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Degustazioni

Trento Doc Brut millesimato Altilia 2015

Pubblicato

il

  • Denominazione: Trento Doc
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Chardonnay
  • Giudizio: 5
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Bollicine trentine non solo tecnicamente impeccabili ma in grado di emozionare

Per le notizie sull’azienda, che ha sede nel comune di Predaia e che si chiama LeVide, vi rimando, visto che è storia recente, al mio articolo di due mesi orsono relativo all’Extra Brut sempre 2015.

Per oggi mi basta dirvi che se avevo già avuto eccellenti impressioni e pensato che lo scenario del Trento Doc, la denominazione bollicinara metodo classico della terra del Marzemino, del Teroldego e della Nosiola si fosse arricchito di un nuovo protagonista, oggi questo convincimento si è rafforzato. Se una cuvée ben riuscita può rappresentare un caso fortuito, quando le cuvée sono due io credo che possano già costituire il segno di una capacità di fare, di un savoir faire, di uno stile.

Come annotavo, di certo questi piccoli produttori non intaccheranno di certo lo strapotere dei dominus della denominazione, la Ferrari, la Cavit, Cesarini Sforza, Rotari, che in termini numerici costituiscono il corpus forte della denominazione, ma è innegabile che rappresentino la ciliegina sulla torta, gli aspetti più interessanti di una denominazione che spesso lascia un po’ perplessi perché alla perfezione tecnica, indiscutibile, delle cuvée (e bella forza, con i terroir di cui dispongono, la possibilità, che nella zona spumantistica bresciana si sognano, di salire con le vigne fino ad 800 metri di altezza e più, le capacità tecniche di enologi formatisi alla scuola enologica di San Michele Adige) non sempre si accompagnano doti di espressività e capacità di emozionare dei vini.

Che sono piacevoli ma un po’ freddi come certe donne  bellissime e algide, alle quale sorridere un po’ di più e prendersi meno sul serio, ragionare un po’ più con il cuore con il cervello, l’intelligenza notevole di cui sono dotate, farebbe solo bene…

Il deus ex machina di questi Trento Doc che mi hanno convinto senza se né ma, è un enologo di grande esperienza che si chiama Massimo Azzolini, che è stato per 16 anni direttore di Madonna delle Vittorie ad Arco, ha operato per 10 anni in Franciacorta, dove oggi cura i vini di una persona perbene come Gian Mario Bariselli, alias I Barisei, ha consulenza a Gavi alla Mesma, ed in Trentino da anni si diletta a fare cose non convenzionali.

Un tipo che ha la fortuna di essere cugino di una persona speciale (cui voglio un gran bene) come l’ottimo Giuseppe Tognotti, che anni fa ha creato il miracolo di Maso Michei, poi venduto a Martin Foradori aka Hofstätter, e aveva creato una realtà produttiva speciale, da cui sono arrivate alcune delle più entusiasmanti bollicine metodo classico trentine e italiane che abbia mai bevuto. Azzolini, come ricordavo nel precedente articolo, da tempo voleva farsi un suo metodo classico, avendo un figlio viticoltore innamorato della vigna che ha studiato a San Michele e ha piantato 3 ettari di vigna a Ronchi di Ala proprio vicino a Maso Michei, di cui una parte dedicato a basi spumante.

Il suo progetto per il momento si è concretizzato in Trento Doc Extra Brut, Rosé e Brut millesimato tramite la collaborazione con la Degli Azzoni Wines, società che ha una lunga tradizione di investimenti diversificati sul territorio nazionale, e ha voluto includere nei suoi orizzonti il Trentino, terra dalla spiccatissima e storica vocazione vitivinicola, una collaborazione che ha dato vita al progetto AltiliA, che vuole richiamare sia le alte cime che sorgono nei luoghi dove lo spumante nasce, sia la qualità che si propone di raggiungere.

Da vigne, 7-8 ettari tra trentino sud e nord, a Nord collina di Trento, a sud zona Ala in prossimità dei vigneti della Cadalora, ecco questo Chardonnay in purezza, affinato da 24 a 30 mesi sui lieviti, che non ha fatto malolattica e non ha toccato legno, sboccatura 2019, dosaggio 6,3 grammi litro, che mi ha  nuovamente convinto perché accanto alla freschezza dello Chardonnay di alta collina e montagna trentina ha mostrato un’ampiezza, una struttura, una pienezza che non è facile trovare nei Trento Doc.

La prima sorpresa è stata la presa di spuma, intensa come la trovo di solito solo in grandi Champagne (guardate le foto) e i riscontri positivi sono poi continuati con il colore del vino, un paglierino oro intenso, il perlage finissimo, continuo, zigzagante nel bicchiere (accidenti questa volta era un Sophienwald non quello prodotto da Italesse e inventato da Luca Bini da Isera, conducator della splendida Casa del vino della Vallagarina) e con il bouquet.

Mi piacerebbe farvelo sentire, e non a parole, questo naso fitto, complesso, vivo, elegante e montano, con variegate sfumature di mela, fiori bianchi, pesca noce, nocciola fresca, crosta di pane, meringa, sale, miele d’acacia, a comporre un insieme fresco e fragrante, la leggerezza aerea dello Chardonnay che c’è in Trentino, in Alto Adige e non, ahimè, a Erbusco, Adro, Borgonato di Cortefranca.

E poi la pienezza calibrata del gusto, sapido, largo in bocca, eppure profondo e verticale, il gioco croccante e divertente delle bollicine sul palato, l’energia, il giusto nervo acido che non punge ma elettrizza e vivacizza il sorso, la persistenza lunga, la bella armonia di tutti gli aspetti, il calibrato dosaggio, è un Brut ma sembra quasi un Extra Brut, degli zuccheri.

Se cercate un Trento Doc che vi emozioni e vi coinvolga, beh, questo fa proprio al caso vostro, credetemi…

E non dimenticate di visitare anche:

Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it. E il nuovo canale Youtube https://www.youtube.com/watch?v=MltATjzDhAs

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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oreste
oreste
25/05/2021 15:19

Buongiorno Franco
cosa mi consiglierebbe tra brut e extra-brut, per farsi una buona idea del produttore, tenendo conto che sono abituato a bere champagne(tendenzialmente secchi) e evitare spumanti italiani?
Grazie!

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