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Quando descrivere un vino non è più degustazione ma puro onanismo

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“Al naso come un fuoco d’artificio che nell’esplodere manda nel cielo una miriade di luci”

Da cultore della letteratura, da lettore appassionato dei surrealisti francesi, del poema patafisico Ubu roi di Alfred Jarry, delle opere dei futuristi, rivendico, con le parole immortali di Aldo Palazzeschi “e lasciatemi divertire!”, la libertà di scrittura.

Libertà e creatività, immaginazione e fantasia al potere, urlavano nel 68 parigino, (il migliore, quello autentico, da noi è subito diventata una parodia controllata dai criminali dell’ultrasinistra comunista, dai katanga di Lotta continua esecutori del Commissario Calabresi e del giovane missino Sergio Ramelli) e figuriamoci pertanto se sono qui a formalizzarmi se nello scrivere, ed in quella particolare forma di scrittura che è la descrizione organolettica di un vino, qualcuno, in preda a voli pindarici, si lascia andare e dà libero corso all’inventiva.

Est modus in rebus però, altrimenti si finisce con il maroneggiare (parlo del Maroni Luca, quello del vino frutto che gli ha fruttato guadagni da parte di produttori storditi, anche nomi noti, complici dei suoi magheggi per anni), con il lucagardinismo (che magari per essere più creativo nelle descrizioni si aiuta mangiando miele)., altrimenti si scade non nel paroliberismo, ma nel delirio, nell’allucinazione pure. Senza manco essere degli Arthur Rimbaud purtroppo, o dei Baudelaire…

Questa deriva è quanto è capitata ad un maturo Signore toscano, che credo nella vita eserciti una libera professione ma che spesso, mi è capitato di assistere a sue performance dal vivo e vi assicuro che servivano dosi di Linidor per contenere le perdite urinarie che l’ascolto delle sue trovate provocava, il quale su una rivista, alla quale non vedo il motivo di fare pubblicità, nella rubrica dove abbina ad un piatto gustato in un ristorante un vino, ovviamente i locali ed i vini sono stellati, perché noblesse oblige, ha abbinato ad un piatto dove venivano messe insieme cassouela e ostriche (già questo meriterebbe l’arresto) un noto Rosé metodo classico di una nota azienda spumantistica molto mediatica.

Riporto pari pari la prosa del novello dannunziano: “Veste color rosa antico chiaro, con bollicine finissime e abbastanza numerose. Al naso come un fuoco d’artificio che nell’esplodere manda nel cielo una miriade di luci che nel bicchiere sono espressioni olfattive di tabacco biondo della Virginia, acqua di mare (quella pulita che è un mix di melone bianco e polpa bianca vicina alla buccia interna dell’anguria), resina di pino, erbe di montagna, radice di rabarbaro, confettura di arancia amara, caramella dura di orzo, elicriso (pianta dal profumo di liquirizia), cipresso e lampone macerato.

Seguono altre sensazioni olfattive di fragolina di bosco, crema di zabaione, rosa canina, tamarindo, silex (pietra focaia), sella di cuoio, pepe bianco, colla coccoina (latte di cocco e mandorla), per terminare con sentori del guscio duro della mandorla. Esame olfattivo interminabile ed entusiasmante. All’assaggio le bollicine sono fini e carezzevoli e il sapore ricorda il bitter e il lampone macerato. Vino riccamente sapido, minerale, con corpo medio e gustativamente ben equilibrato. Sapidità e freschezza dominano, senza alcun ripensamento, la massa alcoolica. I tannini sono larghi, delicati e setosi. Lunga è la sua persistenza aromatica intensa con finale di pompelmo rosa”.

A parte il fatto che vedrei bene un duetto tra codesto poeta e la cosiddetta esperta che trovava tracce di linoleum nei vecchi Bourgogne bianchi, chissà che fuochi d’artificio, mi spiegate voi come faccia l’immaginifico a trovare “tannini larghi delicati e setosi” in un Rosé metodo classico, in quale mare il tipo abbia trovato un’acqua che abbia quelle caratteristiche olfattive, e poi sentori di sella di cuoio, elicriso, colla coccoina?

Vanno bene la creatività, la fantasia, l’immaginazione, la libertà nella descrizione di un vino ma a questo punto non chiamatele più schede di degustazione, chiamatele seghe mentali, onanismi applicati al vino…

E non dimenticate di visitare anche:

Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ E il nuovo canale Youtube https://www.youtube.com/watch?v=MltATjzDhAs

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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