltivano in modo naturale e inseguendo un disegno di eccellenza senza concessioni. Nel 1999 elaborano le prime cuvée parcellari, denominate Les Genevraux et Brisefer e oggi possono contare su 42 parcelles a Mareuil-le-Port, Œuilly e Troissy, sulla riva sinistra della Marna, il cui 65% è piantato a Meunier, con un po’ di Chardonnay e pochissimo Pinot Noir. Vigne che partono dalla cima della collina e si estendono sino alla piana della valle della Marna e di Flagot dove una ventilazione naturale rende ideale la coltivazione dell’uva.

Non fanno alcun uso di erbicidi e prodotti chimici, da metà giugno lasciano sviluppare un naturale inerbimento nelle vigne che persiste sino all’inverno successivo, sono certificati HVE3 (voie Agronomique, una certificazione che incoraggio il rispetto e lo sviluppo della bio diversità e fanno parte del gruppo Artisan du Champagne, un’associazione fondata nel 2010 che comprende 17 domaines e che organizza un Salone alla fine di aprile per fare scoprire ai professionisti francesi ed esteri la diversità dei terroir e delle espressioni della Champagne.

A proposito delle Réserves Perpétuelles inaugurate nel 2013, va detto che viene rinnovata ogni anno in proporzioni variabili dal 30 al 50% e che i vini fermentano in tonneaux da 200 a 500 litri e si affinano sui lieviti in botti di diversi formati.

Di Jérôme Dehours ho apprezzato molto la Grande Réserve, che troverete sullo scaffale tra i 40 e 45 euro, Champagne segnato, come ho detto, dalla presenza marcante del Meunier, dove i vini compiono la malolattica e si affinano da 15 a 27 mesi in bottiglia.

Uno Champagne decisamente gastronomico di forte personalità, che appare evidente già dal colore, un paglierino oro intenso, con ampia presa di spuma, buona consistenza nel bicchiere e perlage fine e continuo. Un bouquet fitto, caldo, solare, ampio, di serrata tessitura, secco ma senza aggressività, dove si colgono innumerevoli sfumature, frutta gialla (pesca noce e albicocca), accenni di lampone, nocciola e noce, cioccolato bianco e alloro e un filo di miele e fiori di tiglio.

Ampio, rotondo, succoso al gusto, carnoso, moderatamente vinoso, si allarga bene con ampiezza e consistenza, chiudendo vivo, persistente e goloso, veramente piacevole, ancora su una nota di miele d’acacia e frutta gialla.

Eccellente Champagne, che consiglio senza esitazioni.

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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