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Nasce il Prosecco di Vespa: cento motivi in più per dire “Prosecco? Manco morto”…

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Anche il “vignaiolo” abruzzese si butta sul business proseccaro

Avevo già 1200 motivi per non bere, credo lo rifiuterei anche se stessi morendo di sete (meglio morire dignitosamente che andarsene bevendo certa roba…), quella bevanda industriale, quella wine commodity che ha messo in pratica nel mondo vino la teoria della riproducibilità tecnica, che lui applicava però all’opera d’arte non certo a questo che di artistico non ha nulla, cara al filosofo tedesco Walter Benjamin, che nel mondo è conosciuta con il nome di Prosecco.

Non dico che berlo faccia male, assolutamente (di sicuro non fa male al portafoglio, visto i prezzi sempre più bassi al quale questo prodotto che dalle nobili origini nella Marca Trevigiana, sulle splendide colline sopra Conegliano e Valdobbiadene è dilagato diventando una Doc bi-regionale, veneta e anche furlana: grazie Zonin e grazie Zaia per questa “brillante pensata”…).

Ci sono milioni di persone, in Italia e nel mondo (in larghissima parte analfabeti del vino, in casa nostra gente che solitamente beve Tavernello e trova nel Prosecco un equivalente con le bollicine) che lo scelgono, catturati, ipnotizzati, tarantolati dalla sua banalità.

E anche in questo caso mi viene naturale citare un’altra filosofa tedesca, Hannah Arendt ed il suo saggio La banalità del male (che in verità era dedicato ad uno che male aveva davvero fatto, il gerarca nazista Adolf Eichmann…).

Non bevo Prosecco, lo evitano accuratamente la mia anima di innamorato di Bacco, il mio palato, che lo rifiuta (perdonatemi, io bevo Champagne o Corpinnat, in Italia Alta Langa e in qualche caso Oltrepò Pavese, i migliori Südtiroler Sekt, qualche Oltrepò Pavese e solo in casi di estrema necessità le bollicine della zona spumantistica bresciana…). La mia etica lo respinge.

Ora ho qualche motivo in più, dicevo, per tenermi alla larga, per evitare accuratamente ogni contatto (altro che mascherina, qui ci vogliono ben altre protezioni!), con il Prosecco, avendo appreso che al mondo Prosecco è approdato, grazie ai suoi consueti ammanicamenti politici, è uomo di potere, servitore di ogni padrone, pronto a blandire indifferentemente Andreotti, D’Alema, Berlusconi, Conte, Draghi (questo o quello per me pari sono…), è il giornalista più prono al potere della storia del giornalismo o quello che ne resta (visto a quale squallida cosa  è ridotto l’Ordine dei giornalisti…) italico, tale Vespa Bruno, quello che ha avuto il coraggio di chiamare la sua azienda vinicola pugliese Vespa Vignaioli. E questo senza che la Fivi, e la sua presidenza tardo democristiana, avessero nulla da eccepire.

Non contento di produrre Primitivo di Manduria al cui confronto quelli di Gianfranco Fino sono eleganti, snelli e dotati di grande bevibilità, e di aver dato vita ad uno dei vini più assurdi, stupidi, insensati della storia del vino italiano (puntualmente benedetto da quel “genio” di Zaia) ovvero il Terregiunte (un mix che sposa vino della Valpolicella e Primitivo: proprio quello che fanno regolarmente anche notissimi produttori di Amarone della Valpolicella che puntualmente vengono premiati con i famigerati “tre bicchieri”), cosa si è inventato il tenutario di quel salotto tv che con supremo sprezzo del ridicolo viene definito “la terza camera dello Stato” italiano?

Semplice, ha deciso di creare il suo Prosechin, mediante un accordo con l’azienda Villa Sandi proprietà di Giancarlo Moretti Polegato. Non fate caso alle parole di circostanza, prive di qualsivoglia senso compiuto e logica, pronunciate (forse avevano bevuto troppo Prosecco prima di parlare) nell’occasione, annunciando che l’accordo prevede che “l’azienda della famiglia Moretti Polegato si prenderà cura dell’intera filiera, dalla vigna all’imbottigliamento”.

Un accordo che “mette le radici nel solido rapporto che unisce da anni la mia famiglia a Bruno Vespa, sulla base della profonda passione condivisa che nutriamo per il vino e dell’esperienza comune come produttori. Ci siamo incontrati spesso a Cortina d’Ampezzo, dove Villa Sandi ha una bottega del vino con tutti i nostri prodotti, e che è stata la cornice di questo accordo. La partnership rappresenta un riconoscimento di valore per Villa Sandi, per il Valdobbiadene Superiore Docg e per il suo territorio eletto a Patrimonio Unesco”.

Loro dichiarano che il giornalista abruzzese sarebbe stato “conquistato dalle bollicine più famose al mondo e dalla qualità espressa da Villa Sandi, riconosciuta dai numerosi premi in Italia e all’estero” e che ha individuato “nel Valdobbiadene Superiore Docg brut i caratteri più rappresentativi del territorio che desidera trasmettere nel suo vino”. E come conseguenza ha scelto “di affidare a Villa Sandi anche la produzione del Prosecco Doc rosé, tipologia da sempre promossa e sostenuta da Giancarlo Moretti Polegato”, la verità è che Vespa al Prosecco è approdato, come tutti, non per la poesia, ma catturato dalla prospettiva di fare schei.

Le bollicine veneto-furlane incredibilmente (ma io una spiegazione, non di carattere puramente economico, ma psicologico l’avrei, ve la lascio immaginare, spiegazione ancora più fondata in tempi di deliri da coronavirus che fanno emergere nelle persone pulsioni strane e istinti primordiali) tirano e quindi perché non salire sul carro dei vincitori e cercare di mungere la vacca Prosecco prima che a furia di strizzarne le mammelle non stravacchi al suolo?

Nella vicenda, già comica, si inserisce un aspetto di ulteriore comicità, ovvero la diffida che la Piaggio, produttrice dal 1946 del celebre ciclomotore noto al mondo come Vespa, avrebbe fatto a Vespa Bruno, diffidandolo dal chiamare, presentare, promuovere come Vespa i propri vini. Quelli prodotti in Puglia e ora il suo Prosecco.

Diffida ricordata dallo stesso conduttore televisivo, “Vespa dice che il rosso che produce in Puglia lo voleva chiamare semplicemente Vespa, ma è arrivata una diffida dalla Piaggio e ha cambiato idea, chiamandolo “Il Bruno dei Vespa”, e di cui troviamo traccia online.

Impedire ad una persona che di cognome fa Vespa di chiamare con il proprio cognome i propri vini è dimostrazione di solenne stupidità e arroganza pari a quella della mega azienda californiana Gallo che ha di fatto impedito al Consorzio del Chianti Classico di usare la storica dizione Chianti del Gallo nero sul mercato americano e a due ottimi produttori friulani, che di cognome fanno Gallo, Masut da rive e Vie di Romans, di vendere negli States riportando in etichetta il proprio cognome.

E se dovessi ricorrere ad un dipinto per esemplificare lo zeigeist penso immediatamente alla meravigliosa Nave dei folli di Hieronymus Bosch che si può ammirare al Louvre, e come livre du chevet consiglierei Das Narrenschift dell’umanista alsaziano Sebastian Brant. Mala tempora currunt e il successo del Prosecco ne è la conferma…

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it e il mio nuovo canale You Tube https://www.youtube.com/channel/UCVXjB6pMu52N9Z3AZbgSEaA

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Armando
Armando
22/05/2021 14:45

Differenziare il giudizio organolettico da quello economico, sul prosecco, sarebbe a mio parere serio.
Vino tendenzialmente mediocre, ma che vende e da lavoro e soldi.
E se il mercato lo chiede, io imprenditore (ipotetico, non lo sono), perché mai non dovrei produrlo?
In ogni settore ci sono prodotti top quality e mediocri. Venduti a prezzi diversi. Ed è giusto cosi. Non c e necessità di sputare sui secondi

Armando
Armando
22/05/2021 16:31
Reply to  Franco Ziliani

Ormai è impossibile tentare di fare un ragionamento serio con lei.
Non sono solo i barolo boys a invecchiare male. Peccato

Armando
Armando
22/05/2021 18:10
Reply to  Franco Ziliani

Mavaffanculo ziliani. Se uno non la pensa come lei è a libro paga di qualcuno. Io vendo pneumatici. Veda lei . Vecchio arrogante presuntuoso.

luca
luca
22/05/2021 19:28

Vivo, sarebbe meglio dire vegeto, dalla parte opposta del sulfureo Ziliani, ma di questo articolo sul Prosecco del pessimo Vespa che dire se non grazie di esistere

Laura
Laura
22/05/2021 19:30

Armando ha fatto un commento sensato e educato. Più o meno condivisibile
Lei gli ha dato del venduto . Lei per una cosa del genere ha minacciato di portare qualcuno in tribunale. E si sorprende che le si risponde in modo offensivo? Per me ha ragione Armando al 100%

Chalton
Chalton
23/05/2021 08:36
Reply to  Franco Ziliani

Anche io ho pensato che Laura sia in effetti DB. Vuoi vedere che ha cambiato sesso il damerino super degustatore del c@@@o, capace di recensire 170 vini in 4 ore .
Una vergogna vedere tra i seri professionisti del settore, un figuro del genere.

Bepi
Bepi
23/05/2021 09:49

Buongiorno Franco. Se la Piaggio come scrivi avrebbe diffidato il giornalista Bruno, come mai ha lasciato fare a Joe Bastianich che in Friuli produce un Vespa Bianco e un Vespa Rosso? Forse val la pena approfondire…

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